Raccontare una storia: 7 consigli da grandi scrittori

Qualche suggerimento da chi di storytelling se ne intende!

Storytelling

Cos’è una storia? È da considerare come una macchina, un qualcosa di costruito da pianificare passo dopo passo, o come una creatura vivente, in continua trasformazione?

Sul web si trovano decine e decine di articoli che raccolgono consigli su come costruire una storia, ma chi potrebbe spiegarci il mestiere dello scrittore meglio di autori come George Martin o Neil Gaiman?

Il libro Wonderbook: The Guide to Creating Imaginative Fiction di Jeff Vandermeer è una guida alla scrittura creativa che raccoglie i suggerimenti dai più famosi narratori contemporanei e noi ve ne vogliamo proporre qualcuno: ecco 7 consigli da chi di scrittura se ne intende!

Racconta, non mostrare

L’espressione “Mostra, non raccontare” (“Show, don’t tell“) è utilizzata come raccomandazione per gli scrittori che fanno un uso eccessivo di spiegazioni e commenti a discapito dell’azione e dei dialoghi. Il lettore si sente più coinvolto se vede la scena schiudersi di fronte a sé, senza troppe interferenze dello scrittore.

Secondo Kim Stanley Robinson, autore della trilogia Mars,  questa idea è stata però messa da parte 40 anni fa con la pubblicazione di Cento anni di solitudine di Gabriel Garcia Márquez, ma in minima parte è ancora seguita. L’autore ritiene  che “la roba interessante di solito si trova in quella che viene chiamato esposizione, cioè la scrittura su ciò che non siamo noi”.

L’importanza di chiamarsi…

Lo scrittore e sceneggiatore Neil Gaiman, sottolinea l’importanza di un buon nome per descrivere la genesi del protagonista del suo romanzo American Gods.

“Il suo nome doveva essere descrittivo. Ho provato a chiamarlo Lazy, ma non sembrava gli piacesse, così l’ho chiamato Jack, ma non gli piaceva neanche questo. Ho provato ogni nome in cui mi sono imbattuto cercando tutti quelli impressionati nella mia testa. Era come cercare il nome di Tremotino. Ha finalmente ricevuto il suo nome da una canzone di Elvis Costello […] È la storia di due uomini che si chiamano Shadow e Jimmy. […] Una volta trovato il nome, ero pronto a cominciare”

Costruisci un solido background

Stant Litore, autore della serie Zombie Bible, si pone tre domande durante la creazione di personaggi: quale momento ha definito il rapporto del personaggio con i suoi genitori, quale momento ha definito il suo più grande desiderio, e quale momento ha definito la sua più grande paura.

Litore spiega: “Questi tre momenti sono tutto ciò che mi serve, perché mi dicono da dove il personaggio proviene, quello che vuole e cosa lo  trattiene. ”

Lascia le impurità

Charles Yu, autore di How to Live Safely in a Science Fictional Universe consiglia di non limitarsi a raccontare solo le cose belle ed apparentemente perfette e di dare spazio anche alle impurità.

Spiega: “I lettori vogliono sapere come i calzini del padre del protagonista contrastano con i suoi stinchi bianco pallido. Vogliono sapere i titoli dei libri strani che rivestono le pareti del suo studio. Vogliono sapere che suono fa quando russa.”

Anche se questo tipo di informazioni rendono la narrazione meno liscia, meno bella e non si sa bene a cosa servano è giusto fornirle.

Sei un Architetto o un Giardiniere?

Lo scrittore più amato e odiato degli ultimi anni autore del ciclo Cronache del ghiaccio e del fuocoGeorge Martin, divide i narratori in Architetti e Giardinieri.

L’Architetto fa progetti ancora prima di fissare il primo chiodo, progetta tutta la casa, dove saranno i tubi, quante stanze ci saranno e quanto sarà alto il tetto.

Il Giardiniere,invece, scava un buco e pianta un seme, poi lo irriga con il suo sangue e il sudore in attesa di vedere cosa succederà. Non è del tutto casuale, perché ovviamente il giardiniere sa quello che sta piantato, a meno che non arrivi una diversa ispirazione a sorpresa, ma ha sempre un’idea generale di quello che sta facendo.

Martin confessa: “Io sono decisamente un Giardiniere”.

Deforma il familiare

Il vincitore del Premio Pulitzer Junot Diaz dice che i suoi racconti in prima persona lo portano a spingersi oltre l’esperienza personale.

Spiega: “Non sono mai stato in grado di scrivere direttamente su cose che accadono a me. Ho bisogno di deformarle in modo da renderle strane per me”.

Parla con la gente

Lauren Beukes è stato lodato dalla critica per il suo romanzo noir di fantascienza Zoo City, il cui protagonista è un ugandese ex drogato.

Beukes dice: “Non ho molta pazienza per gli autori che sono troppo pigri per fare ricerca… Cultura, razza, sessualità e lingua sono elementi che modellano le nostre esperienze. L’unico modo per rendere un’esperienza credibile è effettuare delle ricerche, attraverso i libri o blog o documentari o giornalistica o, più importante ed ovvio, parlando con la gente. “

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