Quanto sei innovativo e produttivo a lavoro?

Le quattro strade che ti permetteranno di essere più innovativo e più produttivo sul lavoro


Si deve all’economista austriaco Joseph A. Schumpeter il primo utilizzo nel 1911 del termine innovazione, intesa come quella riguardante un processo o un prodotto che garantisce risultati o benefici maggiori, apportando quindi un progresso sociale. L’innovazione quindi è alla base di ogni teoria lavorativa: essere innovativi vuol dire esser in grado di riconoscere le novità e di saperle sfruttare nel modo più efficiente ed efficace.

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Lavoro e innovazione rappresentano indubbiamente le parole chiavi del futuro. Nessuno può sottrarsi a questa crescente ondata di evoluzione e cambiamento; ci vuole curiosità, creatività, il gusto per l’innovazione, il coraggio di intraprendere e soprattutto la passione. Mettere in moto l’ambizione e il proprio appetito per l’innovazione non è sicuramente cosa facile, anzi la ripetitività delle proprie attività e del processo lavorativo possono portare ad una sensazione di avvilimento, ad una demotivazione a scapito non solo della persona, ma in senso più ampio, anche dell’azienda per la quale si lavora.

Ecco quattro modi per provare ad essere più innovativi, e più produttivi, sul posto di lavoro.

Porsi dei limiti sul lavoro

Può sembrare assurdo eppure porsi vincoli e limiti aiuta il processo produttivo. Se non ci sono delle scadenze da rispettare o dei limiti di budget, il processo di creazione può subire dei rallentamenti. Porsi dei limiti e dei vincoli ben precisi si traduce nella maggior parte dei casi in una vera e propria sfida con se stessi.

Essere ottimisti, predisporre un piano di lavoro, mettere a fuoco dei punti fermi , effettuare con cadenza regolare il punto della situazione sono dei suggerimenti che possono aiutare ad essere più innovativi e soprattutto più produttivi. Non a caso il progresso genera progresso.

Porsi domande impossibili

Nel processo innovativo, e nell’innovazione in senso più ampio, porsi delle domande impossibili risulta più utile che porsi domande difficili. Questa operazione potenzia la creatività, incidendo positivamente sulla capacità di problem solving.

Essere propositivi, senza assumere quindi un atteggiamento disfattista, aiuta a superare tutti quei piccoli o grandi ostacoli che si incontrano lavorando. Ne è un esempio la Dee Daa , una catena di ristoranti Thai-service, con sede a New york. Questa piccola azienda aveva l’esigenza di far conoscere i propri prodotti in modo innovativo e non solo attraverso la classica adv. A tal fine la fondatrice Mallika Sukjaro ha chiesto al proprio team di trovare una nuova “strada” per far parlare e reclamizzare questo prodotto. Il team creativo si è concentrato sulla confezione del cibo, traendo ispirazione dal lunch box tailandese e dando vita così a “Pinto”, segno inconfondibile di riconoscimento dell’azienda.

Da “non si può” a “si può”

L’atteggiamento è fondamentale per affrontare le difficoltà che si possono incontrare sul lavoro. Non gettare la spugna al primo problema, bensì trovare la soluzione a partire dalla difficoltà è il primo passo.

Senza motivazione non c’è azione e senza azione non ci sono risultati. Spesso e volentieri i problemi ci paralizzano e ci fanno sentire frustrati e paralizzati, ma basta cambiare il proprio punto di vista, cambiare l’angolazione e il modo di guardare il limite incontrato, per mutare prospettiva e trovare la soluzione più efficace ed efficiente. Leura Spielman non aveva soldi per costruire un prototipo di app per il suo mercato di progettazione Laurel & Wolf. Dopo qualche mese si è resa conto che non aveva bisogno di costruire un app subito; avrebbe potuto ottenere risultati, feedback e tutte le informazioni di cui aveva bisogno, utilizzando un semplice sondaggio. Da questo, è riuscita ad acquisire tutte le informazioni necessarie e successivamente è stata in grado di raccogliere i capitali di cui aveva bisogno.

Accedere alle attività

Oggi non si parla più di proprietà, tanto che questo concetto è quasi del tutto superato a favore dell’economia condivisa.

Crisi economica e consapevolezza, sono i motori che spingono la sharing economy in Italia. Il nostro paese sembra essere la patria “perfetta” per lo sviluppo di quelle forme di condivisione che si stanno imponendo come stile di consumo, economiche sia per chi le sfrutta,sia per chi riesce a costruirci sopra attività imprenditoriali di successo. Aziende come ZipCar, Netflizx o Dropbox hanno fatto della sharing economy una vera e propria filosofia rendendo accessibili le risorse e i beni aziendali.

ColaLife è un’organizzazione non-profit indipendente che nel 2008, per portare i farmaci salvavita in alcune zone dell’Africa, ha convinto e “sfruttato” la rete di distribuzione della Coca Cola, grazie ad una campagna su tutti i social media.

La domanda da porsi è: C’è qualcuno lì fuori che ha distribuzione, pubblico o risorse che potrebbero essermi utili?

Scritto da

Annalisa Mancini

Laureata in Scienze della comunicazione pubblica, d'impresa e pubblicità, con tesi di laurea in Psicologia della formazione, "La formazione manageriale attraverso il cinema" ... continua

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