Global Talent Competitiveness Index, i talenti fanno la differenza

Investimenti e formazione professionale sono le parole chiave per migliorare la capacità di attrarre e trattenere talenti

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze parla oggi di ”una ripresa che sembra diffusa in tutte le aree del paese”, commentando le informazioni che arrivano dall’Istat, anche se molti dati economici restano negativi per l’Italia. Incoraggiante invece il 36° posto dell’Italia nella nuova edizione del Global Talent Competitiveness Index (GTCI) presentato a Davos lo scorso 20 gennaio.

La ricerca, condotta da INSEAD in collaborazione con HCLI e Adecco Group, classifica 93 Paesi in base alla capacità di far crescere, attrarre e trattenere i talenti.

Per il 2014 il Global Talent Competitiveness Index ha assegnato alla Svizzera la prima posizione, seguita da Singapore e Lussemburgo, mentre l’Italia si aggiudica un onorevole 36° posto, dimostrando di avere buone capacità di sviluppare i propri talenti, ma non riuscendo ancora a tenere il passo nella capacità di attirare risorse ad alto valore aggiunto e creare i giusti presupposti per farle crescere.

La parole chiave per attrarre talenti: investimenti e formazione

Secondo la ricerca, gli investimenti in “competenze per l’idoneità al lavoro” e formazione professionale sono la chiave per attrarre e sviluppare i talenti all’interno di mercati del lavoro in continuo cambiamento e a crescente disoccupazione.
I tre paesi in testa alla classifica hanno optato per economie aperte, un ingrediente essenziale per essere competitivi a livello dei talenti.

Molte delle altre economie tra le “top 20” sono caratterizzate da radicate tradizioni d’immigrazione, come Stati Uniti (al quarto posto), Canada (al quinto), Svezia (al sesto) e Regno Unito (al settimo).

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Tutti i paesi con le performance più elevate sono caratterizzati anche da un altro fattore: una lunga educazione prioritaria, come nel caso degli altri paesi scandinavi, tutti tra i primi 15, con la Danimarca all’ottavo posto, la Norvegia all’undicesimo e la Finlandia al tredicesimo.

La situazione dei talenti in Europa e in Italia secondo il Global Talent Competitiveness Index

Ciò che colpisce, più ancora delle differenze all’interno della stessa Europa, è lo squilibrio correlato ai talenti a livello globale. Nonostante 33 milioni di persone in cerca di un lavoro negli Stati Uniti e in Europa, sono oltre 8 milioni i posti di lavoro ancora scoperti. Contemporaneamente, in alcuni paesi d’Europa, persiste una disoccupazione giovanile pari ad oltre il 50%.

In Europa, l’Italia è classificata come paese ad alto reddito, sulla base della classificazione della Banca Mondiale. Per questo motivo, sebbene la sua posizione relativa nel ranking appare migliore in Europa (il 33% dei Paesi di questo gruppo vengono dopo l’Italia), nel gruppo dei Paesi ad alto reddito la sua classificazione non è altrettanto incoraggiante (solo il 18% occupa una posizione inferiore). Il motivo di tale posizione è che, in Europa, alcuni Paesi non sono classificati come realtà ad alto reddito e, spesso, registrano risultati peggiori in termini di talenti. In generale, tuttavia, il punteggio GTCI e la classificazione dell’Italia non sono deludenti, se paragonati al contesto europeo.

Rispetto ad altre regioni extra europee l’Italia sembra fare meglio, registrando in particolare punteggi superiori a ogni altro paese dell’Asia centrale e meridionale e dell’Africa sub-sahariana. In America Latina, solo il Cile ottiene un risultato migliore. In Africa settentrionale e in Asia occidentale, sono Israele, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Arabia Saudita ad occupare posizioni più elevate. Ma l’Italia potrebbe essere sempre più distaccata da alcuni Paesi dell’Asia orientale.

Il principale gap tra l’Italia e i paesi ai vertici del ranking è rilevabile soprattutto alla voce “Attrazione”. Singapore è il riferimento globale per la capacità di attrarre i talenti e le esperienze di altri stati europei, come Paesi Bassi, Regno Unito e Austria, potrebbero offrire lezioni nel merito. La capacità di attrarre talenti dipende dall’esistenza di un contesto commerciale dinamico, disciplinato da normative adeguate, e di mercati del lavoro flessibili.

Quali strade per migliorare la competitività del paese?

Commentando lo studio di quest’anno, Ilian Mihov, Preside di INSEAD, ha dichiarato: “Viviamo in un mondo in cui il talento è diventato la valuta centrale della competitività, tanto per le imprese quanto per le economie nazionali. Eppure, si riscontra ancora uno squilibrio troppo frequente tra i sistemi di istruzione e le esigenze dei mercati del lavoro. Le imprese e i governi hanno bisogno di nuove tipologie di leader e imprenditori, dotati delle competenze che aiuteranno le loro ditte e i loro paesi a prosperare nell’economia della conoscenza globale”.

Tra le strade indicate per un miglioramento dell’indice italiano non si può non menzionare una maggiore attenzione allo STEM, acronimo utilizzato in riferimento alle discipline accademiche di Scienze, Teconologie, Ingegneria e Matematica, per il quale, già nel 2004, è stato avviato il Progetto Lauree Scientifiche, nato con la motivazione di incrementare il numero di iscritti ai corsi di Laurea in Chimica, Fisica e Matematica, frutto della collaborazione del Ministero dell’Istruzione, della Conferenza Nazionale dei Presidi di Scienze e Tecnologie e di Confindustria.

Come ha spiegato Federico Vione, Amministratore delegato di Adecco Italia: “Anche in Italia un’alta percentuale di giovani, che si stima compresa tra il 18 e il 20% dei disoccupati, continua a non trovare lavoro non per colpa della recessione ma a causa del crescente gap tra competenze offerte dal mondo dell’istruzione e competenze richieste dalle aziende. In considerazione di questi dati e in linea con quanto emerge dalla nuova edizione del GTCI, come Adecco stiamo portando avanti il progetto #diamolavoroalleambizioni che si propone di creare 100mila nuove opportunità di lavoro in 24 mesi attraverso un importante investimento in formazione, pari a 10 milioni di euro. Ci auguriamo inoltre che il Jobs Act appena varato dal Governo possa velocemente aiutare il nostro Paese a recuperare lo storico ritardo nelle politiche di attivazione, favorire l’alternanza tra scuola e mondo del lavoro e più in generale creare le migliori condizioni normative ed economiche necessarie per promuovere concorrenza, innovazione e investimenti”.