Vitasnella: perché tutti parlano della campagna The Perfect Woman?

Saatchi&Saatchi dietro alla campagna più chiacchierata del momento

Tutti noi siamo abituati a giudicare chi incontriamo quotidianamente in treno, in coda alla posta o per strada. Scagli la prima pietra chi è innocente e non ha mai fatto un commento acido di fronte a leggings troppo stretti. E se una donna normale venisse messa davanti ad un proiettore accecante e poteste modellarla come una bambolina di plastilina, come la rendereste più bella? Perfetta?

Questo è quello che è successo a Fabiola, modella curvy che, per Vitasnella, si è messa a nudo nella sua imperfezione e si è prestata a commenti, critiche e aggiustamenti virtuali effettuati attraverso un mapping 3D alla sua figura, da perfetti sconosciuti.

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Uno scenario tecnologico non indifferente per realizzare una simulazione di questo tipo: due mesi di lavoro sul mapping del corpo di Fabiola, di realizzazione della app in grado di interagire con il proiettore ad alta definizione in tempo reale, di studio di luci e ombre in grado di tirar fuori forme altrimenti inesistenti e poter plasmare la ragazza quasi fosse una tavolozza color carne, fatta di carne.

Troppo grassa ma con un seno troppo piccolo, allarghiamo di qua, stringiamo di là, labbra più carnose, zigomi più sporgenti, l’ennesima caricatura di mille altre rimodellate tutte a immagine e somiglianza. Ma dov’è finita quella donna?

Otto persone diverse, con otto formazioni diverse, con otto stili di vita diversi chiamate a raccontare quale sia la loro idea di bellezza e perfezione attraverso il corpo di Fabiola. Un’ex modella, non può che vederla troppo grassa, un personal trainer poco definita e soda; tutto questo a sottolineare come i modelli che ci circondano nella quotidianità possano modificare i nostri canoni estetici, la nostra percezione.

Una variabile era costante, però, per tutti: l’incapacità di fermarsi, il non esser mai soddisfatti del risultato e il continuo voler ritoccare. Artificio sull’artificio, rischiando di sfiorare il grottesco.

Una volta raggiunta la perfezione anche per lei, per la ragazza davanti al proiettore, secondo gli otto chiamati a giocare con il suo corpo, ecco il colpo di scena: un sorso d’acqua e viene spazzato via quanto appena creato per tornare alla figura originale.Il messaggio è semplice: Non lasciare che nessuno ti dica come devi essere, #MeStessaAlMeglio.

Il progetto a cura dell’agenzia di comunicazione Saatchi&Saatchi è stato realizzato da un team creativo tutto maschile, che ha dovuto giocare, immedesimarsi, confrontarsi con le donne della sua vita per poter capire davvero come ci sentiamo quando siamo vittime di critiche feroci.

“Questo è un progetto particolare perché non solo parla alle donne, ma affronta un problema più generale di opinione pubblica: come sono viste le donne nella nostra società. Avere un team creativo composto da soli uomini non è stata una scelta, ma semplicemente un caso. Ma, lavorando in pubblicità, siamo abituati all’immedesimazione. E in fondo nel nostro lavoro, c’è sempre un metodo.

Tutto parte analizzando quello che ci sta intorno, parliamo con le persone, cerchiamo di capire cosa pensano o quali siano gli argomenti a cui sono più sensibili. Abbiamo coinvolto le nostre compagne, amiche, colleghe. E da lì abbiamo trovato gli insight necessari per dare vita a un progetto come The Perfect Woman .” Spiega il Team creativo di Saatchi&Saatchi.

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“Siamo continuamente sottoposti a stereotipi . Basta sfogliare i giornali, guardare la televisione o anche semplicemente la pubblicità. Tutti sembrano imporre la stessa idea di bellezza alle donne. E questo le spinge a cercare di raggiungere un canone di perfezione che non esiste. Anche a costo di ricorrere a metodi estremi, come la chirurgia plastica.” ci spiega il Team creativo di Saatchi&Saatchi

Una nuova campagna di sensibilizzazione contro gli stereotipi che va a mettersi in coda a quelle degli anni passati di altri marchi, primo su tutti Dove, ambasciatore della bellezza autentica, questa volta, però, con benessere come sinonimo.

Un bel passo avanti rispetto agli spot degli anni precedenti, più incentrati sulle caratteristiche del prodotto, sulle sue proprietà benefiche e sulla promozione di uno stile di vita sano, decisamente più allegre e colorate per privilegiare oggi, invece, la bellezza dell’autenticità.

“Le marche devono imparare ad evolversi e ad avvicinarsi alle persone.  Specialmente se parliamo di progetti destinati alla rete. Se vuoi fare qualcosa online devi trattare temi che interessano realmente.”, ci racconta Alessandro Orlandi, Creative Director di Saatchi&Saatchi.

La reazione del pubblico

Sul web le reazioni non si sono fatte attendere e su Twitter, YouTube e Facebook è partita la caccia alla “donna perfetta”, o almeno alla sua idea. Like e condivisioni non si fanno attendere, così come non mancano i commenti negativi, c’è chi dice:

“Guardando questo video mi sento più brutta di prima”

o ancora

“Ho iniziato a vedere il video ed ero speranzosa. Ora ho smesso di vederlo, e mi sento bassa, sgraziata e con i fianchi larghi. Grazie Vitasnella per farmi rimbombare in testa messaggi di critica inventati, facendo passare tutto lo spot per qualcosa a favore delle donne ed innovativo. Chi lo ha sviluppato non aveva argomenti veri per rispondere alle critiche, mi dispiace dirlo. E se li aveva non li ha espressi”

e, infine, c’è anche chi sottolinea una contraddizione di messaggi:

“Ma siete la stessa azienda che fino a un minuto facevate l’acqua che elimina l’acqua, con spot pieno di ragazze magre che entravano perfettamente nei vestiti?  Cioè siete “vita” “snella”? Siete la stessa Vitasnella?”.

Insomma, non tutti hanno apprezzato o capito il tentativo di Vitasnella di dire alle donne che sono belle così come sono: c’è  forse un po’ di confusione tra i concetti di bellezza, forma fisica e benessere. Di sicuro, però, la cosa non è di certo passata inosservata agli occhi vigili del pubblico web che  ha subito detto la sua sollevando un gran polverone, polverone che, tra l’altro, è gestito dal Social Media Manager del gruppo con una prontezza invidiabile.

La risposta di Saatchi&Saatchi

Alessandro Orlandi commenta così:

“So che online si è aperto un dibattito. E non posso che esserne felice. Vuol dire che abbiamo toccato un argomento molto sensibile . E lo abbiamo fatto con coraggio, realizzando un progetto a tratti claustrofobico. Una metafora di quello che le donne subiscono in maniera più o meno indiretta giorno dopo giorno, con un epilogo che definisce in modo chiaro la bellezza come qualcosa di soggettivo e parte fondamentale dell’identità di ogni donna. Ad una prima analisi qualcuno potrebbe pensare che il progetto non stia funzionando o che non stia raggiungendo i risultati o gli effetti sperati. Ma non sono d’accordo. Dati alla mano, è vero che tra i 1.000 commenti generati dalla discussione su Facebook ce ne sono stati di non positivi, ma se guardiamo i numeri del progetto nella sua totalità, ci accorgeremo che sono molte di più le persone che lo hanno gradito. E lo dimostrano gli oltre 40.000 like e le 20.000 condivisioni . Oltre alle visualizzazioni che ad oggi sono quasi 2 milioni e mezzo. In conclusione, siamo molto contenti che il messaggio abbia generato un dibattito perché è quello che abbiamo cercato fin da subito, già con la scelta del titolo The Perfect Woman. Sono sicuro che tutte le persone arrivate in fondo al video hanno sicuramente compreso la nostra provocazione e il nostro messaggio.”

Il messaggio di Fabiola, il volto dello spot

Credo che il sorriso sia l’accessorio più bello che una donna possa indossare, diceva Audrey Hepburn e ce lo conferma la protagonista del video nell’immagine con cui questo viene chiuso: è così radiosa che non sembra nemmeno la stessa persona manipolata durante l’esperimento, è quasi irriconoscibile a dimostrazione che alle volte la bellezza è più un’attitudine che un dato di fatto.

Lasciamo chiudere a Fabiola questo articolo con la sua storia e il suo messaggioa tutti, donne e uomini:

“Ho avuto delle esperienze, lavorative e non, in cui il mio corpo è stato oggetto di critiche spesso negative. Troppo grassa, gambe troppo muscolose, cosce “manze”… Ne ho sentite di tutti i colori. A 15 anni la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato sentirmi dire ” tutti quei muscoletti alle gambe non vanno bene”… Da lì il disastro… Il mio pensiero fisso è stato “devo essere magra come…”. Grazie alla mia famiglia sono uscita dal brutto tunnel in cui stavo entrando (anoressia, amenorrea e così via). (…) Lasciamo che la gente parli, le parole vanno e vengono, ci sarà sempre qualcuno che ha da ridire. (…) Io direi: stiamo bene, sentiamoci bene con noi stessi, bassi, alti, robusti, “snelli”… che importa! Non priviamoci dei piaceri della vita solo per essere come qualcuno. Stiamo al meglio con noi stessi e se a qualcuno non sta bene… Problemi loro, noi siamo belli perché tutti diversi.
Alle donne soprattutto direi di non imitare i modelli che ci vengono proposti, spesso non sono come sembrano. Non torturiamoci, la vita è già complicata così come è, viviamola con gusto e a testa alta, tutti fieri di ciò che abbiamo, kg in più, kg in meno.”

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