Missione Girasole, dal social gardening alle smart cities [INTERVISTA]

Migliaia di bustine di semi di girasole distribuite gratuitamente ogni anno per creare un giardino condiviso e una nuova idea di green adv

Put flowers in your guns”, anzi meglio, pianta dei semi negli spazi verdi della tua città. È questa la versione 2.0 dello storico motto pacifista proposta dall’associazione Missione Girasole, che punta a trasformare la città di Taranto (e l’Italia) in un grande giardino partecipato.

Cinque domande ad uno dei nostri ninja più attivi e vice editor della sezione business, Fabio Casciabanca.  Fondatore del co-working Prestolab e presidente dell’associazione Missione Girasole, Fabio ci ha spiegato come funziona l’iniziativa e come possa nascere un’idea di business anche da un progetto no-profit.

 

 

Come nasce Missione Girasole e quali sono i vostri obiettivi?

L’obiettivo di Missione Girasole è molto chiaro: sensibilizzare al verde pubblico attraverso processi di condivisione sociale. In parole più semplici, se ognuno di noi piantasse un singolo seme, avremmo un enorme giardino collettivo.

L’idea di base è proprio questa e nasce da un modello positivo, una sorta di ispirazione: un uomo senza fissa dimora che, considerando tutta la città come casa sua, voleva colorarla. Esattamente come facciamo tutti sui balconi delle nostre case con fiori e piante. Da qui la consapevolezza che “tutto il mondo è casa”.

 

Cosa differenzia Missione Girasole dalle altre attività già conosciute di guerrilla gardening?

La parola guerrilla. Non mi è mai piaciuta: non verrò mai di notte sotto casa tua a piantare fiori nel tuo giardino. Devi essere tu a prendere parte all’iniziativa volontariamente e soprattutto con la consapevolezza che un gesto semplice come regalare e piantare un seme può cambiare l’aspetto delle nostre città. Ci piace definirlo per questo motivo social gardening.

 

Come si partecipa alla missione, come si fa per ricevere i semi?

Partecipare a Missione Girasole è facilissimo e divertente: basta richiedere le bustine di semi tramite il sito o la pagina facebook per diventare “agente” armato di paletta e rastrello. Alla base dell’idea c’è naturalmente la condivisione, quindi l’invito è a postare le foto dei girasoli una volta spuntati e a diffondere l’iniziativa tra i propri contatti on e offline.

 

Ma in concreto, a cosa serve creare questo giardino condiviso?

Nel Sud d’Italia la quasi totalità dei capoluoghi dichiara una superficie di verde inferiore al 5%. Un dato incredibile per un territorio che gode di quasi 300 giorni l’anno di sole. La nostra idea parte dalla considerazione che i parchi e in generale gli spazi di verde pubblico debbano essere sempre più parte integrante del contesto urbano. Gli spazi verdi, per citare Bernard Tschumi, “devono basarsi sulla cultura, sull’educazione e sul divertimento e non più su una utilizzazione puramente estetica e passiva”.

 

Oggi la distribuzione di semi di girasole e domani?

Seguendo l’idea di smart city, esigenza indispensabile per l’innovazione delle infrastrutture urbane, siamo in fase di ultimazione di un progetto ambizioso che punta a rielaborare spazi verdi inqualificati con strumenti innovativi. Perché non può essere un luogo produttivo anche una piazza con aiuole? Ricaricare cellulari e smartphone pedalando, connettersi alla rete wifi comodamente seduti su una panchina dotata di pannelli fotovoltaici, mentre il cartellone pubblicitario raccoglie l’umidità dall’aria e la trasforma in acqua innaffiando gli alberi della piazza. E poi, tante altre piccole, grandi innovazioni che per il momento preferisco non svelare.