Innovazione, startup e bucce d'arancia

Le nuove frontiere dell'arancia rossa di Sicilia

E’ possibile perdere una battaglia commerciale avendo a disposizione il miglior prodotto disponibile sul mercato? La risposta è assolutamente si, soprattutto se parliamo di arance e ci spostiamo a latitudini siciliane.

Ci troviamo nella Piana di Catania, tra la provincia etnea e quella di Siracusa. L’Etna è il grande padrone, visibile da ogni angolo e svettante su ogni collina. Può portare venti freddi e gelate, ma contribuisce a rendere fertile il terreno e creare un microclima unico per lo sviluppo di quella che è considerata da tutti la migliore arancia al mondo: l’arancia rossa siciliana, nelle varietà Moro, Tarocco e Sanguinello.

Raccolgo o non raccolgo?

Ogni anno in Sicilia si producono circa 10-12 milioni di tonnellate (fonte: ISMEA). La quota di scarti e macero è in crescita, ed in centinaia di ettari di agrumeto il prodotto non viene neppure raccolto: troppo alti i costi di raccolta a fronte di un prezzo di vendita ridottissimo. Resta sugli alberi, cade, si rovina, e nel migliore dei casi viene raccolto da ambulanti che lo rivenderanno poi a 50 centesimi al chilo a bordo strada, con tanto di cartellone pubblicitario “arance rubate”. Eppure al supermercato e nei bar, quando arriva, l’arancia viene spesso venduta a prezzi tutt’altro che popolari. La filiera assorbe spesso più di 4/5 del prezzo finale, con i produttori a raccapezzarsi con le briciole.

Nello stesso anno, in Italia e nel resto dell’Europa, arance spagnole, marocchine ed israeliane invadono il mercato a prezzi concorrenziali. Andando in un centro commerciale a Catania o Palermo, non troverete spesso e volentieri le arance rosse, ma biondiccie varianti dall’accento spagnolo o magrebino. L’arancia rossa sembra essere sempre più relegata ad un ruolo di nicchia, di elite, quasi esotico.

Per quale motivo?

Il principale motivo della disfatta dell’arancia rossa siciliana è senza dubbio la totale mancanza di coordinamento ed organizzazione di filiera, cui si abbinano carenze nel marketing e nella costruzione di un marchio forte. In Spagna, i produttori sono raggruppati in consorzi efficienti, le produzioni vengono fatte su larga scala, e sono presenti pochi ma grandi impianti di lavorazione del fresco. In Sicilia è deserto, con una miriade di piccoli produttori incapaci di comunicare tra loro e con una costellazione di micro- impianti di lavorazione, senza una voce comune ed un potere contrattuale forte da contrapporre alla grande distribuzione. Che semplicemente impone il prezzo o preferisce contrattare con i grandi interlocutori stranieri.

Nuovi spunti per nuove imprese

Ma le straordinarie proprietà dell’arancia siciliana, oltre al crescente numero di scarti e prodotti abbandonati, stanno scatenando la fantasia di scienziati ed imprenditori, tutti in fila per la creazione di nuovi prodotti basati sull’oro rosso della trinacria.

Il Progetto Sagro ad esempio punta alla realizzazione di celle solari rese fotosensibili grazie ad alcuni pigmenti ed estratti dell’agrume siculo. Queste potranno portare quindi alla costruzione di parchi fotovoltaici convenzionali ma anche di pellicole fotosensibili da applicare sulle pareti degli edifici. Nato dalla Collaborazione del Dipartimento di Tecnologie agroalimentari della Facoltà di Agraria di Catania e del Dipartimento energia e trasporti di Messina del CNR, ha a disposizione un finanziamento complessivo di quasi 1,5 milioni di euro,

Il progetto Orange Fiber è invece finalizzato alla creazione di una fibra vegetale per la moda ricavata appunto dagli scarti delle arance. Inoltre, la fibra è integrata di sistemi nanotecnologici per il rilascio di vitamine direttamente sulla pelle dell’utilizzatore, coniugando così riciclo, benessere ed etica. Il progetto è portato avanti da due giovani imprenditrici catanesi con il sostegno del Politecnico di Milano.

Fuori dal nostro paese, il progetto OPEC sta sviluppando una tecnologia per ricavare bioetanolo proprio dalle bucce dell’arancia. La tecnica si basa sull’utilizzo di micro-onde che estraggono dei distillati utilizzabili appunto come carburanti alternativi. Si possono inoltre estrarre fragranze da usare nell’industria cosmetica e farmaceutica. Il progetto è capeggiato dalle Università di York, San Paolo e Cordoba che stanno sviluppando la prima fabbrica proprio a York, una volta terminata la fase sperimentale in laboratorio.

L’arancia rossa ha sicuramente bisogno di essere rilanciata per quella che è la sua funzione elementare, nutrizionale, come frutto o derivato. Si aprono però spunti per nuove applicazioni, che accoppiate al rilancio del prodotto arancia in quanto tale avranno la possibilità di restituire il lustro di un tempo alll’oro rosso di Sicilia.

Vi consigliamo di conservare la buccia la prossima volta che mangerete un’arancia.

Scritto da

Nicola Purrello

Siciliano, consulente di strategia aziendale focalizzato su economia verde, gestione dei rifiuti e finanza aziendale. Laureato in Economia e Finanza presso la Bocconi, ha ... continua

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