L'università? Te la paga Starbucks

Sei un dipendente Starbucks e vorresti laurearti ma non ne hai la possibilità? Ora ci pensa l??azienda!


Accedere all’Università e avere la possibilità di frequentarla è un diritto di tutti, almeno così deve aver pensato la catena di caffè più conosciuta al mondo, Starbucks.

Attualmente è presente in ben 58 Paesi, nel 2012 contava più di 19.435 caffetterie in tutto il mondo, di cui 12.781 nella madrepatria.

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Nata dall’idea di Jerry Baldwin, Zev Siegel e Gordon Bowker, la svolta arriva da Howard Schultz che, dopo un viaggio a Milano, decise di portare in America l’autenticità della caffetteria italiana.

Nonostante il progetto prenda ispirazione dai bar italiani lo stesso amministratore delegato Howard Schultz riconosce che questo tipo di somministrazione di caffé in Italia non funzionerebbe, dal momento che “agli italiani non piacciono le tazze di plastica, poiché non considerano neanche la possibilità di prendere il caffè fuori dal bar, bevendolo mentre camminano o guidano”.

Starbucks e un investimento da 250 milioni di dollari


250 milioni di dollari sono pronti per essere investiti dalla nota catena di caffetterie nell’Università dell’Arizona, che presenta uno dei più ricchi programmi di corsi online, seguiti ad oggi da 11mila studenti.

Questa iniziativa non prevede nessun tipo di restrizione tanto meno vincoli di età e di anzianità lavorativa. A dire il vero questa proposta è solo un ampliamento di un progetto avviato precedentemente che prevedeva una copertura delle lezioni universitarie limitatamente ai dipendenti junior e senior , ora invece, chiunque compreso un neo assunto o un lavoratore part- time ha il diritto di chiedere il sostegno agli studi universitari.

I lavoratori saranno liberi di frequentare i corsi che preferiscono e che mettono in risalto le loro attitudini e passioni e, una volta laureati, potranno lasciare Starbucks senza alcun tipo di problema.

La visione positiva di Howard Schultz non fa che confermare che investire sui giovani non è un investimento a perdere: “Anche se al raggiungimento della laurea i nostri dipendenti decidessero di andarsene, penso che i vantaggi sarebbero comunque decisivi. Maggior disponibilità sul luogo di lavoro, maggior soddisfazione, aumento della produttività. Alla fine i migliori probabilmente decideranno di restare”.

Ribadisce inoltre la volontà di valorizzare il marchio, la reputazione e il business, ha spiegato l’AD della società in un’intervista al New York Times.

Il progetto rappresenta una strategia che cerca di creare e mantenere il benessere economico dei lavoratori. Soddisfare in primis i lavoratori all’interno di un’organizzazione basata sul customer-facing come Starbucks ,è l’obiettivo principale dal momento che questo benessere inevitabilmente si rifletterà sui clienti.

Il welfare della società di Seattle

 

Starbucks è già noto ai più per essere l’azienda che provvede all’assicurazione sanitaria per tutti i dipendenti, compresi quelli part-time, che prevede stock option per i lavoratori ed ora provvederà agli anche agli studi universitari.

D’altronde Howard Schultz proviene della classe operaia e fin dall’inizio della sua carriera si era ripromesso che, se mai fosse stato in grado di fare la differenza nella vita delle persone che lavoravano per lui, lo avrebbe fatto.

Per concludere con le parole di Harper “With the right skills and training, Starbucks believes Opportunity Youth represent a huge, untapped talent pool for American businesses, and through employment and access to higher education, hopes to help create a sustainable future for these young Americans.”

Scritto da

Annalisa Mancini

Laureata in Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità, con tesi di laurea in Psicologia della formazione, "La formazione manageriale attraverso il cinema" ... continua

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