Le cinque icone dello sport diventate brand

Da Magic Johnson a David Beckham, quando il marketing vince e sopravvive alla carriera agonistica.

Roberta Leone
Roberta Leone

Communication Executive & Copywriter

Cinque star dello sport diventate potenti uomini d’affari. Ingaggi e premi milionari, macchine di lusso e bellissime donne sono lo stereotipo di ogni sportivo di successo, ma questi cinque campioni sono diventati molto di più. Ora sono businessmen di successo: ecco le loro storie.

George Foreman

Passato alla storia come “Big George”, Foreman ha avuto una vita costellata di successi sportivi e guinness: una medaglia d’oro olimpica, due volte campione del mondo dei pesi massimi – il più anziano campione del mondo – dieci figli, un’esperienza pre-morte che lo ha trasformato in un pugile in missione per conto di Dio” e il film Rocky III interamente ispirato alla sua carriera.

L’inning decisivo per lui è suonato però fuori dal ring: appesi i guantoni al chiodo George Foreman è diventato un businessman di successo grazie alla sua George Foreman Grill, una griglia che cuoce con pochi grassi e che – dalla sua commercializzazione nel ’94 – ha venduto oltre 100 milioni di pezzi. Il predicatore del ring è anche proprietario di una catena di ristoranti, la UFood Grill e ha pubblicato una serie di libri di cucina.

Earvin “Magic” Johnson

In pochissimi conoscono il suo vero nome e alla storia passerà solo come Magic Johnson. La star dei Los Angeles Lakers si ritirò dal basket nel ’91 dopo aver annunciato al mondo di aver contratto il virus dell’HIV. Sempre negli anni ’90 tornò a giocare e solo in seguito divenne anche allenatore.

Nel ’91 diede vita alla sua fondazione la Magic Johnson Foundation, per raccogliere fondi in favore della lotta all’AIDS e per sensibilizzare l’opinione pubblica verso la prevenzione e la cura del virus. E’ proprietario e fondatore anche della Magic Johnson Enterprise che possiede – tra gli altri – gli AMC Magic Johnson Theatres, ristoranti e palestre.

Arnold Palmer

Arnold Palmer è stato uno dei più grandi giocatori di golf al mondo. Trova però maggior successo come uomo d’affari contribuendo a fondare il Golf Channel (di proprietà della NBC Sports) e dando il suo nome ad una bevanda innovativa composta da thè freddo e limonata prodotta dall’Arizona Beverage Co.

Le sue bibite fruttano un fatturato annuo di circa 200 milioni di dollari. Palmer gestisce anche una società di marketing sportivo, un ristorante, un country club e una società che progetta campi da golf.

David Beckham


Quando Brangelina e mr e mrs Carter non erano ancora in circolazione, erano David Becks Beckham e la Lady Posh Spice sua moglie a monopolizzare i Red Carpet e i media del mondo. Belli, favolosi, sportivi, eleganti: i Re Mida dell’advertising, tutto ciò su cui incollavano la faccia si tramutava in oro.

Leggende narrano che lui un tempo fosse anche un calciatore (secondo nella classifica del Pallone d’Oro nel ’99): ha prestato il suo volto a nomi come Armani, Coca-Cola, H&M, Adidas, Samsung e IBM.

Michael Jordan

Se dovessimo trovare un simbolo dell’edonismo reaganiano degli anni ’80/’90 quello sarebbe Michael Jeffrey “Air” Jordan, il più grande giocatore di basket di tutti i tempi. Non solo ha condotto i Chicago Bulls nell’Olimpo dell’NBA, Nike ha creato una linea di abbigliamento e scarpe sportive chiamate Air Jordan, una divisione della Nike che rappresenta il 58% del mercato delle calzature da basket statunitensi stando alla classifica di Forbes. Gli endorsment di Jordan includono Gatorade, McDonald’s, Upper Deck, Wheaties e molti altri.

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