Mino Degli Atti e Irene Angelopulos: ecco "OK Venice!", l'app per visitare Venezia in modo interattivo [INTERVISTA]

L'intervista ai fondatori di Mubo, realtà che ha curato gli aspetti editoriali dell'app "OK Venice!"

Approfittando della presentazione ufficiale vi abbiamo recentemente parlato di “OK Venice!”, la app per Google Glass il cui obiettivo è diventare un’innovativa guida turistica per la visita della leggendaria città lagunare.
A proposito, leggiamo dal materiale stampa le parole di Giulio Caperdoni, Head of Innovation di Vidiemme Consulting (partner tecnologico del progetto):

Dopo più di un anno di attività di ricerca e sviluppo sui Google Glass, approcciare questo progetto è stato per noi motivo di orgoglio e di stimolo allo stesso tempo. Il poter mettere a frutto le competenze già acquisite con l’esperienza al Museo Egizio, aprendole ad una città preziosa come Venezia, ci ha permesso non solo di sperimentare nuovi approcci di geo-localizzazione, ma anche di utilizzare i Glass per quello che sanno fare meglio: aggiungere informazioni alla realtà, senza invadere in campo visivo e distogliere lo sguardo da ciò che veramente conta.

Abbiamo avuto anche l’occasione di intervistare per i lettori di Ninja Marketing Mino Degli Atti e Irene Angelopulos, fondatori di Mubo (partner editoriale di progetto). Proprio Vidiemme Consulting e Mubo, premiate per l’innovativa proposta di utilizzo fatta a Google, hanno avuto a disposizione i prototipi della Glass Explorer Edition sin dai primi mesi del 2013 e hanno quindi potuto avviare le attività di ricerca e sperimentazione in moltissimi ambiti: dallo sport all’healthcare, dall’arte al business, passando per la comunicazione.
Il risultato? Un’intervista da non perdere!

Buongiorno Mino e Irene, benvenuti su Ninja Marketing: perché avete scelto proprio Venezia come ‘meta turistica’ per la vostra app?

Buongiorno a tutti! L’applicazione si propone come una vera e propria esperienza di riscoperta della città, intrecciando gioco e cultura in una specie di caccia al tesoro ricco di luoghi e monumenti insoliti, secondo i tre paradigmi che hanno reso Venezia unica al mondo: storia, arte e artigianato. Tutto questo viene vissuto e raccontato attraverso luoghi e scorci non battuti dal turismo di massa, sia per invitare alla scoperta, sia per trasmettere un senso di autenticità all’esperienza che soltanto una città come Venezia poteva raccontare.

Quando prevedete che sarà scaricabile e operativa sul mercato?

Oggi i Google Glass sono in vendita – sempre nella conformazione hardware e software prototipale – sia in USA che in UK, mentre il lancio commerciale è atteso per il 2015. Ci regoleremo di conseguenza.

Qual è il vostro target di riferimento e quali sono i vostri obiettivi?

Per la realizzazione di questo progetto hanno collaborato partner di differenti ambiti ed esperienze, i quali, condividendo le proprie competenze in ambito di creazione contenuti, tecnologie ed user experience, hanno apportato un significativo contributo all’utilizzo dei nuovi device wearables a supporto della cultura e del turismo, oltre che al settore delle smart cities e all’accoglienza cittadina, per il target young adults e adults per la visita outdoor di Venezia.

Quali sviluppi prevedete per il mercato del turismo attraverso le nuove tecnologie digitali – per esempio i Google Glass?

La usability dei Google Glass è nuova e unica nel suo genere. Sono dei “companion” dello smartphone, ossia possono essere utilizzati in abbinamento ad un telefono per poter navigare e connettersi alla rete, e si prestano ad un utilizzo “snack” per la fruizione delle informazioni: di numero adeguato, contestuali al bisogno e non invasive rispetto al campo visivo dell’utente, ma in grado di arricchire la realtà con contenuti extra. L’esperienza sarà riprodotta non soltanto in diverse città, bensì anche all’interno di Musei e luoghi chiusi, riproponendo le dinamiche di engagement e di apprendimento tramite modalità ludiche.

Courtesy of Mubo

Grazie a Mino e Irene! Ninja, sembra che anche il futuro del turismo non possa prescindere dalle nuove tecnologie digitali: cosa ne pensate di questa prospettiva?