Il business musicale dal punto di vista dell'impresa: Laura Mirabella racconta Deezer [INTERVISTA]

Con il primo servizio di streaming musicale mondiale si parla non solo di modelli di business e ricavi, ma anche di home entertainment e human curation, concetti innovativi per chi intende investire in questo settore

All’interno dell’analisi sul cambiamento del business musicale ai tempi dello streaming, abbiamo iniziato a confrontare il mercato discografico con la “generazione internet” e con i nuovi modelli di distribuzione in cloud.
Da questo momento in poi, il rapporto musica-tecnologia viene osservato da diversi punti di vista, quello dell’editore, quello del critico musicale, quello dell’artista, quello del produttore e quello dell’impresa.

Deezer, il punto di vista dell’impresa

Abbiamo visto come lo streaming sia diventato il modo preferito per ascoltare musica.

La generazione dei nativi digitali ha accesso tanto alla diffusione e all’ascolto di musica in massa, on-line e spesso gratuitamente, quanto ai modi di produzione, dando così il colpo di grazia agli ultimi sussulti di un’economia morente, quella basata sulla vendita del disco da parte delle grandi etichette.

Secondo dati Nielsen, con la digitalizzazione il fatturato dell’industria musicale è diminuito infatti del 62% in dieci anni e la spirale discendente ha toccato il fondo tra il 2011 e il 2012. Con una leggera ripresa dell’1% nel 2013, la speranza è che il periodo più nero del settore sia finito.

Questi numeri si spiegano perché mentre le gradi etichette discografiche lottano per mantenere ancora il privilegio di vendere dischi in tutto il mondo, sia in analogico che in digitale, dal tempo i modelli peer-to-peer in streming, in aumento negli ultimi anni, hanno reso la vendita del disco alla base di un modello di business non più redditizio.
Parallelamente la generazione internet sta guidando i cambiamenti di mercato e controlla l’offerta avvalendosi delle nuove forme di distribuzione e di fruizione del prodotto musicale.

Scaricare musica, guardare video su YouTube, costruirsi playlist su Deezer, seguire gli account Soundcloud e Instagram dei musicisti, condividere le loro canzoni su Twitter o su Facebook, sono funzioni di una nuova società della comunicazione che la sociologia non ha ancora messo a fuoco e che attraverso questi approfondimenti proviamo ad anticipare.

Avevamo già presentato ai nostri lettori Laura Mirabella, country manager Deezer per l’Italia, quando un anno fa presentavamo Deezer, la prima piattaforma dedicata allo streaming musicale che ha conquistato il mondo, molto prima di Spotify.

Da oggi Deezer si integra a Google Chromecast: dallo streaming all’home entertainment

Ma torniamo a parlarvene perché da oggi Deezer viene integrata con Google Chromecast e in questo modo tutte le migliori funzioni Deezer disponibili su mobile saranno disponibili in diretta anche sulla tv per un’esperienza innovativa di home entertainment.
L’integrazione include una nuova funzione che permette a più utenti di interagire con l’app contemporaneamente sulla stessa TV per una nuova frontiera della condivisione musicale.

Deezer è la piattaforma di ascolto musicale più flessibile al mondo sia in termini di accessibilità e funzionalità, da qualsiasi device: smartphone, tablet, PC di casa e ufficio, sistema audio domestico, auto, TV di ultima generazione e tutti i device che saranno connessi.

L’accesso alla propria musica preferita è possibile, sia online che offline, quindi anche senza connessione di rete.
Nell’ottobre del 2012, Deezer ha ricevuto investimenti per 130 milioni di dollari, utilizzati per accelerare lo sviluppo globale e per portare la musica a tutti e ovunque.

Se dovessimo definire Deezer con delle cifre, sarebbero queste:

182, i Paesi nei quali Deezer è attivo e in crescita.
100 milioni, il numero di playlist già create dai 10 milioni di utenti attivi ogni mese su Deezer.
30 milioni, i di brani disponibili on demand nel catalogo Deezer.
5 milioni, il numero di abbonati al servizio a pagamento.
70, la percentuale delle persone che provano il servizio decidono di abbonarsi.
90, la percentuale di soddisfazione degli abbonanti.
60, le ore di utilizzo medio mensile di Deezer Premium+.
8, gli anni di successo dal giorno del lancio del,a startup, nel 2007.

Ho voluto confrontarmi con Laura su questa evuluzione e queato è il risultato del nostro confronto.

Qual è la forza di Deezer?

“Deezer, nonostante sia il primo servizio di streaming di musica di portata mondiale, ha un’attenzione quasi maniacale alla caratterizzazione del servizio nei Paesi in cui opera.
Questo garantisce la disponibilità di un catalogo tra i più completi a livello globale e un’offerta ritagliata su abitudini e tradizioni del Paese. Tutto ciò è possibile grazie ad un team di editor, che agisce localmente in ogni country o area geografica in cui Deezer è presente e ascolta – ogni settimana – tutte le nuove release delle case discografiche.

La musica proposta sulla nostra piattaforma è poi il frutto di un algoritmo che riesce a proporre il meglio dell’uomo e della macchina, grazie al mix di suggerimenti che derivano sia dagli ascolti precedenti che dai contenuti proposti di nostri editor, aumentando così l’orizzonte della scoperta. Ne è un esempio Flow, una funzionalità rivoluzionaria che crea un canale radio personalizzato con una selezione di musica preferita, senza limiti di tempo.

Inoltre, la user experience di Deezer è più semplice e immediata essendo più grafica, caratteristica molto rilevante quando si parla di servizi innovativi.

Da ultimo, Deezer è sempre all’avanguardia: abbiamo dimostrato spesso di arrivare per primi a sfruttare le ultime frontiere della tecnologia. Il nostro obiettivo è quello di rompere le barriere di accesso alla musica, per questo abbiamo scelto innanzitutto di essere disponibili sul web, garantendo l’accessibilità al servizio anche dall’ufficio o da un qualsiasi pc, prima di sviluppare un app anche per desktop. Per lo stesso motivo siamo sempre “on time” nel rilasciare app per i nuovi sistemi operativi o nuove funzionalità per il servizio. L’ultimo esempio è il nostro lancio, oggi, dell’integrazione con Google Chromecast, la chiavetta che consente di fruire dei contenuti disponibili sullo smartphone direttamente sulla TV di casa, rendendo quest’ultimo un telecomando”.

In che cosa consiste la “human curation” di cui Deezer va orgoglioso?

“La human curation è la caratteristica fondante di Deezer, un’ intuizione già caratterizzante ma che sarà sempre più importante man mano che il mercato diventerà più maturo, perché gli utenti saranno sempre più esigenti. Il nostro team di editor lavora quotidianamente per aggiornare i contenuti proposti, per mantenere il catalogo completo e dare il giusto risalto a quello che succede di interessante nel mondo della musica. Promuoviamo artisti di ogni genere musicale, anche indie, e diamo sempre un po’ di spazio ad artisti emergenti perché la scoperta di nuova, buona musica non si fermi mai”.

In che modo servizi come Deezer possono integrarsi con altri canali di comunicazione online e ottenere viralità anche in momenti di intrattenimento offline?

“Deezer è integrato al 100% con Facebook e Twitter, perché la musica è per sua natura “social”: è il primo contenuto condiviso in rete. Quindi la viralità si ottiene facilmente consentendo ai clienti, oltre che di collegarsi e seguire i propri amici su Deezer, di condividere la musica che ascoltano, sia online che offline.

È chiaro che la modalità offline è più intima perché non richiede la connessione alla rete, ma concorre agli ascolti del cliente quindi è comunque tracciata tra le informazioni del profilo di chi segui o di chi ti segue”.

Ritieni che business model di servizi in streaming come Deezer permetteranno ricavi importanti affinché il settore possa essere sostenuto nel lungo periodo? Quali sono gli attori di questa filiera a guadagnarci di più?

“Il business model dei servizi di streaming funziona su larga scala. Il margine unitario di questi servizi è infatti basso, dato che la gran parte dei ricavi viene girata alle case discografiche e alle collecting society.

Quindi, la chiave di volta sta nei volumi: solo con i grandi numeri si può avere un business profittevole. Per questo è molto importante essere global, come Deezer che è aperto praticamente in tutto il mondo.

In questo modo, la somma dei clienti world-wide aiuta a creare la massa critica sufficiente.
Relativamente alla spartizione dei guadagni, credo che tutti dovremmo spingere perché a guadagnarci di più siano gli aventi diritto finali, ovvero gli artisti e gli autori”.

Cosa significa, dal punto di vista di chi si occupa di musica in questo momento, fare cultura digitale?

“La cultura digitale del Paese è fondamentale per chi si occupa di musica e non solo. L’Italia è ancora piuttosto indietro e per fare education sul mercato servono diversi elementi: servizi semplici da utilizzare, molta comunicazione e offerte che abbattano la principale barriera alla possibile curiosità degli utenti di provare nuovi servizi: il prezzo.

Bisogna quindi investire in comunicazione, usabilità e nel sovvenzionare in parte il costo del servizio, come si fa con l’approccio Freemium, che consente un accesso totalmente gratuito anche se con alcune limitazioni di servizio e poi l’accesso al servizio completo grazie al pagamento di un canone di abbonamento.

Dal punto di vista delle istituzioni, invece, è necessario sensibilizzare i consumatori ad un utilizzo legale e consapevole dei contenuti digitali”.

Domanda provocatoria: tra pirateria e Siae, chi danneggia di più il business musicale? Qual è la riforma più urgente di cui abbiamo bisogno?

“La cultura digitale, a mio avviso, deve essere guidata sotto molti punti di vista sia da entità istituzionali che dall’industry stessa.
Quindi, via al lavoro di innovazione sia degli strumenti di controllo della pirateria che di riscossione dei diritti.

Per avere, dopo l’equo compenso, un sistema di compenso aggiornato, affidabile e, infine, equo. Il dibattito in questi giorni è molto caldo: e questo potrebbe essere il punto di partenza per cominciare un dialogo costruttivo relativamente al tema della massimizzazione dei ricavi”.

So che in pentola bolle qualcosa di importante e che nei prossimi mesi ci aspettano sorprese da parte di Deezer: un’anteprima esclusiva per Ninja Marketing?

“Deezer è da sempre all’avanguardia in termini di arricchimento delle funzionalità e di miglioramento della customer experience. Lo dimostra da ultimo il lancio dell’integrazione con Google Chromecast.

Anche in questa occasione abbiamo dimostrato di essere attenti a raggiungere i clienti su tutti i device che sia collegabili alla rete, mantenendo il nostro obiettivo di rompere le barriere di accesso alla musica. Per il prossimo futuro, chissà, magari parleremo di qualche importante novità anche a livello Italia…”

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