Growth Hacking, la via del successo per le startup

Creatività, pensiero analitico e metriche sociali per vendere e guadagnare visibilità

Marco Fongaro

Web Marketing Assistant

Growth Hacking. Ripetilo ad alta voce. Pensa che “hack” significa “tagliare con l’ascia”. Suona aggressivo, no? Bene, perché questa tecnica di marketing lo è per natura.

Il concetto alla base è semplice: crescita, crescita a tutti i costi. Questo deve essere il mantra degli startupper. Il loro punto di forza è l’idea, quelli deboli sono spesso la mancanza di fondi e di esperienza.

Scalabile

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Serve intraprendenza? Anche. Ma soprattutto, metodo. Occorre sì focalizzarsi su idee innovative a basso budget, ma non si tratta di giocarsi il tutto per tutto grazie ad un colpo di genio.

Tale è il parere di Sean Ellis, che per primo ha formulato questo approccio al business. È lui a sostenere che le caratteristiche fondamentali del Growth Hacking sono pianificazione e replicabilità. Il guru descrive il Growth Hacker come disciplinato e metodico nell’elaborare una lista di priorità per le sue idee, per poi testarle, rivederle e scremarle. La velocità con cui è possibile ripetere questo processo determina anche la scalabilità del modello di crescita del business.

“La maggior parte delle cose non funziona la prima volta che provi, e nemmeno la seconda. Continua a ritoccare” .

Ibrido

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Questo modello di crescita esponenziale era impensabile nell’ottica del marketing classico. È solo grazie ad Internet che oggi è possibile raggiungere migliaia di utenti in breve tempo attraverso i meccanismi di diffusione virale dei contenuti.

Date le sue origini, il Growth Hacking può essere inquadrato all’interno del marketing online. Andrew Chen, che ha contribuito in modo preponderante alla diffusione dell’argomento, sostiene che i Growth Hacker dispongono di conoscenze integrate di marketing e programmazione. Ecco allora che per rispondere alla fatidica domanda “come trovo clienti per il mio prodotto?”, tecniche di SEO, web analytic, content marketing, storytelling, e più in generale del social media e viral marketing vengono integrate da test A/B, interrogazioni di database e modelli di scenario.

Questa considerazione non è affatto banale, perché rivela che l’accento non è posto sugli utenti, ma sulla logica sottostante la diffusione virale che avviene attraverso essi, ossia la velocità, l’integrazione e la replicabilità dei processi di diffusione dei prodotti.

“Lo sviluppo del business è ora incentrato sull’API, non sulle persone” .

Growth Hacking, il prodotto si autopromuove

Si arriva, in ultima istanza, a far confluire nel prodotto stesso la fusione del bagaglio tecnico e promozionale, di modo che si auto-promuova. Questo è il meccanismo alla base delle offerte che regalano implementazioni di un prodotto (più tempo, più spazio, più download, più sconti) a patto che l’utente “porti un amico” .

Il business magazine Fast Company espone chiaramente questo enorme potenziale dei software: un prodotto tecnologico deve nascere dopo un’attenta lettura del mercato (product-market fit), e verrà comprato da persone spontaneamente portate a condividere con gli amici un’esperienza nata dai loro bisogni e desideri. Questa condivisione di esperienze porta nuovi utenti ad entrare in contatto con il prodotto, innescando un loop virtuoso di crescita esponenziale che ne mette alla prova la scalabilità.

“Questo [la pagina dei suggerimenti] è il vero segreto di Twitter: costruisce marketing nel prodotto, e non infrastrutture esterne per fare marketing” –  Ryan Holiday.

Growth Hacking: la via del successo per le startup

Sean Ellis ha cercato di condensare il suo pensiero in tre parole: “Experiment Driven Marketing” ed ha invitato gli utenti di growthhakers.com a fare lo stesso, per esprimere ciascuno la propria sfumatura di Growth Hacking.

E tu, quali termini sceglieresti?