Il social commerce cresce. Ecco i dati del 2014

C'è molto rumore sull'argomento, soprattutto in seguito all??introduzione dei tasti ??buy? su Facebook e Twitter. Vi riassumiamo i dati della ricerca BI Intelligence per il 2014

C’è molto rumore attorno all’argomento del social commerce. Principalmente per l’introduzione dei tasti “buy” su Facebook e Twitter, ma non solo.

Già all’inizio di questo 2014, Jeff Jordan, partner per Andressen Horowitz, un’azienda di venture capital e private equity di Menlo Park, aveva dichiarato:

Siamo nel mezzo di un profondo cambiamento strutturale, dal retail fisico a quello digitale. Sta accadendo molto più velocemente di quanto avrei mai potuto immaginare.

In realtà, attualmente, solo una parte delle vendite al dettaglio online sono generate direttamente dalle interazioni sui social. Ma il volume sta crescendo velocemente. Le vendite derivanti dal social commerce sono cresciute il triplo rispetto al tasso delle vendite da e-commerce.

Nel report di BI Intelligence è possibile vedere come i social media abbiano un forte impatto non solo a livello di vendite, ma anche, e soprattutto, sul processo di scelta.
Lo studio è stato condotto tenendo conto di varie metriche che permettono di valutare le performance dei diversi social, come ad esempio tassi di conversione, valore medio dell’ordine e redditi generati da condivisioni, like e tweet.

Grafico dei dati di social commerce 2014

Immagine a cura di BI Intelligence

Il social commerce sta crescendo rapidamente: i migliori 500 retailer hanno guadagnato 2.69 miliardi di dollari, e come riportato da Internet Retailer’s Social Media 500, si sta parlando di una crescita del 62.5% rispetto ai dati del 2012, mentre l’e-commerce è cresciuto solamente del 17%.
Qualche anno fa i retailer giudicavano il loro social media ROI sulla base del numero dei follower che avevano sui canali social. Ora il focus, invece, è sul spazio che rende i propri prodotti disponibili con un solo click.

Gianluca Diegoli, autore del libro Social Commerce, e docente dell’Università Iulm, ha chiarito bene il concetto della difficoltà della vendita sui social network, spiegando che il modello è quello degli acquisti d’impulso.

Vendere sui social network è complicato soprattutto perché si tratta di piattaforme dedicate all’intrattenimento e ricche di stimoli che distraggono l’utente dal completamento dell’acquisto.

I social però stanno modificando le proprie caratteristiche per essere più adattabili per i retailer. Sempre nello studio di Internet Retailer è possibile vedere come 40 dei retailer presi in esame hanno posto molta più attenzione sui loro canali social, spendendo circa il 300% in più rispetto al 2013.

Si è abituati a pensare che i canali sui cui investire siano Facebook e Twitter, ma anche altri siti stanno avendo risultati significativi, soprattutto per quanto riguarda metriche specifiche, come il valore medio d’acquisto (o per gli addetti ai lavori AOV: Average Order Value).
In particolare, stando a quanto pubblicato anche da Invesp la classifica è questa:

Dati aov

Immagine a cura di Invesp

Per concludere, non si trovano parole più adatte di quelle di Tony Weisman, CEO di DigitasLBi per il Nord America.

Il 5% di americani che hanno effettuato un acquisto su un sito di social media equivale a circa 14 miliardi di dollari di fatturato di vendita al dettaglio on-line. Se saremo in grado di raggiungere il 20%, la cifra scalerebbe a 56 miliardi dollari. Per attivare questo potenziale, i marchi e le reti sociali hanno bisogno di fornire esperienze di social shopping che soddisfino le esigenze dei consumatori, compresa la sicurezza sui dati finanziari, privacy, e un processo di acquisto senza soluzione di continuità.

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Scritto da

Valeria Castelli

Classe 1992, da sempre appassionata di letteratura, di comunicazione e di scrittura. Laureata in Economia e Marketing, curiosa, chiacchierona e sempre alla ricerca di qualcosa di ... continua

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