Ecoturismo: la piccola nicchia dei viaggiatori dalle uova d'oro

L'essenza del viaggio responsabile e sostenibile ha una forza economica da non sottovalutare

Sareste disposti ad alloggiare presso una struttura a prezzi di lusso, ma priva di elettricità la sera e con un ristorante a menù fisso? E sareste disposti a viaggiare privi dei confort del caso, utilizzando mezzi pubblici, ed acquistando costosi souvenir locali? Conosciamo già la risposta. Ma se anteponiamo le parole “Ecoturismo” oppure “Ecoviaggio” a quelle che altrimenti sarebbero prodotti invendibili, le vostre prospettive forse cambieranno

Una definizione di Ecoturismo

L’ecoturismo è un concetto che racchiude l’essenza di quello che è viaggiare in maniera responsabile e sostenibile. Deve infatti fondere il rispetto di ambiente, società e cultura di un luogo visitato con lo sviluppo economico locale e la soddisfazione del visitatore.

L’ecoturismo spazia dagli eco-lodge di lusso in zone tropicali, a sentieri turistici alternativi tra villaggi di montagna, all’ospitalità in strutture ricettive a basso costo, all’acquisto di prodotti esclusivamente locali.

Ma è talvolta anche solo filosofia, mentalità, stile di viaggio. Per molti infatti ecoturismo non vuol dire altro che viaggiare con rispetto ed in armonia con i paesi ospitanti, fare meno foto e più conversazione, uscire dai propri canoni di vita e consumo ed adattarsi per qualche settimana a stili alternativi.

Perché l’ecoturismo è in crescita?

Ma cosa spinge un numero sempre maggiore di visitatori a deviare dal canoni tradizionali e sopportare prezzi alti e letti scomodi in nome dell’ecoturismo? Alla base c’è indubbiamente un genuino spirito di conservazione e rispetto dei luoghi visitati ed il desiderio di contribuire positivamente con le proprie scelte.

OItre l’80% degli intervistati di un sondaggio realizzato da Fondazione Univerde considera “una necessità” la sostenibilità della vacanza, e quasi il 60% dichiara di essere disposto a pagare di più. Si tratta di un caso abbastanza raro nell’ambito della green economy, dove spesso le scelte o comportamenti dei consumatori sono in primis guidati da logiche di “apparire” (il caso delle biciclette che abbiamo trattato qui su Ninja).

E dal momento che “distinguersi” in termini economici significa descalare i consumi, e che le pratiche del perfetto ecolodge sono ovviamente costose (come la differenziata spinta, l’uso di prodotti a chilometro zero e quant’altro) si giunge inevitabilmente a pagare di più per alloggi o tour che sarebbero altrimenti stati scartati a piè pari. E’ il prezzo per mettersi a posto con la coscienza?

Ecobusiness

In un mercato, il turismo internazionale, che movimenta oltre 700 miliardi di dollari all’anno di fatturato, anche una piccola (ma crescente) nicchia è una potenziale miniera d’oro. Ma è anche per questo che il termine ecoturismo è purtroppo speso abusato da resort che di ecologico non hanno proprio nulla (leggi qui un nostro articolo dell’anno scorso in tema di “greenwhashing”), proprio come il crescente numero di marchi che sostengono che i loro prodotti siano sostenibili, senza però specificare esattamente come.

Consente immediatamente di alzare i prezzi anche del 30% con un semplice riposizionamento. Sempre a patto di non essere pizzicati su qualche social…

Il dilemma non poteva ovviamente che portare alla proliferazione di decine di sistemi di certificazione dei «marchi verdi» (green label) che ufficializzano l’impegno per la sostenibilità di una struttura ricettiva. Tra quelle riconosciute a livello internazionale citiamo Ecolabel Index, The Green Key (nata in Danimarca si è diffusa in 34 Paesi) e Green Globe.

Ecoturismo in Italia

Anche in Italia esistono diversi esempi di ecoturismo, anche se principalmente incentrati sul lato ricettività. Un esempio è il Lefay Resort Lago di Garda costruito con criteri di ecosostenibilità come l’utilizzo di rinnovabili a processi di riciclaggio spinto dei rifiuti il tutto per circa 200 euro a notte per stanza.

L’hotel Villa di Campo nelle Dolomiti si distingue come tanti altri per l’integrazione con le comunità locali e l’utilizzo esclusivo di prodotti a chilometro zero.

Ed anche nel nostro paese fioriscono progetti di ecovillaggi come quello promosso dal Social Business di eco-turismo Tribewanted, che ha realizzato a Monestevole (un piccolo borgo Umbro del XV secolo) una comunità sostenibile dove vengono incanalati i flussi di ecoturismo della propria comunità online.

Aerei nel mirino

L’attenzione degli ecoturisti si sta adesso sempre più spostando sui mezzi di trasporto per raggiungere la destinazione o per gli spostamenti interni. Sotto la lente di ingrandimento sono finite immediatamente le compagnie aree, associate a quasi il 2% delle emissioni di Co2 a livello planetario.

Ed è così che nasce ad esempio la possibilità di pagare un extra per “compensare” le emissioni causate dal passeggero che ha scelto il viaggio aereo. Nella migliore tradizione, poco o nulla viene detto sull’utilizzo di questo extra provento da parte delle compagnie aeree.

I soliti scettici pensano che vengono semplicemente registrate in bilancio come extra ricavi. Qualche romantico sognatore sostiene siano in corso di realizzazione foreste con la forma del logo di questo o quell’altro vettore. Visitabili gratis e con annesso Eco-lodge certificato.

Scritto da

Nicola Purrello

Siciliano, consulente di strategia aziendale focalizzato su economia verde, gestione dei rifiuti e finanza aziendale. Laureato in Economia e Finanza presso la Bocconi, ha ... continua

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