Libiam ne' lieti calici, nuove risorse per il wine business italiano

Nonostante le difficoltà legate alle crisi, il wine business vede nella digitalizzazione il nuovo strumento di guadagno

Federico Gambina

Web Editor & Social Media Specialist

Libiamo, libiamo ne’ lieti calici che la bellezza infiora; e la fuggevol fuggevol’ora, s’inebrii a voluttà. Così inizia il famoso brindisi in tempo di valzer dall’opera di Giuseppe Verdi su libretto di Francesco Maria Piave. Era il 1853 quando La Traviata venne rappresentata per la prima volta al teatro La Fenice di Venezia. La citazione di una delle frasi più celebri della nostra tradizione operistica era d’obbligo.
Infatti, come allora, in Italia il vino è certamente uno dei prodotti di cui andare più fieri, e grazie agli sforzi di pionieri del wine business ha raggiunto le vette più alte dei mercati, assieme al Portogallo.

Purtroppo da allora le cose sono cambiate sopratutto per quanto riguarda il mercato interno. I consumi nazionali hanno subito dal 2009 ad oggi una fase di crescita molto lenta a causa della nota crisi economica che si abbattuta malefica sul nostro potere di acquisto. Nel 2012, stando ai dati Istat, le famiglie italiane hanno speso 12 euro al mese per l’acquisto di vino.

Ad oggi la crescita di consumo di vino in Italia si attesta allo 0,6 %. Vero problema però rimane la spinta all’incremento dei prezzi che si sta lentamente esaurendo causando disagi dal punto di vista della produzione. Molte aziende infatti hanno pensato di puntare sull’export nei paesi asiatici dove la domanda del nettare di bacco è in forte cresciuta.

A guidare le importazioni di bottiglie, italiane e non solo, è la Cina dove il consumo di vino dal 2006 al 2010 è cresciuto del 140 %, e le previsioni sostengono che la crescita si spinga fino al 2015 con un ulteriore 54 %. Una delle cause di questa crescita è la digitalizzazione. In Cina l’utilizzo di internet è sempre più importante, non solo come fonte di informazione sul vino, ma anche e soprattutto come strumento di acquisto, grazie al ruolo dell’eCommerce.

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La situazione delle piccole imprese

Abbiamo accennato sopra come il problema del mercato nazionale sia il lento esaurirsi della spinta dei prezzi. L’indicatore più chiaro è quello relativo ai prezzi di vino da tavola che si attesta a un -1,5 % rispetto al 2013 solo nel mese di settembre. Poco male per le grandi aziende che posseggono mezzi economici e grandi capacità di business che gli consente quindi di trovare l’ottima alternativa nell’export. A soffrire di questo brusco calo sono infatti i piccoli e medi produttori delle cantine sociali, chiamate anche cooperative.

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Il brusco calo dei prezzi al dettaglio ha obbligato le cantine a un ridimensionamento dei prezzi al quintale da versare nelle tasche dei piccoli produttori. Facciamo un esempio: il guadagno di un piccolo produttore siciliano nel 2014 sarà di circa 20 euro al quintale per uve IGT come il Grillo, il Grecanico e il Catarratto.

Queste dinamiche potrebbero facilmente invogliare i produttori ad essere negligenti nella cura dei vigneti e di conseguenza ad un sicuro abbassamento dello standard di qualità delle uve, facendoci perdere quella leadership che negli anni abbiamo raggiunto con molta fatica. Il famoso effetto domino.

Un’altra conseguenza di questi trend è da associare alle produzioni di uve straniere, nella fattispecie quelle francesi. Molte delle cooperative soprattutto del sud Italia tendono infatti a pagare molto di più i piccoli produttori associati che producono uve come lo Chardonnay, il Merlot e il Syrah poiché la curva di domanda sembrerebbe inclinarsi verso quelle scelte eliminando per certi versi la lunga tradizione italiana. Torniamo al nostro esempio: se in Sicilia un quintale di uva Grillo viene pagato venti euro al quintale, il prezzo per un quintale di Chardonnay tocca la soglia dei 40 euro.

Conclusioni

Come succede molto spesso nel sistema impresa è il capitale a dare quella marcia in più rispetto ai concorrenti, nazionali e non. Molto però è stato fatto grazie alla digitalizzazione. L’eCommerce sembra poter creare quell’uguaglianza in possibilità di guadagno che altrimenti molte piccole cooperative non potrebbero permettersi.

Nel 2013 la percentuale di popolazione italiana con accesso ad internet è stata del 82 %. In percentuale il fatturato dell’eCommerce è salito del 6 % rispetto al 2012 toccando la somma di ventitré miliardi di euro. Nonostante la recessione economica questo dato è molto importante per le aziende e va ben memorizzato, in vista di uno nuovo paradigma per il nostro wine business.

Esistono poi altri strumenti che possono essere usati, in maniera indiretta, dalle piccole imprese. Stiamo parlando delle wine app per mobile, che riescono ad avvicinare una più larga fetta di utenti, dai giovani appassionati ai più esperti sommelier. Trovarsi dentro questi meccanismi di digitalizzazione permetterà indubbiamente una maggiore visibilità e credibilità nazionale e internazionale.

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