Italia del miracolo. Arte, Design e Pubblicità nel ventennio del Boom

Fino al 6 novembre 2014 la mostra a Matelica con manifesti, oggetti pubblicitari, disegni, bozzetti e fotografie che raccontano lo stile di vita italiano tra il 1948 e il 1968, in arrivo a Milano per l'Expo 2015

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Federico Seneca, Agipgas, il gas liquido del sottosuolo italiano (1950 c.), stampa litografica su cartoncino

Nell’entroterra maceratese, dove Marche e Umbria si toccano, in una vallata baciata dal sole e bagnata dal Verdicchio è cresciuto Enrico Mattei. A Matelica (Macerata), in omaggio a quegli anni – quando l’Ingegnere trasformò un’azienda in liquidazione come l’Agip Gas in un ente pubblico competitivo – fino al 6 novembre sarà visitabile la mostra “Italia del miracolo. Arte, Design e Pubblicità 1948-1968“.

italia del miracolo manifesto

Nella chiesa di Sant’Agostino – iconografie fiamminghe che la Controriforma ritenne blasfeme (il sangue di Cristo sotto un torchio diventa vino) e immacolati capitelli corinzi dietro un portale gotico inclinato) – quasi a forzare un contrasto tra sacro e profano, dal 29 luglio 2014 questa particolare esposizione richiama l’attenzione di designer e turisti di tutto il mondo. L’Archivio Cirulli (il più grande archivio privato di Arte italiana del Novecento) ha portato tra gli Appennini, da New York e Bologna, i più pregiati pezzi della sua collezione forte di oltre 200mila foto, dipinti, manifesti, sculture e oggettistica della storia d’Italia più recente.

In principio fu la TV

Susanna Tutta Panna è eletta mascotte della mostra, a ricordare che in questo percorso tutto nasce con la televisione. Sono gli anni in cui si va a letto dopo il Carosello – trasmissione pubblicitaria che dal 1957 al 1977 ha accompagnato la vita italiana – in un periodo di grande trasformazione sociale, economica e di costume, rispecchiando gli albori di quel consumismo contraddistinto dal passaggio dall’agricoltura all’industria, dalla scarsità al benessere, dalla bottega al supermercato. Qualche stampa di Bruno Munari pubblicizza l’avvio delle trasmisisoni RAI, in apertura dell’esposizione matelicese, quindi i manifesti pubblicitari – originali dell’epoca, con tanto di timbri di affissione coevi – di artisti come, tra gli altri, Armando Testa, Giò Ponti e Erberto Carboni: le storiche réclame della Simmenthal e della Barilla, il bambino Invernizzi che si lecca le dita, Caballero e Carmencita, il gatto a tre zampe dell’Agip Gas.

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Franz Marangolo, Campari Soda...corre col tempo. Studio per pubblicità (1960 c.) china su cartoncino

La cartellonistica segue le note vicende televisive composte da “pezzo” e “codino” del Carosello, proiettate in un angolo della chiesa, ma nel percorso espositivo trovano spazio anche bozzetti e studi per comunicazioni parallele: le chine di Franz Marangolo per Campari, dipinti ad olio di Giovanni Pintori per la Olivetti, l’originale pupazzo dell’ippopotamo Pippo della Lines idea dello Studio Testa. Nella terra di Mattei non poteva mancare un omaggio all’Ingegnere e alla sua rapida scalata, con delle stampe fotografiche sui lavori ai cantieri di ricerca e sfruttamento Eni di inizio anni Cinquanta, che poi accantona la fabbrica del desiderio della pubblicità per mostrare scatti di proteste sindacali e ritratti di Agnelli, Olivetti e industriali che legarono il loro nome all’industrializzazione a doppia cifra di un Paese attraversato anche da una cultura della povertà che permise di sopportare le condizioni sociali del tempo, mantenendo dignità e identità. Ma soprattutto quella combattività che ha costituito le basi del “miracolo”.

Dal passato al futuro

Un occhio agli anni del boom e l’altro al domani: in questa mostra si celebra l’Italia che si muove, che scopre il tempo libero, che si indebita per il frigorifero, la lavatrice e la televisione. Il successo del design italiano e il cromosoma italico di matrice futurista che genera progetti e prodotti destinati a segnare la storia della cultura visiva moderna e contemporanea, coniugando la flessibilità con la trasversalità dei saperi, la tradizione artigiana con l’arte. Ma celebra anche l’Italia che impara l’italiano guardando le trasmissioni televisive che tanto hanno contribuito a un’identità nazionale viziata dall’effimero del consumismo, certamente, pur tuttavia ottimista e proiettata verso un progresso economico e sociale che difficilmente generazioni future riviranno. Non è quindi casuale né fuori luogo la scelta di spostare la mostra, dopo il 6 novembre, a Milano per l’Expo 2015.

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