Virale? Quando il successo dura il tempo di un'influenza

Rendere virale un video è come vincere il corrispettivo internet della lotteria, ma forse non è questo il successo a cui dovremmo aspirare

La ricerca del “virale” a tutti costi è un qualcosa di troppo spesso sopravvalutato, quasi fosse il Sacro Graal dell’epoca digitale in grado di regalare immortalità e splendore eterno. Purtroppo, in realtà, questo è molto più simile ad una semplice influenza, dove quello della febbre che ti farà più alto non è altro che un mito raccontato ai bambini e è inutile che tu poi vada a misurarti.

Ogni minuto vengono caricate in Youtube 48 ore di filmati: come fare, quindi, per emergere in questo oceano di contenuti e far sì che il vostro video venga visualizzato da quante più persone possibile? Ovviamente non sempre bastano buoni contenuti e, anzi, andando a vedere alcuni esempi di successo alle volte ci viene il dubbio che ne abbiamo perfino qualcuno, ma ci fanno ridere, ci commuovono, ci indignano e per questo meritano di primeggiare nell’olimpo del web, per due settimane.

Spot di Go Daddy andato in onda durante il Super Bowl 2013 con Bar Rafaeli

Un video virale è definito come tale quando è caratterizzato da un elevato numero di visualizzazioni raggiunte in un breve lasso di tempo, con un ciclo di vita che solitamente si esaurisce in un paio settimane. Riuscire a rendere virale un video equivale quasi a vincere la versione internet della lotteria di capodanno, successo rapido e immediato senza il bisogno di dedicarci mesi o addirittura anni di lavoro.

Sarebbe fantastico scoprire la formula magica in grado di far raggiungere ai nostri filmati digitali milioni di visualizzazioni nel giro di pochi giorni (e purtroppo non sempre bastano teneri gattini o succinte fanciulle!), ma ancora di più lo sarebbe scoprire come mantenerle costanti nel tempo.

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Il punto è proprio questo: l’attenzione del pubblico digitale passa con la stessa velocità con cui arriva, come fare quindi per mantenere alto l’interesse nel tempo? È sufficiente analizzare i dati dei canali Youtube di grandi brand come  Budwiser, Samsung, Dove e molti altri, per rendersi conto che un video virale non può essere alla base della vostra strategia: il numero di utenti attivi prima del lancio di un video virale e qualche settimana dopo rimangono, infatti, pressoché invariati.

Essere virali: che benefici porta?

Ne è un esempio la campagna “Puppy Love” lanciata in occasione del Super Bowl e che ha raggiunto i 50-60 milioni di visualizzazioni al giorno, dieci volte più del normale traffico sul canale, con un aumento di 500.000 iscrizioni nei 30 giorni successivi per poi, però, tornare ai numeri di sempre.

I benefici di questo tipo di campagne sono temporanei, per questa ragione rincorrere a tutti i costi la viralità alle volte può essere una perdita di tempo. Ciò su cui bisognerebbe puntare, invece, è la capacità di creare empatia con chi guarderà il video, dar vita a delle storie, stabilire una continuità alla campagna: un po’ come la differenza che c’è tra l’avventura di una notte e una lunga storia d’amore.

Nyan Cat, animazione 2D diventata un vero e proprio successo virale

Le persone oggi consumano moltissimi contenuti digitali, in qualsiasi momento o luogo e è proprio questa domanda costante e crescente a stimolarne la produzione sempre nuova da parte di professionisti e non.

Anche il modo in cui questi vengono usufruiti è cambiato, sempre più lo smatphone o il tablet si sostituiscono al computer per rispondere a questo bisogno irrefrenabile di essere sempre e costantemente intrattenuti, sia che siamo da soli che in compagnia, impegnati o annoiati.

Parodia del video clip di Miley Cyrus Wrecking Ball su Chatroulette

Jan Razab, CEO e co-fondatore del gruppo Socialbackers, consiglia di smettere di focalizzarsi sul rendere virale un contenuto ma, piuttosto, condivisibile e scalabile così che non si esaurisca su se stesso in un unico episodio isolato.

Rather than making “viral” the primary goal, content creators should first put their heads together to make sure all their content is shareable. Today’s consumer doesn’t get won over by a single video, so today’s marketing strategy must offer a constant stream of content.”

Esempi tutti italiani di video virali che hanno conquistato il web ce ne sono diversi, all’incirca un anno fa, ad esempio, i nostri social erano tutti letteralmente intasati dall’hashtag #coglioneNo, ve lo ricordate? Tanti, troppi creativi si sono rivisti in quel “te lo dico chiaramente, per questo progetto non c’è budget” e il messaggio lanciato dal Collettivo Zero si è diffuso a macchia d’olio. Un’ottima operazione di denuncia che continua ancora oggi sui social.

Grandi artisti del virale in Italia sono senza dubbio the JackaL, ogni cosa che toccano si spende e spande per mari e monti; perfino un commento sui capelli di Emma durante la sua esibizione a Sanremo ha raggiunto più di 20.000 like, 460 commenti e 630 condivisioni. I loro video sono brillanti, spiritosi e ci raccontano in chiave ironica situazioni più o meno esasperate che prima o poi tutti abbiamo vissuto. Per questo ci piacciono tanto, per questo non ci stancano mai, ci mostrano il bello della nostra stessa vita.

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Fate in modo che la vostra campagna duri più di un raffreddore: create un filone di contenuti, intrattenete, non puntate tutto solo su un unico colpo, in fondo “one shot one kill”, potete poi davvero aspettarvi di più?



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