Toyota e l'auto a idrogeno: una campagna contro i più scettici

Per la Mirai uno spot che prende il letame (delle vacche e delle critiche) e lo trasforma in energia.


Mirai significa futuro

Recentemente Toyota ha messo in commercio la sua prima auto di serie alimentata a idrogeno, la Mirai (in giapponese, “futuro”), una berlina FCV (Fuel Cell Vehicle, “veicolo a celle a combustibile”). Il prossimo ottobre la casa giapponese prevede d’introdurre la Mirai in California, senza dubbio lo stato americano più sensibile e attento alle problematiche ambientali.

I creativi di Droga5 – l’agenzia newyorkese assunta per il lancio – hanno deciso di partire dalle basi (l’idrogeno è dappertutto, dall’acqua alle piante) in una campagna pubblicitaria significativamente chiamata “Fueled by Everything“. Ricordate una scena di Ritorno al Futuro, quando Doc ha bisogno di carburante per la sua macchina del tempo e finisce per usare la spazzatura di Marty? Ecco, il senso è quello.

Lo spot

Il primo spot, con un perfetto sottofondo country, prende di mira i pregiudizi (“è un sogno impossibile”, ad esempio) e li rovescia ironicamente. Gli scettici etichettano come “stronzata” il carburante a idrogeno? Bene, quale modo migliore di rispondere all’attacco se non quello di stare al gioco, prendendolo alla lettera (bullshit vuol dire sia “stronzata” che “merda di toro”)?

La regia è affidata a Morgan Spurlock, autore del documentario Super Size Me. Il filmato, intitolato “Fueled by Bullsh*t”, mostra un ingegnere meccanico e un produttore lattiero che partendo dal concime arrivano ad alimentare la Toyota Mirai. E sì, l’idrogeno non farà comunque puzza.

Tutto si trasforma

L’ingegnere chiede al produttore di latte che cosa vede nei mucchi di letame che ha di fronte e la risposta è “letame”. Al che ribatte: “io vedo un’enorme quantità di energia” e spiega cosa intende fare. L’allevatore, pur interdetto (“sembra una follia”, commenta, echeggiando lo scetticismo dei detrattori), dà l’ok.

Una volta raccolto, il letame va sottoposto ad una particolare fermentazione, nota come digestione anaerobica, al fine di produrre del biogas. Questo viene purificato e il metano che se ne ottiene passa attraverso un processo di gassificazione in cui si utilizza acqua. Il risultato è la conversione in idrogeno e anidride carbonica (la quale non rappresenta un problema perché, generatasi in un sistema chiuso, può essere controllata).

A voler essere precisi, l’idrogeno non è una fonte di energia (come il petrolio) ma un vettore, cioè un mezzo che trasporta l’energia immagazzinata. La sua molecola può essere ottenuta in due modi: tramite gassificazione (il caso dello spot) o elettrolisi. E qui mi fermo: le mie conoscenze in chimica risalgono ai rudimenti da liceo e, purtroppo, non ho avuto Walter White come insegnante.

Pro e contro

Il sistema a idrogeno assicura emissioni nulle in fase di utilizzo – un’auto così alimentata scarica solo vapore acqueo – e non condivide i problemi di autonomia e i lunghi tempi di ricarica delle vetture elettriche. Inoltre, i modelli oggi in vendita presentano prestazioni simili a quelle di macchine comuni.

Ma c’è un ma, anzi più di uno: il costo delle tecnologie impiegate è tuttora molto alto eper la distribuzione del gas, le infrastrutture necessarie sono quasi assenti. “Vincere la materia è comprenderla”, scriveva il chimico e scrittore Primo Levi ne Il sistema periodico. E l’impressione è che ci serva ancora del tempo.

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?