Cinque business model per l'open hardware

Alcuni suggerimenti sui modelli più diffusi per lo sviluppo del nascente open source market

Era impensabile che un gruppo di volontari part-time desse il via ad una vera e propria rivoluzione. Eppure il progetto Linux, nato da una piccola comunità di programmatori, oggi è alla base di Android, utilizzato da milioni di smartphone e tablet ed installato sui server delle più importanti aziende del mondo.
Nel 1991 Linus Torvalds e il suo team hanno rivoluzionato il mondo dei software diventando tra i maggiori responsabili dell’esplosione della Web Economy.
Grazie a Linux il mondo si è liberato dai software proprietari ed ha intrapreso la strada dell’open source, “L’open Source way”.

Anche il mercato dovrà farci i conti

Tutti i segnali ci portano a dire che nei prossimi anni ci sarà un’accelerazione sulla grande way dell’open source e che sarà portata questa volta dall’hardware.
Da Novena, piattaforma per un computer portatile con hardware open source ad Arduino, il dispositivo ormai famoso in tutto il mondo, i progetti open hardware si moltiplicano, cominciando a far breccia nel mercato e costringendo alcune grandi corporation, si veda Intel o Ara di Motorola (Google), a fare i conti con la nuova via.

Problemi e nodi irrisolti

La differenza fondamentale tra il software e l’hardware open source sta nei costi di produzione: azzerati nel primo caso, fissi e incancellabili nel secondo.
Ciò porta a una serie di difficoltà nello sviluppo sul mercato dell’uno rispetto all’altro e ci spinge a cercare altri eventuali problemi e nodi irrisolti del “nonostante tutto” nascente open hardware market.

Intanto qualsiasi concorrente può copiare il tuo prodotto e distribuirlo a costi minori.
Se il progetto viene sviluppato da una comunità di makers, c’è il serio rischio che rimanga nella nicchia dei geniacci, solitamente con competenze tecniche di gran lunga superiori alla media e disinteressati alle comuni esigenze di utilizzo della massa.
Non brevettando difficilmente si arriva a beneficiare di economie di scala, quindi oltre al costo di sviluppo c’è anche un minore introito potenziale.

Cinque modelli di business praticabili


A Fronte di questi problemi si sono sviluppati modelli di business innovativi o sempre più specifici per il settore.

Vendita del prodotto

L’utente può scegliere se acquistare dall’azienda madre o da qualche competitor copione il prodotto che gli intersse o, seguendo il Diy (do it yourself) farselo da sè.

L’utente è spinto ad acquistare dalla casa madre per varie ragioni, in primis la maggiore qualità, la cura nella documentazione, l’assistenza tecnica, e la garanzia che il prodotto venga aggiornato continuamente.
Inoltre le aziende attive nell’openhardware solitamente utilizzano le proprie community o si inseriscono nelle community sfruttandole come vere e proprie leve di marketing (vedi Intel&Arduino sul progetto Galileo).

CrowdFunding

Kickstarter e Indiegogo docet, dove in 40 giorni puoi ritrovarti con un bel po’ di soldi per commercializzare ed industrializzare la tua idea.

Altri business model

Inoltre, si possono generare revenue dalla propria idea di business attraverso la vendita di prodotti complementari coperti da brevetto, oppure utilizzare un marchio registrato per il quale si richiede il pagamento dei diritti ogni volta che viene utilizzato, o ancora, attraverso la vendita di servizi legati all’utilizzo del prodotto, come formazione, consulenza o vendita di manuali per utilizzare al meglio il prodotto.

Certo, questo è solo l’inizio, ed altri saranno i business model che si svilupperanno con questa rivoluzione e che ci porteranno dritti dritti verso l’’internet of things e la comunicazione tra gli oggetti del nostro quotidiano, ma è proprio grazie all’ open hardware che saremo liberi di interagire con la tecnologia senza passare per forza per delle società che hanno sede in California.

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