Le migliori università in Italia per chi intende fare impresa nel futuro

Conseguire un titolo di studi specialistico aiuta ad acquisire le skills necessarie agli imprenditori di domani. Ma vediamo insieme quali sono le facoltà migliori in cui iscriversi


Sujan Patel, founder e CEO di Single Grain, una delle principali agenzie di Digital Marketing con sede a San Francisco, in un post apparso sul sito Business2Community prova a delineare l’identikit del perfetto imprenditore. “I’m not sure if there are any other occupations out there that require as many skills and abilities as it takes to be an entrepreneur” dichiara il CEO.

Per delineare la figura del manager di successo, Patel infatti attinge alle skills di alcuni tra i grandi imprenditori della storia. Quali sono, quindi, le competenze indispensabili per essere un buon imprenditore?

Never Be Satisfied

Come Milton Hershey, fondatore della Hershey’s, oggi una delle più grandi aziende statunitense nella produzione del cioccolato, il quale, nonostante il successo raggiunto con la sua prima attività imprenditoriale, non si accontentò dei risultati raggiunti ma puntò a migliorare e innovare se stesso e il proprio business.

Be Ambitious

Secondo Patel, i grandi imprenditori non cambiano il mondo attraverso piccole azioni ma attraverso progetti ambiziosi. Pensano in grande e scuotono lo status quo con idee oltraggiose che alterano radicalmente il modo in cui le persone interagiscono con il mondo intorno a loro. È il caso di Mark Zuckerberg, fautore del cambiamento di tutto il mondo delle interazioni sociali su internet, che è stato capace di trasformare il suo piccolo social network in un colosso mondiale della comunicazione.

Be Fearless

Patel consiglia di non ignorare la paura quando si incomincia un’attività ma di trovare un modo per gestirla, infatti, ignorarla o lasciare che questa prenda il sopravvento può seriamente impedire al business di decollare. E a questo punto riporta l’esperienza di Sara Blakely, founder di Spanx, azienda di successo che ha rivoluzionato il mercato dell’intimo femminile. Agli albori della sua attività Blakely non sapeva nulla di manifattura tessile, processi produttivi o di retail. Ma non ha lasciato che la paura la fermasse ed oggi è la più ricca e giovane imprenditrice nella storia.

Take Risks

Inutile dire che il rischio è una componente naturale di chi fa impresa, ciò che Patel consiglia è di valutare la situazione per calcolare i rischi e massimizzare il loro successo, riducendo al minimo l’esposizione del proprio business a rischi inutili. Mark Pincus, founder di Zynga, famosa social gaming company milionaria: prima di fondare Zynga,si è assunto il rischio di rifiutare un finanziamento garantito per la sua prima azienda, la Freeloader, perché, acconsentendo, avrebbe dovuto assumere un CEO scelto dall’investitore. Il founder ha preferito rinunciare mantenendo il controllo sul suo business; riuscendo comunque ad ottenere un finanziamento da un’altra fonte per Freeloader che ha poi venduto per finanziare la startup Zynga.

Follow Your Intuition

“We all have a certain amount of in-born “gut instinct,” but only those entrepreneurs who choose to hone this sixth sense and rely on it to guide their business decisions will be truly successful” dichiara Patel ispirato dalla figura di Steve Jobs che, in un’intervista rilasciata per il New York Times, attribuiva lo sviluppo del suo intuito ad un viaggio in India all’età di 19 anni: “The people in the Indian countryside don’t use their intellect like we do, they use their intuition instead … Intuition is a very powerful thing, more powerful than intellect, in my opinion. That’s had a big impact on my work.”

Know Your Vision

Imparare a vedere ciò che ancora non c’è: è probabilmente la più importante tra le skills che un imprenditore deve possedere per arrivare al successo.Ovvero, la capacità, secondo Patel, di avere una propria visione del mondo e la voglia di trasformare la realtà secondo questa visione. Un esempio di tutto questo è Bill Gates, ammirato e criticato ha comunque creato un impero economico praticamente dal nulla, fondando insieme a un amico la Microsoft Corporation.

Quale università scegliere?

È chiaro che l’identikit di un imprenditore di successo rimanda all’idea di una figura poliedrica e probabilmente indefinibile in termini assoluti ma speriamo che i consigli di Patel possano essere utili a quanti studenti neo-diplomati, ad esempio, si trovano in questo momento a dover scegliere l’università giusta per loro. Per questo ci siamo chiesti quali fossero le migliori università in Italia per chi intende fare impresa nel futuro.

Ci viene in aiuto la recente classifica de Il Sole 24ore sulla qualità delle università italiane.
La classifica mette a confronto 77 università tra statali e private, e si legge sul Sole che “sono complessivamente dodici gli indicatori sui quali si è calcolato il risultato finale: ad ogni ateneo è stato poi attribuito un punteggio basato sulla posizione conseguita. Gli indicatori sono: sostenibilità, borse di studio, attrattività, stage, mobilità internazionale, dispersione, efficacia, voto degli studenti, occupazione, qualità scientifica, competitività nella ricerca e qualità dei dottorati.

Si è proceduto dunque alla stesura di due classifiche parziali: didattica e ricerca. Il punteggio, calcolato sommando il risultato totale, è stato poi diviso per gli indicatori presi in considerazione per l’area didattica (nove) e per l’area scientifica (tre). La media dei punteggi ottenuti nella due classifiche ha determinato il formarsi della classifica generale, sulla quale didattica e ricerca hanno influito, ciascuna, per il 50% del punteggio complessivo.”

L’Università di Trento è capofila negli indicatori relativi alla didattica, mentre nel settore della ricerca fa da padrona l’Università di Verona. Un gradino più in giù troviamo il Politecnico di Milano e l’Alma Mater di Bologna. Positivi anche i risultati di Padova, Politecnico delle Marche e dell’università veneziana Ca’ Foscari, in tutti e tre i casi molto positivi sono i dati della ricerca. A Milano, la Bicocca guadagna qualche punto in più rispetto alla Statale.

A Roma, La Sapienza, prima fra le università pubbliche della capitale, si colloca però solo a metà classifica. Per quel che riguarda gli Atenei privati la triade composta dal San Raffaele, seguita da Luiss e Bocconi riconfermano le loro posizioni alte in classifica, come ogni anno.

Il confronto fra gli indicatori (didattica-ricerca) permette di individuare da un lato gli atenei eccellenti quanto a struttura, docenza, piano di studi e dall’altro le performance più brillanti sui progetti di ricerca o sulla qualità dell’alta formazione.

Sotto la classifica generale, qui il dettaglo:

Nello specifico, se siete orientati per l’ambito economico, sarà utile buttare un occhio anche alle classifiche Censis 2014 sui migliori atenei italiani, divisi per dimensione e per ambito didattico.
Il Gruppo Economico-Statistico comprende Scienze dell’economia e della gestione aziendale, Scienze economiche e Statistica.

Ecco la top ten delle università pubbliche:

1. Trento – 107.0
2. Modena e Reggio Emilia – 106.5
2. Padova – 106.5
4. Bologna – 105.5
5. Pavia – 100.0
6. Trieste – 99.5
7. Venezia Ca’ Foscari – 97.0
8. Bergamo – 96.5
9. Marche – 94.5
10. Ferrara – 92.5

Buona scelta alle neo matricole!

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