Fare startup nella Capitale: i consigli dal TIM WCAP di Roma [INTERVISTA]

Luca Bertone, responsabile del TIM WCAP di Roma, ci parla delle opportunità di business che ci sono a Roma e di come un acceleratore possa fare la differenza

Luca Bertone

Dopo aver conosciuto la responsabile del TIM #WCAP di Milano, ora tocca a Roma e a Luca Bertone, responsabile della sede di Roma, chiudere il cerchio delle Ninja Social Factory, i percorsi Learning by Doing collegati al Master Online in Social Media Marketing che saranno ospitati all’interno degli acceleratori TIM #WCAP.

Com’è lanciare una startup da Roma?

L’ambiente romano è particolarmente stimolante per una startup. Roma è sede di numerose e importanti università, di istituti a carattere tecnologico che insieme ad altre realtà favoriscono concretamente un ecosistema nel quale è tangibile la possibilità di creare impresa.

Inoltre, grazie alle strutture messe a disposizione da Telecom Italia, il TIM #Wcap Accelerator di Roma sta diventando uno dei punti di riferimento del panorama dell’innovazione della capitale.

Naturalmente, il presente non è perfetto e questa non è la città d’utopia. Le startup hanno quindi a disposizione una grande città da migliorare, terreno ideale per lo sviluppo di progetti legati agli ambiti smartcity, green solutions, automotive. Si pensi, solo per fare un esempio, alle potenzialità che offre un sistema di trasporti pubblici che non è certo un modello di efficienza ma che muove quasi un miliardo di persone l’anno. Da questo punto di vista, Roma è un’opportunità e una sfida per chi vuole fare imprenditoria d’innovazione nel nostro Paese.

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Cosa caratterizza questa città rispetto ad altre in Italia in termini di innovazione e imprenditoria?

Come dice il grande scrittore Alberto Arbasino, se si può, è meglio risiedere nella capitale dello Stato in cui si vive. E’ una battuta, ma Roma è certamente un’enorme area metropolitana che ospita le più importanti istituzioni pubbliche nazionali, le sedi diplomatiche, musei e gallerie di rilevanza mondiale (le startup stanno scoprendo anche l’arte), istituti e accademie culturali internazionali.

Non da ultimo, Roma è anche sede di altre importanti realtà dell’innovazione che spingono ad alzare sempre il livello e a fare sempre meglio. Infine, ciò favorisce il frequente interscambio di esperienze e conoscenze che sono fondamentali per la crescita di un ecosistema veramente produttivo.

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Quali sono i plus del lavorare in un acceleratore?

TIM #Wcap Accelerator è prima di tutto un luogo in cui s’impara. Con metodi nuovi e sempre diversi, con modalità formali e più spesso informali, attraverso incontri con personalità dell’ecosistema, qui s’impara a fare impresa. Inoltre, non ci sono limiti: chi vive l’acceleratore entra in contatto con tutti i processi del fare impresa, ha uno sguardo sull’intera filiera. Gli startupper fanno un’esperienza che per ricchezza e intensità delle relazioni, per qualità e capacità di lavoro, non è semplice replicare altrove.

La frequentazione aperta non solo alle realtà imprenditoriali, ai neolaureati e ai giovani appassionati di tecnologia, ma anche alle istituzioni pubbliche e private, nazionali e internazionali, fa di TIM #Wcap Accelerator uno straordinario laboratorio dinamico, multiforme, sempre rinnovato. A ogni Call for Ideas, l’ambiente cambia. Immagina che ogni anno arrivano almeno 40 nuovi team di startup che significa centinaia di ragazzi, di innovatori di grande valore che vivono gli spazi dell’acceleratorie con determinazione, creatività e voglia di fare.

Quali sono i principali errori che una startup fa sui social media?

Per lanciare una startup e organizzarne coerentemente la comunicazione, servono prima di tutto una buona strategia e un buon piano editoriale. Accade spesso, per esempio, che una startup avvii una propria pagina Facebook e un account Twitter abbandonandoli poco dopo. Ecco, non c’è nulla di più deleterio della sciatteria rappresentata da un account “aggiornato” l’ultima volta un anno fa. Un potenziale cliente che si trova di fronte a fenomeni del genere li classifica come mancanza di accuratezza e quindi mancanza di affidabilità.

Se una startup ha il prodotto giusto e un team affiatato, raccontarne la storia sui social media e coinvolgere il pubblico dovrebbe risultare naturale (o comunque costituisce già un buon punto di partenza). Anche qui la parola chiave è concretezza. Dopo di che, bisogna scegliere i social network giusti e non delegare totalmente la comunicazione a realtà esterne alla startup. La comunicazione va fatta se non proprio tutta in house, almeno con una forte partecipazione interna. Infatti, gli startupper conoscono meglio di chiunque altro le caratteristiche e le pieghe del proprio prodotto e della propria impresa.