5 startup che hanno capito come fare content marketing

Creare un legame affettivo con le persone, una strategia che va oltre le normali promozioni mordi e fuggi, un investimento nel tempo che richiede pazienza

Marco Fongaro

Web Marketing Assistant

In un mercato talmente ampio come quello online, la strategia più fruttifera è spesso quella di farsi trovare, di mettersi in mostra in modo talmente convincente da trasformare il visitatore in cliente. Attenzione però, non stiamo parlando di offerte speciali, acquisti di impulso e altre strategie mordi e fuggi. L’inbound marketing è un investimento nel tempo, che richiede soprattutto pazienza. Quello di cui parliamo è un piano comunicativo a medio-lungo termine, che non punta direttamente a monetizzare e convertire, bensì a creare un legame affettivo tra azienda e persone.

Inbound e content marketing

Non storcete il naso, amministratori delegati del terzo millennio; staccatevi per un attimo dai numeri e concentratevi su quello che costituisce il Web: link e relazioni. Qui è racchiuso il segreto della crescita esponenziale di Internet e dell’esplosione dei Social Network. Le persone non chiacchierano di cifre, ma di emozioni e sensazioni, autogenerando discorsi, storie, contenuti. Proprio su quest’ultimi si basa l’Inbound Marketing, perché senza di essi non possono esistere la search engine optimization (SEO), il social media marketing (SMM), il conversion rate optimization (CRO) e tanti altri strumenti di marketing (e relativi acronimi). Il Content Marketing serve dunque a creare una comunità che parli (anche) di voi, vi segua e sia interessata a quello che raccontate. Interagire con i potenziali clienti, e non solo con quelli già acquisiti, permette alle aziende di entrare nella sfera sociale delle persone, ricordando loro che esistete e che quando avranno un certo bisogno, voi avrete un certo prodotto che lo soddisferà. Interessare! Meravigliare! Informare! Divertire! Condividere! Cercate di fare tutto questo, rimanendo sempre credibili e coerenti, di essere rilevanti e degni di fiducia. Facile a dirsi, difficile a scriversi? Vediamo allora che risultati hanno ottenuto queste cinque aziende e le loro killer content marketing strategy.

Buffer

Buffer è un ottimo blog su marketing e social media, che attualmente sta riscuotendo un buon successo: parliamo di quasi 900 mila accessi al giorno, per lo più diretti o dai motori di ricerca. Quello che colpisce è soprattutto la loro capacità di unire una comunicazione simpatica, diretta, a dati reali e ricerche interessanti. Un ottimo esempio è il loro post su come scrivere, appunto, un post: 4 passi per farsi venire un’idea e scrivere un blog post memorabile. Dateci un’occhiata e notate la sapiente alternanza di umorismo, numeri, immagini e pubblicità. L’articolo è lungo, ma il mix di elementi lo rende una lettura piacevole, riuscendo ad integrare la comunicazione del prodotto, finalizzandola alla soluzione di un bisogno reale Infine, questo blog dispone anche di una bella newsletter. Da notare che, nonostante sia decisamente ben fatta, non costituisce una delle prime fonti di traffico del sito; ciononostante, se iniziate a comprendere i principi del Content Marketing, questo dato non significa che essa abbia un notevole impattosull’ammontare totale dei contatti.

Groove

Groove vende software di supporto, rivolgendosi principalmente alle startup e alle PMI. Conta 2.4 milioni di accessi giornalieri, dei quali più della metà sono diretti, un tasso di rimbalzo inferiore al 50% e un tempo di permanenza superiore ai 9 minuti!     La sua strategia di blogging è inusuale, ma assolutamente pertinente: invece di scrivere articoli sui loro prodotti o sulle novità del settore, ha scelto di redigere un diario sulla sua evoluzione come startup, descrivendo l’avventura imprenditoriale dei fondatori. Questa idea racchiude perfettamente il senso del content marketing: scrivere una storia che piaccia agli interlocutori, che generi empatia e trasmetta contenuti utili. Quali siano gli evidenti benefici ce lo spiega Groove stesso, attraverso questo articolo sul ROI del blogging. Ancora una volta le cifre sono una base per costruire qualcosa che aumenti esponenzialmente il loro valore. In questo caso, l’indiscutibile plus è dato dalla totale apertura del blogger, che descrive ragionamenti pratici e sensazioni reali, offrendo soluzioni testate sulla sua stessa pelle. Accedendo al blog di Groove e seguendone la narrazione, nel lettore si sedimenta il desiderio di entrare in quel mondo, contribuendo al suo successo e beneficiandone in prima persona.

Appsumo

Appsumo è un B2B che rientra nella categoria dei “daily deal“, siti che propongono offerte per un tempo limitato: sin dalla nascita vende app e beni digitali, proponendo poi anche corsi di apprendimento su temi digitali ed aziendali. Registra 2,8 milioni di visite al giorno, di cui metà frutto di ricerche dirette, e un tasso di rimbalzo intorno al 50%. Il suo punto di forza? La newsletter. Il tono informale e l’umorismo riescono a presentare i prodotti in modo gradevole, rendendo le e-mail quanto di più lontano dallo spam possa esistere. Anche in questo caso, il lato pratico non è trascurato, poiché le menti dietro a Sumo spiegano come hanno usato il prodotto e come li ha aiutati. Tutto questo senza dimenticare l’offerta da cui nasce il contatto!   5 content marketing epic win! A differenza del precedente esempio, la narrazione è incentrata sui prodotti, non sull’azienda: essi vengono testati ed utilizzati in prima persona dall’azienda, che può così raccontare la propria esperienza, ponendosi sullo stesso piano dei compratori. Dulcis in fundo, date un’occhiata all’homepage, e approfittate dei tool specifici e gratuitiraccolti in SumoMe.

Helpscout

Helpscout vende servizi per le aziende che vogliono farsi amare dalle persone o, più prosaicamente, soluzioni di customer service. Registrano 6.1 milioni di accessi al giorno, equamente distribuiti tra diretti e attraverso i motori di ricerca; la media di pagine visitate per utente è 14! Il loro blog è un trionfo di minimalismo e organizzazione: la combinazione di informazioni e design rende gli articoli massimamente fruibili, fornendo un impatto decisamente personalizzato all’esperienza. In un mondo dove molti content maker seguono i trend visual più condivisi, Helpscout riesce a distinguersi puntando su formattazione, impaginazione del testo, e uno sfondo pulito, senza usare Photoshop o i filtri immagine.    Un tocco in più? I loro ottimi ebook gratuiti

Uberflip

In chiusura, vediamo come crea e organizza contenuti chi lo fa per lavoro. Uberflip fornisce “gli strumenti e le conoscenze necessari per creare un fulcro (hub) per i killer content,  che converta le visite in iscrizioni (lead) e le iscrizioni in clienti“. Navigare tra le pagine di Uberflip significa testare sin da subito il loro prodotto. L’azienda trae il massimo vantaggio dalla prima impressione: questo è uno dei casi in cui l’apparenza conta, perché è proprio questo che il sito offre. A tutto ciò viene coerentemente affiancato un uso integrato dei social media, basato principalmente sul contenuto visivo: post puntuali su Facebook, ottimo uso delle immagini su Twitter e incredibili slideshare. Un ottimo esempio lo trovate cliccando questo tweet e seguendo il link fino alla presentazione. La loro specialità? Mixare contenuti relativi al marketing con eventi aggiornati e cultura pop.