Smokers La Serie Web: “Non tutto il fumo viene per nuocere” [INTERVISTA]

Quando la pausa sigaretta diventa ispirazione creativa per giovani talenti: intervista ad una degli sceneggiatori del gruppo "Smokers La Serie Web" e "Smokers Lab".

Continua il viaggio dei Ninja alla scoperta delle serie web e questa volta siamo alle prese con una giovane produzione campana che si è fatta conoscere per i suoi meriti anche in diversi Festival con il suo lavoro: Smokers La Serie Web.

Partiti da una dimensione low cost nel 2011, hanno costruito una vera e propria produzione che abbraccia cinema, televisione e musica.  Smokers la serie e Smokers Lab sono progetti artistici figli di giovani professionisti e della loro passione per il video.

Per parlarne abbiamo intervistato Florinda Martucciello, una componente del gruppo Smokers Lab e una degli sceneggiatori di  Smokers La Serie Web.

L’idea alla base della vostro webserie è incentrata sul raccontare come il fumo inganni l’attesa. In realtà il messaggio nasconde qualcosa di più profondo. Come nasce il progetto?

Abbiamo scritto qualcosa che sentivamo vicino. Tra un lavoro e l’altro, tra una cosa e l’altra, la nostra vita precaria è puntellata di pause, che a volte diventano molto importanti nello sviluppo del percorso stesso. Come nel caso di Sergio (protagonista della serie). Sono le pause, quelle stesse sigarette condivise che determinano, in un certo senso, la sua sorte. Il progetto nasce al tavolino di un bar dal soggetto di Luigi De Feo, Enrico Coppola e Livio Ascione, i quali hanno poi raccolto intorno a loro un gruppo di persone che con entusiasmo hanno lavorato alla realizzazione di questo ambizioso progetto.

La prima puntata è andata in onda a settembre del 2012: quante cose sono cambiate da allora nel concetto di web che le persone hanno?

La concezione della serie risale al 2011, anno in cui il territorio delle web serie era ancora abbastanza inesplorato. Purtroppo, quando non si hanno risorse economiche se non quelle delle proprie tasche, ci vuole molto tempo per racimolare le persone e i mezzi necessari e siamo arrivati al 2014. Oggi è cambiato il modo di vedere il web sia da parte degli utenti, sempre più partecipativi e sia da parte delle produzioni stesse, che hanno deciso di investire nella produzione web, per cercare di recuperare quella fetta di pubblico fatta da utenti e non più da telespettatori.
Dalla pura, scanzonata e libera espressione, Youtube è diventato sempre più simile ad un palinsesto televisivo. Quello di Youtube è il pubblico del futuro. Il web oggi è per le nuove generazioni il sistema culturale di riferimento, bypassando quella che deteneva prima questa posizione: la televisione.

Esiste la serie, ma esiste anche la produzione, Smokers Lab. Come è strutturata?

Smokers Lab è quello che ne è venuto fuori dopo aver realizzato la serie: un gruppo di giovani professionisti dell’audiovisivo alle prese con l’auto produzione. E sinceramente è alquanto destrutturata: ognuno fa quello che trova più congeniale alle sue conoscenze e caratteristiche. Essere indipendenti avrà anche i suoi pro! Sotto l’etichetta Smokers Lab vanno anche produzioni personali o di alcuni componenti del gruppo.

Vediamo come la musica sia molto importante per la serie, ma non solo: avete collaborato anche con importanti gruppi musicali della scena campana, come sono nate queste sinergie?

Diciamo che dopo la pubblicazione della serie, diversi gruppi ci hanno chiesto di collaborare. Questo chiaramente ci ha riempito di orgoglio e, in base a quello che ci sembrava più nelle nostre corde abbiamo alimentato questa sinergia. Il gruppo Rei Momo ci ha concesso un suo pezzo, Bianco non è stato mai il mio colore, per la puntata cinque. Ma molto proficuo è anche il rapporto con la band Malaparte, per la quale Enrico Coppola e Luigi De Feo hanno curato i video di alcuni pezzi dell’ultimo album, Impuro.

Finalisti al “Napoli Film Festival” e “Le quattro giornate del Cinema” a testimonianza che il lavoro di qualità non passa in sordina, è una speranza per i giovani che vorrebbero lavorare in ambiti complessi come il cinema e la tv?

È palese che, almeno quantitativamente, il numero delle autoproduzioni sia cresciuto esponenzialmente negli ultimi cinque anni. Purtroppo la favola del ‘prendi un cellulare e gira un film’ è stata subito sbugiardata dai risultati ma credo anche che, se l’idea funziona, le lacune tecniche dovute alla scarsezza dei mezzi possano essere sopperite dal contenuto.
I festival hanno il merito di dare attenzione a piccole realtà che magari su Internet hanno un loro pubblico ma che nella vita ‘reale’ sono totalmente ignorate.

Nel primo episodio vediamo una Fiat 500 blu. Chi è nato negli anni ’80 la ricorda bene! La serie è un po’ per questa generazione? Siamo tutti un po’ Sergio alla ricerca di qualcosa?

Qualche mio amico ha pensato che avessi accettato di partecipare a questo progetto solo per creare un epitaffio a quella 500 blu, che è stata in successione la macchina di mia nonna, mia madre ed infine la mia. Credo che non dobbiamo mai dimenticarci da dove veniamo, Sergio ci prova a cancellare le sue radici ma alla fine riuscirà ad accettarle e a metterle in valigia, insieme a tutto il resto. Ahimè quello che la generazione degli anni ’80 è costretta a cercare più frequentemente è un lavoro: ormai sempre più spesso sappiamo chi siamo, a volte sappiamo anche cosa vogliamo (abbiamo parecchio tempo libero per scoprirlo), ma abbiamo sempre meno mezzi per poterlo realizzare. Cambierà?

Progetti futuri in cantiere e collaborazioni? E soprattutto, quando uscirà la prossima puntata?

L’ultima puntata potrebbe uscire in primavera. La stiamo preparando come si scrive una lettera d’addio, insomma potrebbe anche non essere proprio un addio ma quando uno scrive una lettera, non sa mai come va a finire…

Mentre aspettiamo trepidanti  l’ultima puntata vi consigliamo di ingannare l’attesa con gli altri episodi: la loro durata è di cinque minuti, una piccola pausa dallo studio o dal lavoro, il tempo di una sigaretta o di un caffè per chi non fuma!

Buona visione 😉