Mollo tutto e mi do alla beneficenza: la storia di Carolina Gonzalez-Bunster e la Walkabout Foundation

Da un dramma familiare la forza non solo di andare avanti, ma di ridare la facoltà di camminare al mondo.

Adele Savarese

Chief Content Officer Ninja Academy

Carolina Gonzalez-Bunster

E’ sempre più frequente trovare storie Ninja: persone di valore che sfidano lo status quo per migliorare il mondo. Che sia con la comunicazione, con la creatività, col marketing o con una startup, il non convenzionale è un mantra che risuona in tanti ambiti di vita. La storia di Carolina è proprio così, ma la sua originalità brilla nella beneficenza – nel social good, diciamo sempre più spesso oggi.

Carolina ha una storia sbalorditiva alle spalle: parla 4 lingue, laureata alla Georgetown University e master alla London School of Economics. A soli 28 anni è ambitissima da Goldman Sachs che la assume come analista finanziaria tra New York e Dubai. Ma a quella vita di innegabili privilegi lei ha rinunciato con passione e determinazione – perché oggi gira tra Sud America, Africa ed Asia per cercare cure alla paralisi e donare sedie a rotelle a chi non può più camminare. Bill Clinton l’ha voluta portare con sé ad Haiti subito dopo il terremoto – dove i bimbi rimasti paralizzati dalle macerie erano costretti a girare su dei carrelli per la spesa.

Qual è stata la scintilla che ha determinato un cambio così radicale di vita? Suo fratello Luis, di 7 anni più grande, una notte si trova in un incidente d’auto e la sua spina dorsale è irrimediabilmente danneggiata: paralisi dalla vita in giù. E così Carolina sperimenta sulla sua pelle il dolore e la difficoltà di trovare all’improvviso migliaia di barriere architettoniche che ostacolano la quotidianità. Ma non la forza di volontà, una forza determinante che avvicina Carolina e Luis sempre di più.

Nel 2009 Carolina fonda la Walkabout foundation, con l’obiettivo di aiutare la ricerca medica sulla paralisi, sensibilizzare l’opinione pubblica e distribuire concretamente le carrozzine nei paesi poveri e disagiati, per ridare il movimento a chiunque incroci con lei il suo “cammino”. Non si può che restare colpiti davanti una tale energia positiva, costruttiva e concreta in grado di ispirare anche gli startupper più tecnocrati e geek. Un’organizzazione benefica, proprio come una startup, ha bisogno di abbinare il fundraising allo spirito di problem solving! Abbiamo intervistato Carolina, una Ninja d’eccezione, sperando che la sua storia possa motivarvi a superare qualsiasi sfida abbiate davanti.

india 2014

Quali progetti sono in cantiere adesso?

Quest’anno è stato l’anno più impegnativo di tutti! Lo scorso settembre ci siamo dati come mission la donazione di un container di sedie a rotelle ogni mese per 12 mesi: oggi stiamo quasi per completare l’obiettivo. In un anno avremo così donato più sedie a rotelli di quante ne abbiamo donate in 4 anni di tempo sin dalla nostra nascita. Stiamo parlando quindi di più di 2,500 sedie a rotelle alle persone bisognose in Argentina, la Repubblica Dominicana, Haiti, Kenya, Uganda, Malawi, Pakistan, India e Tanzania in un solo anno. E la cosa più importante è che ogni sedia è modificata ed adattata individualmente per il destinatario da parte di un membro dello staff Walkabout.

Abbiamo anche finanziato della ricerca all’avanguardia per curare la paralisi, lavorando col laboratorio del dottor Reggie Edgerton di UCLA e la Christopher Reeve Foundation. Siam stati testimoni del fatto che Rob Summers sia stato il primo paralitico a riconquistare il controllo delle proprie funzioni fisiologiche proprio grazie a queste ricerche: questa bellissima vittoria si è ottenuta impiantando in Rob (paralizzato dalla vita in giù a causa di un incidente d’auto) un chip elettrico epidurale nella spina dorsale. Questi miglioramenti nella qualità di vita sono cure di per sé.

Infine, abbiamo un mucchio di eventi in preparazione: a cominciare dalla quinta edizione della marcia lungo gli ultimi 100km del Camino de Santiago a partire dal 2 ottobre: l’invito è aperto a chiunque voglia partecipare!

Tuo fratello Luis è la prima persona nella storia della Spagna ad aver attraversato l’intera nazione con la sola forza delle sue braccia, proprio lungo il Camino de Santiago. Quand’è che hai capito che con la tua forza di volontà potevi cambiare il mondo per il meglio?

Ho sempre creduto al motto “Se vuoi, puoi“. Mi hanno cresciuta con queste parole sin dalla nascita. Quando mio fratello ebbe l’incidente, ho capito che le nostre vite avevano uno scopo più grande e che dovevamo costruire qualcosa di positivo a partire da una situazione tragica. La forza vitale di mio fratello ed il suo spirito tenace mi hanno fatto capire che se applichi la tua mente su qualcosa, tutto è possibile. Per lui il solo vestirsi la mattina è un compito complesso ed arduo: mi ha fatto capire che se hai forza di volontà, coraggio e forza di fare qualcosa, allora puoi assolutamente farla. Quando l’ho visto attraversare l’intera Spagna lungo il Camino ho visto la forza della mente applicata: sì, la mente è il tuo strumento e la tua forza più grande al contempo.

Avete anche percorso la via Francigena. Com’è stata recepita dai media e dai donatori in Italia il lavoro della tua fondazione?

E’ una domanda interessante, perché mio marito è italiano ed è uno dei nostri più grandi supporter! In realtà la fondazione inizia adesso ad essere conosciuta in Italia. Oltre la camminata sulla Via Francigena non abbiamo ancora organizzato eventi o iniziative in Italia. Ciononostante, sono una brand ambassador Tod’s, onorata di poter essere associata ad un brand italiano così iconico – Walkabout e Tod’s lavorano sempre insieme per originare nuove ed intelligenti idee per collaborare. Stay tuned!

In quali modi i social media ti aiutano ad amplificare lo storytelling della fondazione Walkabout? Sono un canale privilegiato per il fund raising rispetto ad altri media?

Credo davvero che oggi i social media siano tutto. Sono il modo più veloce ed efficace di propagare un messaggio per il mondo. Tutti quel che conosco, attraversando le generazioni, è connesso ai social media in qualche modo – entrambi i miei genitori hanno account su Facebook ed Instagram. La bellezza dei social media è proprio quella di permetterci di trasmettere le nostre storie ai donatori. Possiamo caricare foto dal campo, in tempo reale, mentre le persone ricevono per la prima volta una sedia a rotelle. Possiamo condividere video dai nostri viaggi per il mondo e mandare ai donatori tweet, report ed aggiornamenti dai laboratori medici su cui investiamo.

Portare le carrozzine nei paesi sottosviluppati richiede che siano capaci di affrontare terreno accidentato. Come vi ha aiutato in questo la partnership con RoughRider?

Il nostro ethos è donare sedie a rotelle che siano customizzate per ciascun ricevente. Non crediamo nel modello “taglia unica”: le carrozzine sono proprio come degli occhiali da sole – non è che puoi indossarne un paio qualsiasi. Devono adattarsi alla tua fisionomia e lo stesso vale per le carrozzine. Quindi doniamo sedie a rotelle che sono adatte al terreno accidentato dei paesi in via di sviluppo, con delle ruote mountain bike adatte a qualsiasi terreno. Queste sedie si chiamano RoughRiders, ToughRiders e Leveraged Freedom Chairs. Ognuna di esse è costruita e adattata per ciascuno.

A quali progetti futuri stai lavorando?

Direi i “centri sostenibili” che stiamo iniziando ad installare in 3 regioni del mondo: America Latina, Africa e Sudest Asiatico. Questi centri servono a fornire e riparare sedie a rotelle, ma anche alla riabilitazione fisica delle persone e funzionerebbero quindi come nostri hub. Ci permetteranno di donare sedie a rotelle con più frequenza (ogni giorno dell’anno) in quel determinato paese, creando impiego locale e funzionando come centri di comunità per disabili.

Hai lasciato un lavoro stabile e remunerativo in finanza per concentrarti sulla beneficenza. Cosa fa vibrare il tuo cuore?

Mio fratello Luis, e la speranza di vederlo in piedi e camminare di nuovo. E fondamentalmente la possibilità di fare una differenza nel mondo. Anche se è solo una goccia nell’oceano, amo provare a rendere il mondo un posto migliore.

Scritto da

Adele Savarese

Chief Content Officer Ninja Academy

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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