Le startup si improvvisano? Forse sì [INTERVISTA]

L'esperienza e i consigli dei ragazzi di C-All dello StartupBus 2014

Marco Fongaro

Web Marketing Assistant

Le startup si improvvisano? Forse sì [INTERVISTA]

Tre ragazzi si sono conosciuti sullo StartupBus, hanno unito le loro competenze e in tre giorni hanno creato un progetto convincente da presentare al Pioneers Festival di Vienna. La loro idea è C-All, un chip delle dimensioni di una moneta predisposto per integrarsi in un qualunque wearable e in grado di lanciare un segnale di soccorso ad una lista di contatti precompilata, comunicando altresì la posizione. I giurati del Festival gli hanno preferito progetti in fase di realizzazione più avanzata, ma di parere diverso sono stati molti investitori presenti all’evento, che si sono proposti per incubare la startup.

Una bella soddisfazione per Saverio, Gianmarco e Riccardo, che hanno accettato di essere intervistati e di condividere i frutti della loro esperienza a vantaggio dei futuri startupper.

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Ciao ragazzi. L’iniziativa dello StartupBus era rivolta a imprenditori, tecnici e creativi. Voi con che background siete saliti sul Bus?

S. – Programmatore informatico, consulente come “markettaro”, project management e commerciale.
G. – Vanto più di 10 anni da autodidatta in programmazione di microcontrollori, elettronica e meccanica in parte affiancati dagli studi in ingegneria dell’automazione; facendo parte del Board of European Students of Technology, ho avuto modo di approfondire concetti e metodi di lavoro aziendali e manageriali in ambito internazionale. Creatività e design mi hanno sempre accompagnato in ogni progetto e attività, non potevo perdere l’occasione di mettere tutte queste cose in valigia e salire a bordo del Bus!
R. – Io ero uno studente con la passione per l’informatica: l’ho studiata da autodidatta a casa e ho qualche conoscenza da programmatore, anche se poche rispetto ai miei compagni.

In base all’esperienza appena vissuta, quali figure professionali ritenete siano indispensabili in un team? Sul Bus avete percepito la mancanza di qualcuna di esse?

S. – Il team dev’essere costituito necessariamente da un programmatore, un designer ed un commerciale/markettaro. Sul bus non vi erano figure ben precise, ma quella del programmatore era poco rappresentata.
G. – In entrambi i casi, decisamente gli sviluppatori, persone capaci di sapersi “sporcare le mani”; le idee non mancano mai, ma i fatti fanno la differenza.
R. – Una grande figura di business, un grafico ed un programmatore sono la base per un buon team. Nel Bus quella di un programmatore ben preparato in materia è mancata.

Dal professionista allo startupper: cosa porta a fare il salto di qualità?

S. – Il salto di qualità viene fatto quando si sente la necessità di fare grandi cose e sopratutto ci si sente pronti.
G. – La convinzione nella propria idea, nel team, nel successo.
R. – Sicuramente una forte sicurezza nel proprio progetto e la voglia di cambiare le cose.

Voi siete in tre, ma altri team erano ben più numerosi: vale il detto “poca brigata vita beata”?

S. – Il proverbio dice bene: pochi ma buoni, scelte rapide e subito condivise.
G. – Nel nostro caso ha funzionato alla grande! sulla stessa lunghezza d’onda ci siamo divertiti e abbiamo lavorato duro.
R. – Validissimo. In pochi è facile trovare l’idea che concilia il gruppo.

Le startup si improvvisano? Forse sì [INTERVISTA]

Durante il viaggio avete incontrato un gran numero di consulenti ed esperti del settore: quale tema vi ha maggiormente colpito?


S. – La gestione dei potenziali investitori e l’importanza del pitch.
G. – La capacità di gestire il palco, come presentare un progetto.
R. – L’importanza del public speaking sopra tutte.

Pitch: incubo ricorrente o strumento prezioso per fare il punto della situazione e presentarla agli investitori? È giusto che il public speaking giochi un ruolo così rilevante nella competizione?

S. – È uno strumento preziosissimo. Il public speaking rileva il nostro livello di sicurezza e di conoscenza del nostro progetto.
G. – Abbiamo “pitchato” come se non ci fosse un domani, ma se studiato bene è un’arma invincibile.
R. – È uno strumento preziosissimo: un buon pitch è segno di conoscenza del proprio prodotto e il sapersi vendere è fondamentale.

A Vienna non avete vinto ma avete attirato l’attenzione. Cosa vi riserva il futuro?


S. – Il futuro ci riserva una fase immediata di ricerca e sviluppo con la produzione di un prototipo che ci darà la possibilità di batter cassa presso i nostri potenziali investitori.
G. – Il futuro? Il presente! Stiamo già lavorando per avere un prototipo funzionante in tempi record e abbiamo avuto i primi colloqui con aziende interessate. Lì a Vienna Telekom Austria già ci aveva proposto un periodo di incubazione di 3 anni presso la loro sede.
R. – Il futuro è di ricerca e sviluppo di prototipi che ci permetteranno di andare dai nostri investitori.

A proposito di futuro: che consiglio dareste ai partecipanti di StartupBus 2015?

S. Di prendere questa iniziativa come una fantastica esperienza da vivere appieno. Non limitarsi alla competizione ma comprendere i processi fondamentali per la formazione di un team eccezionale.
G. Fate tesoro di ogni singola esperienza ed evento durante il viaggio, la vera competizione è sviluppare nuove skills e fare tanto networking con esperti di vari settori.
R. Salite con tanta voglia di imparare e conoscere persone che potrebbero portarvi lontano con le loro esperienze.

Le startup si improvvisano? Forse sì [INTERVISTA]

In chiusura, una proposta marzulliana: fatevi una domanda e datevi una risposta.

S. Parteciperesti di nuovo allo StartupBus? SIII!
G. Qual è lo spirito vincente? Work hard, party harder.
R. Lo spirito giusto per lo startupbus? Aver voglia di imparare, lavorare, vincere, ma sopratutto divertirsi come dei pazzi!

Grazie C-All e in bocca al lupo!