La rivoluzione silenziosa di Facebook Places

Facebook Places si rifà il trucco e cerca di scalzare Foursquare e Yelp

Solo i più attenti tra di voi l’avranno notato.

Negli ultimi mesi Facebook Places si è profondamente rinnovato, rendendo più accattivante e alla moda un servizio che, quando fu lanciato nel 2011, appariva già vecchio e poco attraente.

Ci aiuta a capire meglio questa novità, uno dei tanti cervelli in fuga dal nostro Paese: Matteo Gamba, Product Manager e Social Media & Online Marketer per realtà importanti come Patience (una startup di E-Learning), Wimdu e Airbnb.

Matteo vive a Berlino da tre anni e qualche giorno fa ha raccontato sul suo sito questa silenziosa rivoluzione.

“È da inizio ottobre che ho iniziato a notare delle modifiche su Facebook Places; hanno lavorato su un sacco di aspetti diversi che adesso stanno confluendo tutti insieme”.

Sebbene questa funzione non possa ancora definirsi ultimata – motivo questo per cui non è ancora stata annunciata in pompa magna dalla grande F – sono evidenti alcune novità: un’immagine di copertina di grande effetto presa tra quelle scattate dagli utenti, la ricerca di attività divisa in 6 macro aree (ristoranti, bar, hotel, caffè, attrazioni pubbliche, arte e intrattenimento) e le recensioni degli utenti con commenti e stelline.

“Ognuna delle sei categorie ha uno spazio dedicato che include la migliore fotografia scelta dagli utenti, il nome del posto e la categoria, e info utili (numero di telefono, indirizzo, orari di apertura, prezzo medio, numero di recensioni, gradimento degli utenti e commento degli amici che ci sono stati)”.

Le recensioni dei nostri amici appaiono in bella vista, come gli strilli sulle copertine dei libri, e ci danno un’immediata sensazione di familiarità e di fiducia.

L’ambito naturale per il local discovery è però il mobile che, per ora, vede la feature Nearby ancora troppo nascosta all’interno di Facebook, con il risultato che, ad oggi, l’utilizzo principale che ne  viene fatto è solo per taggarsi in un posto o dire quale sia la nostra meta di viaggio.

Tutto bene, quindi? Non proprio!

Ci sono un po’ di imprecisioni e difetti che andranno sicuramente rivisti nei prossimi mesi.

“Il problema principale rispetto ad altri competitors”, ci spiega Matteo, “è l’attendibilità delle informazioni utilizzate. In Foursquare, ad esempio, c’è dietro una community strutturata di super users – di 3 diversi livelli – in cui le persone hanno diversi poteri di editing sui commenti e sul database”.

Su Facebook c’è qualcosa di analogo, ma con molta più imprecisione sia perché le segnalazioni fatte dagli utenti sono maggiori come numero, sia perché sono molto più confuse: avete presente quando qualcuno usa la localizzazione per dire “sono a casa mia”? ecco, informazioni come questa, non aiutano a creare un database efficiente!

L’altro aspetto da segnalare è quello della varietà delle informazioni presenti: se New York ha centinaia di migliaia di commenti, altri luoghi meno popolati e più remoti, lasciano a desiderare (e come al solito, in Italia si è sempre un passo indietro).

Inoltre, la maggior parte dei luoghi hanno dei proprietari delle pagine e, di conseguenza, gli editing che vengono fatti da terzi devono ricevere l’approvazione dai proprietari (che non sempre acconsentono, bloccando così la crescita del servizio).

Imprecisioni queste, che saranno sicuramente corrette, dato che l’obiettivo di Zuckerberg è evidentemente quello di trasformare Facebook nell’hub digitale della vostra vita privata, attraverso l’utilizzo di tanti prodotti separati che siano però legati l’uno all’altro dai dati e dall’esperienze condivise su Facebook.

 

E i competitors come reagiranno?

“Per ora Yelp, Foursquare e Trip advisor,  – anche se un po’ diverso – sono cresciuti grazie a Facebook che ha fornito loro la users base per crescere e Facebook ha costruito tutto il database di geolocalizzazione prendendolo anche dati da terzi, comprando Gowalla e dando disponibilità della propria PI per integrarsi con gli altri servizi”.

Fin ora quindi si è parlato di collaborazione, vedremo se nei prossimi mesi Facebook li accantonerà del tutto, come successo con Instagram che, fin quando è stato autonomo, utilizzava il database di Foursquare e in seguito all’acquisizione da parte di Mark Zuckerberg, ha iniziato a servirsi della geolocalizzazione fatta con Places.

Di certo Facebook approfitterà del periodo non felice di Foursqueare (che ha preso una direzione non apprezzata dagli utenti e non riesce a crescere economicamente) e limiterà l’utilizzo di Yelp al Regno Unito e alla Germania (dove è più popolare).

Insomma, prossimamente diventerà sempre più naturale usare Facebook per:

– capire in che locale andare a mangiare

– verificare il tragitto più veloce da percorrere

– consultare le recensioni (soprattutto quelle di amici)

– taggarsi una volta arrivati nel luogo prescelto

– fotografare le deliziose portate che ci verranno servite (con Instagram o rimanendo in Facebook)

– scrivere una recensione del locale

Con buona pace di tutte le altre app!

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