Y Combinator, Paul Graham lascia la guida a Sam Altman

Fabio Casciabanca

Editor Business Ninja Marketing

Paul Graham, cofounder di Y Combinator, ha spiegato prima sul suo blog e poi sul palco del Lauch Festival la sua decisione di dimettersi da uno dei più efficaci acceleratori della Silicon Valley. Vuole “riavere indietro il suo cervello”.

Y Combinator è l’esempio per eccellenza a cui ispirarsi per la creazione di un incubatore, e non solo perché dalla sua fondazione nel 2005 ad oggi ha incubato startup del livello di Dropbox e Wepay, oltre a diverse società di grande successo nella Silicon Valley.
Anche il CEO, Paul Graham, è stato finora riconosciuto a livello internazionale come l’iniziatore di una modalità vincente per costruire startup, tanto che il programma di tre mesi di Y Combinator è considerato un’esperienza più importante e che conferisce maggior valore rispetto a qualunque master.

Sam Altman sarà la nuova guida

In maniera inaspettata però Graham ha annunciato che Y Combinator avrà un nuovo presidente. Secondo il CEO, solo senza doversi più preoccupare di far girare bene Y Combinator potrà dare un contributo migliore all’acceleratore.
La nuova guida sarà Sam Altman, ex amministratore delegato di Loopt, la social app che permetteva la connessione degli utenti con le loro community attraverso una localizzazione tramite smartphone, acquistata per 43 milioni di dollari nel 2012 e poi fallita.

Per Y Combinator è il momento di un restart

Secondo alcuni Altman sarebbe proprio come un Paul Graham, ma “con meno fascino social e inferiori competenze informatiche”. Mentre altri sostengono che Altman sia molto sicuro di sé e delle sue idee.
Graham ha riconosciuto apertamente che questo è il momento per giusto per un restart di Y Combinator , “perché YC ha bisogno di crescere” . Solo Altman può aiutare l’acceleratore in questo momento di transizione, secondo Graham.

Se sta diventando normale avviare una startup, ha spiegato l’ormai ex-CEO, tra dieci anni ci saranno molte più startup di quelle che ci sono adesso, e se Y Combinator vuole finanziarle, è necessario iniziare a crescere in maniera proporzionalmente maggiore di quanto si stia facendo rispetto alle startup. C’è un grosso cambiamento in atto, ha ribadito Graham, e questa è l’unica strada per assecondare questo cambiamento.

Le “colpe” di Graham e dei media dietro il passaggio

Ma ci sarebbero anche altre motivazioni dietro al semplice problema della crescita.
Si tratterebbe in pratica di un problema di reputazione rispetto agli investitori, non troppo inclini a finanziare i progetti incubati da Y Combinator, anche a causa di un rapporto non proprio idilliaco con i media. Più volte, infatti, giornali e blog hanno riportato presunti commenti discriminatori verso le donne, che con leggerezza Graham avrebbe fatto nel corso di alcune interviste, sostenendo in pratica di non offrire un trattamento preferenziale a compagnie fondate da donne per l’ingresso nell’incubatore e addirittura scoraggiando le donne a fondare compagnie, perché prive di un adeguato background tecnologico. Un commento quantomeno sospetto di strumentalizzazione per uno che con una donna, sua moglie Jessica Livingston, ha fondato proprio Y Combinator.

Insomma, a conti fatti, la scelta di Graham sembra più una strategia comunicativa, che in altri contesti si potrebbe definire politica, per “ripulire” l’immagine di Y Combinator, che per colpa del suo fondatore o per causa di una generalizzata invidia si è attirata i commenti negativi dei media. Gli stessi che condizionano anche le scelte degli investitori.

[Photo credits: Gabor Csell/ Kevin Hale]