Business del selfie: scatta una foto e ti dirò cosa compri

Selfie o autoscatto, chiamatelo come preferite senza negare però il suo potere di comunicazione


Il selfie, termine entrato di prepotenza da qualche anno nel nostro vocabolario quotidiano, è una forma di autoritratto fotografico realizzata principalmente attraverso uno smartphone o un tablet, la cui funzione tipica è quella della condivisione dell’immagine sui social network.

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Anche in tempi non sospetti il selfie aveva la sua popolarità, basti ricordare gli autoscatti del regista di 2001: Odissea nello spazio o di Arancia Meccanica, Stanley Kubrick, o quelli più recenti come i “Papal selfie” di Papa Francesco, o il celebre autoscatto di Ellen DeGeneres a Hollywood in occasione degli Oscar.

Hashtag: selfie


Facebook, Instagram, Twitter e Tumblr oltre ad essere i social network più famosi, sono anche quelli che presentano il maggior numero di autoscatti da parte degli utenti. Su Instagram, infatti, l’hashtag “selfie” è utilizzato da quasi dieci milioni di utenti, e non a caso società come Google, Pinterest e Yahoo hanno acquistato società impegnate nello sviluppo di tecnologie in grado di riconoscere e analizzare le immagini. Se inizialmente la strada intrapresa era quella di analizzare i post di testo sui vari social network, con l’avvento dei selfie si sta aprendo una nuova direzione.

Gaia Rubera, professore associato di marketing alla Bocconi, ritiene che “i selfie permettono di capire in quali situazioni i consumatori utilizzano i prodotti dell’impresa”, consentendo così il riconoscimento di quelli che vengono definiti “consumatori evangelici”, ossia coloro che sono disposti a tutto pur di promuovere sui propri social network la marca o il brand a cui sono affezionati.

I direttori marketing tuttavia, pur riconoscendo di essere nell’epoca in cui le immagini sono tutto, hanno difficoltà a rapportarsi con i nuovi strumenti di ricerca e di identificazione del consumatore.

Ditto Labs e le opportunità di branding dei selfie


David Rose, il CEO di Boston Ditto Labs afferma di aver creato e trovato il modo di analizzare il potenziale delle immagini e delle foto per trasformarle in opportunità di branding. I numeri sono chiari ed esaustivi: 800 milioni di immagini vengono condivise attraverso Facebook, Snapchat, Instagram e Flickr; solo Whatsapp raggiunge 600 milioni di foto condivise ogni giorno.

Ditto labs funziona nel cloud di Amazon ed attraverso un algoritmo è in grado non solo di rilevare il logo presente nella foto, ma anche di analizzare le espressioni facciali, rendendo così un’analisi più veloce per le nuove tendenze emergenti.

“Gli esseri umani identificano automaticamente i volti e sorrisi, trasmettitori chiave del sentimento”, spiega David Rose, “la tecnologia di riconoscimento delle immagini di Ditto analizza volti e sorrisi in immagini e cattura il sentimento di conseguenza”. Le facce quindi possono essere misurate per vedere se sono selfie e se il marchio è volutamente messo in evidenza dal soggetto o se fa parte del background.

Ditto Labs è anche in grado di riconoscere nelle foto se le persone si trovano all’interno o all’esterno, se sono in gruppo o sole.
Secondo l’ Econsultancy Digital Intelligenza Briefing i consumatori hanno più controllo sul flusso di informazioni per ciò che riguarda le marche e i loghi. Il 25 % dei risultati di ricerca per il mondo delle marche, logo, sono link generati dagli utenti e il 35 % dai blogger che pubblicano opinioni sui prodotti e sulle marche. Si stima che il 78 % dei consumatori si fida delle raccomandazioni di altri consumatori.

Questo tipo di analisi, ad avviso di Rose, sono fondamentali per creare un vantaggio di marketing competitivo, d’altronde ribadisce Gaia Rubera “se un’immagine vale più di mille parole, un selfie potrebbe valere più di mille ore di ricerca di mercato”.

Scritto da

Annalisa Mancini

Laureata in Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità, con tesi di laurea in Psicologia della formazione, "La formazione manageriale attraverso il cinema" ... continua

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