I brand pensano che tu sia stupido?

Una ricerca condotta da TrackMaven ci rivela dettagli interessanti sul tipo di linguaggio utilizzato dai brand sui social network.

utente stupido

Hai mai pensato al modo in cui i brand elaborano strategie di comunicazione online? Il tipo di linguaggio utilizzato e il modo di approcciarsi della marca ai propri utenti ci rivela molto su come il pubblico viene considerato.

Se analizziamo come le marche parlano al proprio pubblico sui social network identifichiamo un linguaggio elementare.

Dallo studio condotto dalla società di marketing analytics TrackMaven emerge che spesso le marche comunicano agli utenti con un linguaggio scolare di bassissimo grado. Il report ha dimostrato che circa 2/3 (il 67,3 %) dei contenuti scritti su Facebook sono di un livello elementare di comprensione. Ciò è preoccupante, se consideriamo anche che Facebook richiede agli utenti di avere almeno 13 anni – che frequentano la scuola media.

Lo studio ha utilizzato le prove di leggibilità Flesch-Kincaid, misuratore di livello di comprensione di “pezzi” di prosa, secondo cui Moby Dick – per capirci – risulta al 10° livello di comprensione. È per questo che la TrackMaven di Washington ha studiato 5.804 pagine di Facebook (ciascuna con almeno 1.000 like) e oltre 1,5 milioni di post.

bambino

A seguito di quest’analisi, oltre a dipingere un quadro cupo dell’utilizzo del linguaggio su Facebook che mostra come spesso l’utente venga trattato da stupido, la ricerca ha effettivamente rivelato alcuni interessanti curiosità utili per la comunicazione dei marchi su Facebook. Scopriamole insieme!

La punteggiatura è importante.

La prima rivelazione è che i consumatori sono manipolati dalle scelte di punteggiatura: i messaggi conclusi con un punto esclamativo o un punto coinvolgono il triplo il lettore, mentre i punti interrogativi provocano un aumento d’interesse verso i post del 23%.

punteggiatura social network

Durante il fine settimana i messaggi sono più efficaci.

Le marche comunicano la maggior parte dei contenuti durante la settimana, il 9% dei messaggi il Sabato e meno del 9% la Domenica. Questo perché la maggior parte delle aziende concentrano il loro impegno sui social durante i giorni lavorativi e perciò feriali, ma si scopre che l’attività degli utenti è diversa, difatti c’è più riscontro alle pubblicazioni durante il fine settimana.

Le foto e i video aumentano l’appeal dei post.

L’ 88% dei messaggi che includono foto causano un’attenzione e memorizzazione più alta, quelli con i video creano il 2,35 d’interazione in più mentre quelli senza contenuti audio-visivi creano solo il 1,71 di coinvolgimento sui post.

linguaggio brand

Più parole, meglio è.

Il rapporto suggerisce che è tempo di andare oltre al trattamento elementare degli utenti: non sono bambini cresciuti, ma menti attive e reattive, anche su Facebook. Per molto tempo le marche hanno interagito con input semplici, e a tratti banali, comemettete like se vi piace“, “siete d’accordo con questa notizia?” o… “condividete questa novità“.

Ma ora non basta più, difatti i messaggi con 80-89 parole hanno una media di 6.19 d’interazione in più per post, mentre quelli con 70-79 parole ne ricevono circa il 3.42. I messaggi con 10-19 parole sono i più comuni, costituiscono 1/3 di tutti i messaggi delle marche, ma creano solo circa 2 interazioni per post.

 

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