Andy Warhol: il padre della Pop Art di nuovo a Milano

Le opere di Andy Warhol protagoniste di una monografia realizzata nell'ambito della programmazione dell'Autunno Americano

Self portrait, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Andy Wahrol, il padre della Pop Art, è tornato a Milano – città particolarmente cara all’artista americano che per la prima volta accoglie una sua monografia – con una mostra ospitata all’interno delle sale di Palazzo Reale (dal 24 ottobre 2013 fino al 9 marzo 2014) curata dal collezionista privato Peter Brant con il contributo di Francesco Bonami, promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano e prodotta da Palazzo Reale, 24 Ore cultura – Gruppo 24 Ore  e Arthemisia Group nell’ambito della programmazione dell’Autunno Americano.

Brillo Box Pads Box, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

L’esposizione si snoda attraverso diverse sale, presentando l’uomo dietro l’artista. Non solo la star del mondo dell’arte e del mercato ma anche il Warhol intimo, l’amico e l’uomo. Artista e comunicatore,  capace di guardare a tutto ciò che lo circondava con curiosità e di inserire nelle sue opere riferimenti popolari provenienti dalla tv, dal cinema, dai fumetti e dalla vita di tutti i giorni.

Self-portrait (green), courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

La sua arte è diretta, provocatoria e commerciale, di fronte allo sguardo dell’artista tutte le persone sono uguali. Per lui la bellezza è ovunque, bisogna solo riuscire a coglierla per  trasmettere a tutti la potenza dirompente del quotidiano.

La prospettiva si ribalta: non più un’arte elitaria ma popolare, Pop Art per l’appunto.

Jean-Micheal Basquiat, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Diverse e curiose le tematiche preferite che ricorrono nelle sue opere: le icone  del nostro tempo – le celebrità, prodotti iconici come la Coca Cola, personaggi noti anche molti distanti dalla sua filosofia come Mao Tze Dong, ma anche il dollaro solo per citarne alcuni – la bellezza e la morte.

Skull, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Per lui tutto diventa spettacolo, il confine tra vita privata ed arte si fa labile nella serie – inedita e mai vista prima in Europa – di Polaroid scattate in occasioni di party o si incontri nello studio dell’artista che ritraggono Andy Warhol così come diverse volti noti e non del mondo dello show business.

Ecco alcune delle opere più iconiche di Andy Warhol, esposte nelle sale di Palazzo Reale a Milano fino al 9 marzo 2014.

Silver Coke Bottles courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Una Coca Cola è sempre una Coca Cola e non c’è quantità di denaro che possa farti comprare una Coca Cola più buona di quella che l’ultimo dei poveraccia si sta bevendo sul marciapiede sotto casa tua. Tutte le Coca Cola sono sempre uguali e tutte le Coca Cola sono buone. Lo sa Liz Taylor, lo sa il Presidente degli Stati Uniti, lo sa il barbone e lo sai anche tu.

ANDY WARHOL

Shot Light Blue Marilyn, courtesy the Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Dorothy Podberm un’amica del fotografo Billy Name, tirò fuori dalla cintura una piccola pistola d’argento e sparò a quattro ritratti di Marilyn Monroe appoggiati uno sopra l’altro su un muro della Factory, lo studio di Warhol sulla East 47th street. La pallottola colpì il ritratto dell’attrice esattamente in mezzo agli occhi. Warhol mostrò questi ritratti con il titolo Shot Marylyn.

DAI DIARY DI ANDY WARHOL

Thirty are better than one, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Credo che tutti i quadri debbano avere le stesse dimensioni e gli stessi colori, in modo che siano intercambiabili, e nessuno pensi di avere un quadro migliore o peggiore. E se uno è un capolavoro, lo sono tutti. E poi anche se il soggetto è diverso si dipinge sempre lo stesso quadro.

ANDY WARHOL

Flowers, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Odio le domeniche: è tutto chiuso eccetto i fiorai e le librerie.

ANDY WARHOL

Liz #5, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, GT, USA

Liz Taylor ha cambiato la mia vita: anch’io ora ho i miei parrucchieri personali. Ho preso il mio amministratore, il mio fotografo, il mio redattore e la mia segretaria e ne ho fatto dei parrucchieri.

ANDY WARHOL

Red Elvis, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Alcune persone passano tutta la vita pensando a un particolare personaggio famoso. Scelgono un lui o una lei famosi e ci si fissano. Consacrano interamente la loro persona al pensiero che non hanno mai incontrato, o hanno forse incontrato una volta. Se chiedi a una persona famosa che genere di posta riceve, troverai che c’è sempre almeno una persona che le scrive costantemente e che ne è ossessionata.

ANDY WARHOL

Self portrait in drag, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

Una bellezza in fotografia è diversa da una bellezza dal vero; è difficile essere dei modelli perché si vorrebbe essere sempre come si viene in fotografia, ma ciò non è possibile. E così si comincia a copiare la fotografia. Con la fotografia entri per metà in un’altra dimensione.

ANDY WARHOL

One Dollars Bills, courtesy of The Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

L’America è veramente bella. Ma sarebbe ancora più bella se tutti avessero i soldi per vivere.

ANDY WARHOL

Mao, courtesy of the Brant Foundation, Greenwith, CT, USA

La cosa più bella di Tokyo è McDonald. La cosa più bella di Stoccolma è McDonald. La cosa più bella di Firenze è McDonald. A Pechino e a Mosca non c’è ancora niente di bello. 

ANDY WARHOL