Ocho, il nuovo social network per i videomaker

Realizzate video di 8 secondi e condivideteli sul nuovo social network

ocho video

L’universo dei social network è sempre in costante espansione. Ogni giorno vengono ideate, progettate, testate e lanciate sul mercato centinaia di nuove app dedicate ad ogni aspetto della nostra vita.

Oggi è il mondo dei videomaker ad arricchirsi, con l’uscita di Ocho! Secondo Jourdan Urbach,  fondatore di questa social video start-up,

“non c’è nulla sul mercato che permetta una solida esperienza di video come quella che promette Ocho.”

Sembra una sparata promozionale e nulla più, la sua, per conquistare i lettori di TechCrunch. Ma l’argomentazione ha indubbi punti di forza.

La naturale obiezione a questa frase è citare la funzione video di Instagram Vine. Se il primo social si controbatte facilmente – Instagram è, al 90% un programma di fotografie e i video sono solo un optional in più – , il secondo merita una riflessione più specifica.

“Vine, con i suo 6 secondi in loop, ha creato una categoria a parte, quella popolata da filmaker ricercati”, quelli che sperimentano con effetti speciali o danno vita a piccole gag che poi diventano virali.

Non v’è dubbio che l’idea di chi realizza video cinematografici, sia distante dal mondo di Vine. Ed è in questo segmento che Ocho vuole riscuotere consensi.

Dopo mesi di test, la compagnia ha ufficialmente lanciato la sua app su iOS l’11 novembre – per Android ci vorrà ancora un po’ di tempo – e ha subito potuto beneficiare di un finanziamento pari a 1,65 milioni di dollari, messo a disposizione da Mark Cuban (imprenditore statunitense, noto per essere il proprietario della squadra di basket dei Dallas Mavericks).

Come funziona Ocho?

In pratica, come qualunque altra app di video riprese già in commercio. Ci sono però dei punti di forza:

  • si possono girare più di 8 secondi e poi, in post produzione, scegliere il segmento che ci piace di più oppure velocizzare il video con la funzione timelapse;
  • qualora il sonoro registrato non sia ottimale, Ocho seleziona per voi gli 8 secondi migliori di audio;
  • si può registrare una voce over, dopo aver realizzato il video;
  • si possono aggiungere dei filtri (specificatamente cinematografici e non presi in prestito dal mondo fotografico);
  • i video possono essere visti in modalità full screen (un ottimo punto, considerata l’ambizione di ospitare filmati di alta qualità);

A questi aspetti si aggiunge la solita immediatezza d’utilizzo (che ormai è la base di qualunque app che speri di avere successo).

ocho video

Ma ricordiamoci che Ocho è anche un social network! Sono quindi presenti i video delle persone che seguite e quelli più visti e apprezzati dalla rete.

Da sottolineare però il fatto che si può rispondere ai video solo con altri video (un po’ come avveniva in Rando); abolite dunque le parole (eccezion fatta per i tag e gli hashtag).

LEGGI ANCHE: Rando guardare il mondo da un oblò con una app

E ora veniamo alla domanda che vi attanaglia da inizio articolo: perché 8 secondi?

Cuban e il suo socio Jonathan Swerdlin, giurano che non sia una cifra scelta arbitrariamente e giustificano la scelta fissando a 8 secondi il tempo massimo di attenzione del pubblico sui social network.

Tralasciando la questione rapporto durata-qualità, che a nostro avviso è cruciale e rischia di trasformare Ocho nell’ennesimo strumento per mandare in rete video che hanno poco da dire, è importante riflettere su questa mancanza di concentrazione che si imputa ai naviganti di questi anni.

È un’affermazione realistica, quella di Swerdlin, ma allarmante: la nostra soglia di attenzione e d’interesse si abbassa sempre di più, se è vero che anche azioni banali come quella di cliccare sulla scritta “… Altro …” presente nei post più lunghi di Facebook, diventano faticosissime.

Il fatto strano è che, mentre sul web i tempi si riducono, nelle sale cinematografiche si espandono enormemente (basta dare un’occhiata alle durata di due ottimi film in sala in questi giorni: Interstellar (169′) e Boyhood (165′)).

Il rischio è si stia crescendo una generazione che non avrà mai familiarità con il mezzo audiovisivo classico che, inevitabilmente, andrà in contro a una profonda crisi.

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?