Imran Amed, intervista al founder di The Business of Fashion

Ha iniziato a scrivere per il grande, globale, potente business della moda, oggi il suo sito è una risorsa e una fonte indispensabile di notizie e analisi sul settore

Fabio Casciabanca
Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

 

Imran Amed è un ex consulente di gestione che ha applicato le sue abilità analitiche ad un campo creativo, individuando una fetta di mercato nel settore della moda.

Così ha iniziato a scrivere per il grande, globale, potente business della moda su The Business of Fashion.

Oggi il suo sito è una risorsa e una fonte indispensabile di notizie e analisi sulla  moda, utile per creativi, dirigenti e imprenditori del settore. E ‘stato anche chiamato “The Economist of Fashion“, un nomignolo decisamente importante per una giovane pubblicazione avviata da qualcuno con nessuna precedente esperienza in un campo molto selettivo, che è già una comunità affiatata.

Abbiamo chiacchierato con Amed dal suo ufficio di Londra e abbiamo scoperto come la tecnologia sta cambiando la moda; il team di The Business of Fashion cura anche un magazine settimanale su Flipboard, con recap e news, e una rivista chiamata The Spotlight, che presenta i designer emergenti.

 

Entrando in un settore decisamente nuovo per te, cosa hai dovuto imparare in fretta?

Non sapevo molto sull’industria del fashion, ma mi è stato subito chiaro che in questo settore tutti conoscono tutti. Ho sfruttato ogni interazione come una grande opportunità per imparare. Da outsider ho cercato di applicare valori che considero essenziali e con i quali opero normalmente: mantenere le promesse, trattare tutti con rispetto, chiedere scusa quando si commette un errore.

Imran Amed, cos’è The Business of Fashion? In cosa sta cambiando il mondo della moda attraverso le nuove tecnologie?

Questa industria ha un prodotto “fisico”, non esiste una versione Mp3 di un abito o di una borsa, quindi l’impatto è stato meno significativo rispetto ad altri settori, quali l’industria della musica. Quello che è davvero cambiato non è il prodotto nelle sue caratteristiche, ma il modo in cui il consumatore scopre il prodotto, lo osserva, ne discute. Tutto questo si è davvero trasformato, così come le transazioni.

Una volta la moda e il suo mondo erano riservati ad una élite di persone, ora tutto il settore si rivolge al consumatore, che può guardare, commentare, discutere. Il fatto di poter acquistare una borsa da cinquemila dollari da uno smartphone e riceverla il giorno dopo a casa ha modificato drasticamente il mercato.

 

 

Quale strategia ritieni al passo dei tempi per il 2014?

L’ idea che le tecnologie mobili consentano ai consumatori di avere tutte le informazioni che desiderano su un prodotto nel palmo della mano, anche se fanno shopping in un negozio fisico. Devono poter valutare i prodotti disponibili,  confrontarne i prezzi negli altri store e anche online.

Questo tipo di consumatore connesso, con tutte le informazioni a portata di mano, impone ai brand di intensificare la presenza e l’osservazione sui social: quello che un utente vede su Instagram potrebbe poi volerlo acquistare in negozio oppure online. Il consumatore, nel decidere l’acquisto, sfrutta diversi canali di informazione, valutazione, confronto. È il consumatore multichannel, e la grande scommessa per le aziende sarà quella di connettersi a tutti questi canali.

Instagram sembra essere uno dei principali canali di scoperta per chiunque sia interessato alla moda. Quando Facebook è diventato così popolare, c’erano un sacco di persone che mi giurarono che non avrebbero mai utilizzato i social media. Questo fino a quando  è arrivato Instagram con la semplicità della user experience e la possibilità di commentare le foto. E ‘piuttosto notevole.

 

 

Come fa qualcuno con non molta esperienza tradizionale a diventare un blogger di spicco del mondo fashion? I produttori come stanno affrontando questo fenomeno?

La moda è un settore che comunica con parole e immagini ma anche con i testi, che è il modo più semplice per utilizzare un social media. Questi tipi di piattaforme hanno certamente fornito l’occasione ad individui precedentemente sconosciuti di mostrare il proprio punto di vista o il proprio talento, ed è stato sorprendente vedere persone che  tutto ad un tratto sono diventate molto più importanti degli “utenti esperti“. Non dobbiamo nemmeno più distinguere tra un blog di alto profilo e il mainstream dei media : sono tutti parte di un processo di moda, è solo un nuovo canale che l’industria ha a sua disposizione per dialogare con i consumatori .

Cosa ti piace leggere?

Io sono un consumatore piuttosto vorace di media , non solo di media del settore  moda, intendiamoci, ma di media del mondo della tecnologia e del business, e altre cose che mi interessano anche di tipo molto diverso.

La maggior parte dei contenuti mi arriva dalla mia pagina di Facebook, attraverso il mio feed Twitter o Flipboard. Seguo tutti da The Economist e Bloomberg BusinessWeek passando per V Magazine a Wired e TechCrunch.

 

 

Stare al passo con tutto sembra stressante. Come stacchi la spina?

Meditazione. Qualche anno fa ho frequentato un corso di meditazione piuttosto intenso e da allora è il mio approccio preferito per rilassarmi. E poi mi concedo le ferie, come tutti.

C’è una città che consideri speciale quando si parla di moda e street syle in particolare?

Montreal. E lì che ho preso il “virus” della moda, le persone esprimono la propria individualità anche attraverso il modo di vestire, in maniera davvero coraggiosa.