Gli spot più belli e più brutti del Super Bowl XLVIII

Tutto quel che c'è da sapere sugli spot del 2014: in un solo post ecco i migliori e peggiori brand in campo!

Congratulazioni ai Seahawks. Quel che ci interessa adesso però è commentare gli spot, che per i Ninja sono gli unici veri protagonisti del Super Bowl! Si sa che si tratta dell’appuntamento più patriottico dello scenario pubblicitario americano ma quest’anno l’autocelebrazione americana ha toccato i picchi massimi.

Il filo rosso che scorre al di sotto del palinsesto pubblicitario del Super Bowl è quest’anno la geopolitica internazionale: abbondano i riferimenti alla guerra, alle crisi diplomatiche internazionali, allo scacchiere popolato da americani versus i cattivi. Oligarchi russi che minacciano di morte gli M&M’s, ingegneri tedeschi dotati di sederi arcobalenati, dittatori coreani che vogliono fare buona impressione sulla fidanzatina.

Apriamo la consueta carrellata che, come ogni anno, vi sintetizza il meglio ed il peggio per essere aggiornati prima della pausa pranzo!

GLI SPOT PIU’ BELLI

Jaguar – Rendez Vous – Spark 44

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Ultimamente nelle notizie di cronaca nera il brand Jaguar figura spesso – una veloce ricerca evidenzia Jag sequestrate a boss, pusher e criminali vari. Ok, i media l’hanno trasformato in un brand negativamente notiziabile. In una strategia comunicativa che ricorda lontanamente la capacità di Avis di trasformare i minus in plus, Jaguar spettacolarizza ancor di più il suo brand ancorandosi ai cattivi dell’industria cinematografica. It’s good to be bad, una scelta a dir poco interessante come concept.

Coca Cola – It’s Beautiful – Wieden & Kennedy

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Uno spot sicuramente controverso e dallo sfondo complesso, che dopo poche note fa capire immediatamente il messaggio di unità che Coca Cola vuole dare (e che aveva cominciato a diffondere al Super Bowl 2011 con le due guardie di confine in Border). La provocazione è qui politica e culturale, ma con uno stile comunicativo ben lontano dai tempi di I’d Like to Buy the World a Coke. E’ uno spot destinato a polarizzare l’audience, lo si odia o lo si ama. Lo inserisco tra gli spot positivi perché credo che il coraggio in pubblicità vada premiato.

Chrysler – America’s Import – Global Hue

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Si continua nel solco lasciato da Clint Eastwood ed Halftime in America. Quest’anno troviamo Bob Dylan e l’importante idea secondo cui idee, legacy e coolness americane semplicemente non si possono imitare. Colpisce la lunghezza forse eccessiva dello spot, anche qui troviamo una sottile presa di posizione contro il mercato automotive tedesco, ma il tono patriottico al Super Bowl è più che concesso ed apprezzato dall’audience.

Sodastream – Sorry Coke and Pepsi (censurato) – Humanaut

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Uno spot che ha fatto parlare di sé soprattutto prima del big match. Certo, da un lato c’è lo scontro archetipale di Davide contro Golia, un’azienda che punta a diminuire gli zuccheri e le bottiglie di vetro contro la lobby delle soda in lattina. Questo spot è stato censurato per la menzione di Coca e Pepsi mentre Scarlett Johansson si è trovata costretta ad abbandonare la sua posizione di ambassador per Oxfam proprio per supportare Sodastream, il cui stabilimento si trova un controverso territorio palestinese occupato dagli israeliani nella West Bank.

Pepsi – Soundcheck NYC – Mekanism

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Un piccolo originale spot cattura-attenzione prima del concerto di Bruno Mars nell’halftime.

Honda – Hugfest – RPA

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Da sottolineare che in ambito automotive quest’anno il Super Bowl è stato anche all’insegna del tema sicurezza – oltre agli effetti spettacolari ed epici. Bruce Willis protagonista di una serie abbastanza memorabile e collegato ad un hashtag risonante: #hugfest.

T-Mobile – No Contract No Worries – Butler, Shine, Stern&Partners

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Si sa che per gli operatori telefonici è sempre difficile emergere nel rumore della massa, figuriamoci al Super Bowl. T-Mobile ci riesce ingaggiando il celebre quarterback Tim Tebow, oggetto di svariati memi internettiani. Con una semplice operazione di Sensible Branding, T-Mobile lega la condizione di free agent senza ingaggio del giocatore alla facilità per gli utenti di abbandonare il proprio attuale contratto telefonico. Interamente a spese di T-Mobile. Anche qui, il merito è nella memorabilità delle scelte di prodotto e testimonial.

Squarespace – A better web – In house

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Un ironico e veloce spaccato sull’attualità del web, che posiziona il brand in un futuro migliore.

GLI SPOT PIU’ BRUTTI

Radioshack – The Phone Call – GSD&M

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Come utilizzare la nostalgia in maniera sbagliata.

Budweiser – Puppy Love – Anomaly

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Ti piace vincere facile.

Jeep – Restlessness – Richards Group

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Un inno alla vita, al movimento, alle sfide ed ai rischi. Storie di colpi di testa, adrenalina, determinazione. Peccato che il tutto stona con quei continui Do Not Attempt. Please Drive Safely. Professional Stuntman. Closed Road che per legge vanno inseriti sullo schermo. Una pubblicità schizofrenica (double bind, direbbe Bateson).

GoDaddy – Puppet Master – Deutsch

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Come copiare una hit virale (ricordate la ragazza che si licenziò su Youtube a ritmo di danza?) e spendere il budget per il Super Bowl.

Coca Cola – Going All The Way – Wieden & Kennedy

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Come non centrare il vero obiettivo, tanto nello sport quanto nella pubblicità, anche se hai un hashtag figo.

Axe – Make Love Not War – BBH

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Quest’anno il tema del Super Bowl sono i conflitti mondiali e la loro risoluzione. Axe ne parla in modo debole e quasi da principiante imbarazzante rispetto agli standard cui ci ha abituato.

Chevy Silverado – Romance – Leo Burnett

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Credo sia questo il peggior spot del Super Bowl 2014.

KIA – The Truth – David&Goliath

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Siamo ben oltre la data di scadenza di Matrix come citazione rilevante a fini pubblicitari.

GLI SPOT COSI’ e COSI’

T-Mobile – Kill Your Contract – Publicis and Riney

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Uno spot che vorrebbe fare il non convenzionale. Ma in realtà è solo una copia sbiadita del ben più riuscito Wasted 2 Million Bucks di E*Trade (1999!).

Budweiser – Hero’s Welcome – Anomaly

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La storia del soldato Chuck Nadd e del suo ritorno a casa, sponsorizzato da Anheuser-Busch. Anche in questo caso siamo davanti alla copia di uno dei tantissimi video di homecoming militari su Youtube. L’unica differenza qui è la grandezza della celebrazione e i famosi cavalli Bud. Era veramente necessario?

Volkswagen – Wings – Argonaut

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Peccato, si era partiti da una buona intuizione. O almeno credo, perché ricordo anch’io di aver aspettato da piccola il contachilometri sulla VW oltrepassare i 100,000. Poi tutto diventa un pretesto per farsi quattro risate cheap sugli ingegneri tedeschi. Strano non ci sia anche un cameo di Donovan di Indiana Jones e l’ultima crociata.

Doritos – Time Machine – Consumer generated

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Il marketing è fatto di aspettative. Doritos ci ha per anni abituato all’idea della pubblicità in crowdsourcing, regalandoci piccole autentiche perle di comicità. Quest’anno no!

Scritto da

Adele Savarese

Editor-in-chief

Nasce a Los Angeles nel 1984, stessa annata dello spot "1984". Va a vivere ad Huntington Beach, detta Surf City USA, ed ogni venerdì va a Disneyland. Si trasferisce a Napoli a 5 ... continua

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