Il Native Advertising sostituirà completamente i banner?

Quale canale è più efficace per il tuo contenuto?

 

Per native advertising s’intende la forma di advertising online che assume l’aspetto dei contenuti del sito sul quale è ospitata, con il proposito di generare interesse e riprodurre l’user experience, sia nell’aspetto che nel messaggio, del contesto in cui è posizionata.
È molto più complicato di una semplice pubblicità che “esplode casualmente” mentre navighi, perché basata su uno studio accurato di dove le marche possono estendere la loro portata tramite le pubblicazioni online.

LEGGI ANCHE: “Corso in Content Marketing: strategie di contenuto per i canali digital e social”

Nessuna scoperta rivoluzionaria, è sempre esistito sotto vari nomi: pubbliredazionali, contenuti sponsorizzati, sponsored post, e così via… ma si usava poco perché considerato “debole”.
Poi qualcosa è cambiato… si inizia a capire che un banner che si impone all’improvviso al centro della pagina infastidisce chiunque, irritando e creando confusione, ma soprattutto scaturisce un meccanismo di diffidenza preventiva. L’obiettivo diventa perciò conquistare e mantenere la fiducia degli utenti.

Il primo a cambiare le carte in tavola è stato Twitter, dopo essersi quotato in borsa ha aperto al pubblico la sua piattaforma advertising, che punta solo sul native adv, scaturendo un bel dilemma: restare ibridi o no?

Il native advertising in numeri

Circa il 54% degli utenti di Internet non vede i banner difatti il 50% di clic su di essi sono accidentali. Solo il 10% dei consumatori si fida della pubblicità online, al contrario, il native adv incrementa il 52% di attenzione e risulta più credibile.

A fronte di tali numeri non c’è da meravigliarsi del perché gioca un ruolo fondamentale, secondo Ad Age, il 70% dei marketers B2B ne stanno già facendo oggetto di grandi investimenti per le loro strategie mediatiche.

Nel native advertising la narrazione è la chiave dei content

I contenuti in forma di narrazione vengono fortemente amplificati da questo tipo di “strumento”. Tenendo presente che i consumatori apprezzano i messaggi validi e contestualizzati, permette infatti di posizionare il contenuto in modo mirato, consentendo in tal modo ai marchi di ottimizzare le campagne promozionali; ma soprattutto il native adv recapita i messaggi in modo discreto e direttamente agli utenti reali, catturando la loro attenzione e mantenendola più a lungo.

Per concludere possiamo affermare che se il contenuto è di qualità, alla gente, non interessa se qualcuno ha pagato per metterlo lì.
Perciò la qualità e la scalabilità del native advertising potrebbe colmare il divario tra il brand e i banner pubblicitari. Staremo a vedere…

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?