Prada investe nel made in italy con il progetto academy

A partire dal 2015 formazione per i giovani dai 16 ai 21 anni a Valdarno

Il gruppo Prada continua ad investire nel nostro paese, con il progetto Prada academy, nonostante i risultati in calo nel primo quadrimestre 2014, con un utile netto di 105,3 milioni di euro, in calo del 23,8% rispetto ai 138,2 milioni di un anno fa. L’amministratore delegato Patrizio Bertelli durante l’ultimo l’investor day ha definito il quadrimestre chiuso il 30 aprile come “a quarter of transition”per sottolineare come le decisioni strategiche annunciate con la chiusura del bilancio 2013 porteranno risultati nel medio lungo termine.

Prada spa è una società quotata dal 2011 presso la borsa di Hong Kong, dove è stata valutata 9,2 miliardi di euro, oltre ad essere considerato uno dei brand più influenti al mondo rientrando nella classifica di Interbrand alla posizione 72.

Le assunzioni in concreto

Tra tutte le iniziative del gruppo, della Fondazione Prada e dei singoli brand in portafoglio (Prada, Miu Miu, Church e Car shoes), vale la pena focalizzare l’attenzione sull’annuncio relativo alle 1500 assunzioni di giovani previste entro il 2016. Questa notizia rientra nel progetto di investimento nella formazione di giovani dai 16 ai 21 anni, proveniente da tutto il mondo, chiamato Prada academy. Si tratta di una vera e propria scuola di formazione con sede a Valdarno, dove ex dipendenti pensionati del gruppo insegneranno le arti manuali dell’artigianato made in Italy per favorire il ricambio generazionale.

L’obiettivo è formare giovani da inserire nelle proprie fabbriche, per proseguire con l’investimento in produzione interna che ad oggi conta dieci fabbriche, suddivisione per tipo di produzione nei vari distretti produttivi. L’undicesima struttura produttiva del gruppo ha sede in Gran Bretagna a Northampton, oltre ad un network di manifatture esterne accuratamente selezionate  (secondo il company profile del gruppo).

I tre macro temi su cui si focalizzerà il rafforzamento del know how aziendale sono i tre centri di ricavo del gruppo: pelletteria, calzature e abbigliamento.

Le assunzioni riguarderanno l’industria manifatturiera per il 60%, la distribuzione retail e l’organizzazione corporate. Del resto sono l’espansione internazionale del gruppo prevede solo nel 2014 ben 80 nuove aperture.

Non solo moda, Prada diversifica con Pasticceria Marchesi

L’investimento nel made in Italy da parte del gruppo non si ferma solo al moda, sulla scia dell’acquisto della pasticceria Cova da parte del gruppo francese LVMH, Prada investe 7,7 milioni di euro per la pasticceria Marchesi di Milano per esportare l’eccellenza food italiana all’estero all’interno dei propri store.

Bottega Veneta e Zegna, diversi modi per investire nel futuro

Altri marchi italiani della manifattura e del lusso investono nella formazione dei giovani favorendo i distretti di appartenenza, realizzando partnership con gli istituti scolastici più prestigiosi. Un esempio è il marchio Bottega Veneta, famoso per la lavorazione intrecciata, che in partnership con la Facoltà di Design della Moda dell’Università IUAV di Venezia organizza corsi specializzati. È infatti grazie all’affiancamento di lezioni in aula ed esperienza prima in laboratorio e poi direttamente in azienda, che è possibile trasferire conoscenza alle nuove generazioni di studenti, favorendo l’inserimento nelle realtà produttive.

Diversa è l’iniziativa del gruppo Zegna, leader nella produzione di collezioni e filati per l’abbigliamento maschile, con il programma “Ermenegildo Zegna Founder’s Scholarship” .

Stanziati un milione di euro l’anno per 25 anni, con l’obiettivo di finanziare giovani neolaureati preselezionati meritocraticamente da otto atenei italiani (Bocconi, Cattolica di Milano, Statale di Milano, Politecnico di Milano e di Torino, Luiss, Normale di Pisa e Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa) , per corsi di specializzazione all’estero, con la promessa di rientrare in Italia per l’inserimento nel mondo del lavoro. Ovviamente non si tratta di manifattura ma di figure manageriali e tecniche, per limitare la fuga di cervelli delle future generazioni.

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