Corporate barter al servizio delle PMI

In Italia crescono i circuiti per il baratto tra imprese, non solo come strategie per combattere la crisi

corporate barter L’espressione Corporate Barter viene utilizzata per qualificare scambi di merci o servizi tra aziende, sottoforma di baratto. Nessuno però utilizza la parola baratto, si parla invece di business, network, commerce, exchange, passando per qualche termine italiano per identificare il cambio, cioè moneta virtuale piuttosto che complementare. Non si tratta percià di una novità.

I circuiti di corporate barter italiani

corporate barter italiani Il primo circuito attivo, dal 2010, in Italia è Sardex, dedicato alle attività commerciali sarde, a cui si sono poi aggiunte molte altre attività. Per elencarne solo alcune abbiamo Visiotrade e iBarter nata a Torino, Bexb a Brescia, Cambio Merci nata a Napoli, fino alla neonata Bartex nata a Monza Brianza.

Oltre ad avere una sede centrale in diverse città, sono svariate le caratterizzazioni di ogni realtà. Ad esempio nel caso di BEXB ogni azienda iscritta ha un solo fornitore e un solo cliente, tutta la fatturazione viene centralizzata, portando a dei volumi ovviamente superiori rispetto ai concorrenti che fatturano solo la percentuale di provvigione. Visiotrade è meno corporate, ci sono infatti molte attività commerciali al dettaglio, dal parrucchiere al negozio di abbigliamento. iBarter ha un’interfaccia utente ad una presentazione dei servizi molto chiara, rivolgendosi parallelamente a privati e partite iva. Cambio Merci, presente alla Fiera delle start up nel 2013, non è iscritta al registro delle start up, ma è la più attiva nell’ecosistema dell’innovazione e sui social network, rendendo visibili gli ultimi annunci inseriti anche ai non iscritti al portale. Ultimi arrivati, ma con una notevole esperienza nel bartering system e nel mondo ICT, i fondatori di Bartex hanno da subito siglato partnership strategiche con associazioni tra cui Italia Startup.

La differenza rispetto al passato riguarda le modalità con cui le pmi italiane stanno implementando strategie dedicate dedicate al Corporate Barter, iscrivendosi a più di un network, non limitandosi quindi al classico esempio delle giacenze di magazzino, operando bensì in compensazione (termine utilizzato per indicare questo tipo di transazioni) per crescenti quote di fatturato. servizi alle pmi Ma come funziona tecnicamente per un’impresa che si vuole iscrivere ad un circuito? Dopo una serie di verifiche e analisi, che rispetto a quelle bancarie non mirano a verificare la liquidità dell’azienda, bensì la solidità in termini di giro d’affari e credibilità sul mercato, si passa al pagamento della tassa di iscrizione e all’assegnazione di un fido. Sia il pagamento della tassa, che l’assegnazione di fido sono in funzione delle classi di fatturato. Una volta attivata la posizione nel circuito, l’azienda può iniziare a comprare qualsiasi prodotto dalle altre aziende del circuito.  Ad ogni acquisto verrà scalato il fido, non dovrà pagare in euro, se ma venendo i propri prodotti o le proprie competenze, senza essere ovviamente pagata in euro ma con un incremento del proprio monte fido.

Il business model dei circuiti corporate barter

circuiti corporate barter Il circuito guadagna una percentuale sugli scambi effettuati, proprio come fosse un agente di intermediazione commerciale. Gli unici costi sono quindi l’intermediazione ad il pagamento della tassa d’iscrizione, non vengono infatti applicati interessi sull’esposizione con moneta complementare. Quello che sorprende è come le piccole medie imprese abbiano sviluppato strategie ad hoc per questa nuova modalità di business. Occorre infatti dedicare del tempo agli iscritti sia dal lato fornitore che dal lato cliente, nonostante ci siano dei trader a disposizione per ogni azienda. Alcuni servizi particolarmente utili per le PMI sono ad esempio il recupero crediti e i profili personali. Con il recupero crediti, si intende l’iscrizione al circuito di un debitore, che rinuncia a parte del proprio fido che viene contestualmente accreditato all’iscritto che vanta il credito. Mentre l’ultima tendenza riguarda il passaggio ad una forma quasi al dettaglio nelle transazioni, potendo cedere parte del proprio fido ai dipendenti, come se fossero dei singoli affiliati.

I profili personali

Nonostante possa sembrare che le esigenze di un privato siano differenti rispetto a quelle di un’azienda, sono proprio i circuiti che regolano entrambe le tipologie di transazioni ad avere maggior successo. La potenzialità del coinvolgimento dei dipendenti come utenti privati, oltre ad incrementare notevolmente il giro d’affari per i trader, porta alla convergenza di interessi e di conseguenza ad uno sviluppo più consapevole delle opportunità commerciali. L’apertura di credito verso un dipendente può riguardare per esempio un premio aziendale che in altre circostanze sarebbe stato difficile concedere.

Può avvenire attraverso la creazione di un profilo dedicato o addirittura come previsto da alcuni circuiti, con la consegna di un’apposita carta di credito utilizzabile direttamente presso le attività commerciali aderenti.

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