Click, condivisioni, banner e Native Advertising: 4 miti da sfatare sul web

Tony Haile, data analyst, sottolinea l'importanza di un'accurata analisi dei dati per conoscere meglio i nostri utenti

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Credits: Instant Vantage

Credete che la comunicazione online non abbia più segreti per voi? Dopo la lettura di questo articolo, vi ricrederete!

Tony Haile è il CEO di Chartbeat, un’azienda che analizza i dati sul traffico web di oltre 4.000 tra i maggiori brand e portali di informazione. In un recente articolo su Time.com Haile, dati alla mano, ha smascherato una serie di falsi miti, costringendoci a mettere in discussione tutto ciò che pensavamo di sapere del web.

Mito 1 – Leggiamo tutti gli articoli su cui clicchiamo

Il click, ormai, non è più l’unità di misura del successo su internet. Eppure pensiamo ancora che i contenuti più popolari e coinvolgenti siano quelli più cliccati, che il successo di un portale sia determinato dalle pageview. Beh, non è così!

Analizzando il comportamento di oltre 2 miliardi di utenti, Chartbeat ha scoperto che uno su tre trascorre meno di 15 secondi su ogni pagina. Per dire, il lettore medio non sarebbe arrivato neanche a questo paragrafo.

Gli editor dei portali di informazione pensano di aver capito come scrivere titoli sensazionali, che convincano gli utenti a cliccare. Ma i dati parlano chiaro: tra gli articoli più apprezzati non ci sono gossip o classifiche, anche se hanno un numero più elevato di click. Le pagine su cui la gente passa più tempo sono quelle che contengono notizie di attualità.

Molti pensano che, se un articolo genera traffico, allora non importano questi dettagli. Ma non è con i link-bait che si fidelizza il pubblico; una storia che convince il lettore a ritornare vale più di mille click.

Mito 2 – Più leggiamo, più condividiamo

articoli letti e condivisioni

Se i click non ci aiutano a determinare il successo di un contenuto, forse conviene prendere in considerazione le interazioni. Like, tweet e condivisioni sono un’unità di misura abbastanza affidabile, giusto? Sbagliato!

Sono pochissime le persone che compiono azioni di questo tipo. Basti pensare che, tra gli articoli monitorati da Chartbeat, la media era di un tweet e otto “mi piace” ogni 100 visualizzazioni. E anche in questo caso l’analisi dei grandi numeri ci rivela la triste verità: non c’è nessun collegamento tra il numero di condivisioni di un articolo e il grado di attenzione che gli utenti gli dedicano.

Mito 3 – Il Native Advertising è la soluzione a tutto

native advertising vs normal content

Per Native Advertising si intendono quelli annunci pubblicitari costruiti in modo da mimetizzarsi con i contenuti di un sito, come ad esempio i post promossi sui social network, o gli articoli sponsorizzati su blog e portali. Per molti esperti si tratta di una tecnica molto promettente, eppure i dati dicono il contrario.

Se di norma due terzi degli utenti si soffermano per più di 15 secondi su un articolo, quando si tratta di articoli sponsorizzati il numero scende a un terzo.

Ma non bisogna fare di tutt’erba un fascio. Ci sono siti, come Gizmodo, che sono riusciti a creare articoli sponsorizzati che si integrano perfettamente con gli altri contenuti e che generano anche gli stessi volumi di traffico.

Mito 4 – I banner non funzionano

posizione ideale dei banner

Se si tratta di attirare click e portare visite al tale sito, allora è vero, ma se si parla di banner che pubblicizzano un brand le cose cambiano. L’efficacia di un banner è determinata dal tempo e dall’attenzione che gli viene dedicata, non certo dal numero di click.

Perché un banner funzioni ci vuole innanzitutto una grafica d’effetto. Poi bisogna posizionarlo nel posto giusto, in modo che attiri l’attenzione dell’utente. Molti preferiscono mettere i banner in alto, pensando che sia la collocazione migliore, ma la verità è che gran parte dei lettori scorre velocemente in basso alla ricerca dei contenuti. La posizione ottimale è un po’ più in basso, che è il punto su cui lo sguardo si sofferma più a lungo.

Cosa possiamo imparare da queste osservazioni? Che il web è in continua evoluzione e che il segreto per restare al passo è prestare attenzione a questi piccoli cambiamenti. Ma soprattutto ribadiscono l’importanza di un’analisi accurata dei dati, che ci permette di conoscere in dettaglio i gusti e i comportamenti del nostro pubblico (e di non farci ingannare dai falsi miti).

 

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