Nicodemo, musicista crossmediale, racconta la label sperimentale XXXV

Un collettivo fa esplodere le potenzialità della musica attraverso il digitale e la crosmmedialità.


Scrivendo su Ninja Marketing ho la fortuna di intervistare gente davvero interessante, che mi fa capire quanto la rivoluzione musicale in atto sia più vasta e profonda di come io stesso creda. E’ il caso di Nicodemo: musicista, artista crossmediale, produttore, forse “solo” un creativo del suo tempo, in un mondo che non sa bene ancora in che tempo si trova. Ma basta dare spazio ai miei deliri!

Parliamo di XXXV, la tua Label sperimentale che si auto-definisce un collettivo. Come nasce questo progetto e come si differenzia da una label indipendente tradizionale?

XXXV è la naturale conseguenza delle varie attività che mi vedono coinvolto oramai da tempo, con molta passione, in campo musicale. Insieme ad un gruppo di cari amici, appassionati, visionari ed artisti, ho pensato di dare una forma precisa, quindi una struttura, a questa sorta di impegno, da tempo rivolto alla valorizzazione del panorama musicale underground.
Il progetto è sicuramente ambizioso, visto soprattutto lo stato penoso in cui riversa il mercato discografico.

Lo sforzo, ecco perché label sperimentale, sta nel cercare formule “altre” che valorizzino le nostre “proposte”, tenendo sempre conto di tutte le azioni definite proprie di un’etichetta discografica, come ad esempio la produzione e la promozione di nuove realtà artistiche, oppure l’organizzazione di concerti ed eventi e cosivvia. XXXV è un collettivo e la necessità di sperimentare nasce proprio dalla condivisione di idee, dal confronto e dall’esperienza che ogni “socio” è riuscito ad accumulare nel tempo.

Alcuni di noi nascono come musicisti, altri come promoter ed altri ancora come videomaker, fotografi e giornalisti… un variegatissimo ensemble di “scapigliati” che ha scelto di prodigarsi sotto un unico marchio e sinergicamente, non nel solo campo musicale – inteso così in senso stretto – ma in una serie di iniziative culturali.

Una delle iniziative più importanti è sicuramente Studio 35 Live, che cos’è ?

E’ un format tv/web in cui si suona dal vivo che è oramai giunto alla terza edizione. Le prime due tornate sono state realizzate a Studio 35 Live a Cava de’ Tirreni (Sa) con ospiti del calibro di Paolo Benvegnù, 99 Posse, Baba Sissoko e con la presenza in sala di un pubblico selezionato tra i fan degli artisti stessi.

Le riprese dell’ultima edizione, non ancora in onda, sono invece avvenute nel Teatro 16 di Cinecittà a Roma, in collaborazione con il NUCT (Scuola di Cinematografia di Cinecittà), con il Centro Studi Etnografia Digitale e con Youtube, già da tempo nostro partner e distributore. In ogni puntata (posso assicurare, sempre diversa) l’ospite propone, assolutamente dal vivo, una serie di brani tratti dal proprio repertorio per poi aprirsi, attraverso un’intervista, ad argomenti che riguardano principalmente la considerazione e la visione che lui stesso ha del rapporto musica/tempo.
A Roma è stato davvero molto emozionante ascoltare Marcello Colasurdo raccontarsi: lui, Maestro capace di catapultare nel suo mondo tutti i presenti, con estremo senso di serenità, impregnando di “giusto” e “d’arte”, ogni suo ricordo o aneddoto. Oppure Teresa De Sio, la “brigantessa”, che in quell’occasione ha fatto di ogni suo slancio un suggerimento energico al cambiamento: devo dire un’esperienza straordinaria.
Insieme alla puntata integrale e all’intervista, saranno confezionati, principalmente per gli smartphone, una serie di videoclip in versione “minisnack”,  per una più snella fruizione da parte degli utenti. Intanto desidero segnalare il canale ufficiale del programma, www.youtube.com/studio35live, all’interno del quale “vivono” i 23 concerti delle prime due programmazioni… in attesa della prossima, anch’essa contenitore di musica “alta” (stay tuned):)

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Una volta leggendo di te ho visto che ti definivano un pioniere della musica crossmediale, che significato ha oggi questo termine?

Crossmediale significa che il format finisce di essere una struttura chiusa ed ingabbiata nelle necessità del mezzo di comunicazione in cui è messo in palinsesto e comincia ad avere una forma fluida che si adatta alle piattaforme ed al momento in cui i pubblici decidono di fruirne.

In questo senso Studio 35 Live è un format crossmediale , nel senso che attraversa la possibilità di essere fruito su diverse piattaforme e device (televisione, youtube, tabelle, mobile…) ed in diversi momenti d’uso: dal format con il concerto completo da poter essere gustato anche solo come sottofondo di una serata (è registrato in modalità FULL HD totalmente dal vivo ma con grande cura del suono) ad i singoli videoclip delle canzoni che hanno senso in modalità di fruizione snack 😉

E’ innegabile che il nuovo scenario digitale abbia indebolito l’industria musicale, ma è anche vero che ha fornito agli artisti importanti strumenti di indipendenza ed emancipazione. Mi piacerebbe sapere la tua opinione in merito, in particolare riguardo ai sistemi di crowdfunding come l’italiano Musicraiser.

Ogni strumento legale per diffondere arte e pensiero, è da me ampiamente condiviso. E’ forse l’industria musicale a doversi porre il problema di adeguarsi al progresso e, partendo dalla consapevolezza che i dischi si vendono solo ai concerti, investire in nuove forme e idee. Il crowdfunding, ad esempio, è una nuova formula. In effetti sono tanti gli artisti, noti e meno noti, oggi, a fare questa scelta e come ti dicevo c’è proprio poco da “giudicare”.

Visto il ruolo di YouTube nella vita della musica in ambiente online, il rapporto tra immagine e suono si è intensificato dalla nascita del video clip 30 anni fa. In che modo questo aspetto influenza la tua produzione artistica?

Fare un videoclip, fino a poco tempo fa, significava o avere un’etichetta alle spalle pronta a sostenerne la produzione o un salvadanaio da fracassare a terra. Il bello è che oggi, grazie al web, tutto è possibile: compresa la voglia di improvvisarsi videomaker e sfornare video artigianali, non per questo meno geniali. Io mi alterno. A volte approfitto di XXXV (eh eh) e a volte del mio essere “artigiano”.

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Parlando invece strettamente al Nicodemo musicista, ammesso che poi una distinzione sia possibile, sei uscito da poco con un progetto musicale importante intitolato “Viola” che ha avuto un’ottima accoglienza dalla critica e dai media.

“Viola” nasce a distanza di tre anni da “In due corpi”. Sono due album all’apparenza diversi, ma in realtà credo che l’unica differenza stia nel fatto che il primo canti i sentimenti ed il secondo il “sentimento”. Le sorti del mondo (che gira spudoratamente al contrario) sono affidate a pochi e l’idea che quei pochi non risuonino neppur minimamente il “sentimento” (generale) di cui ti parlavo, è proprio il motivo scatenante dell’intera scrittura di un disco, l’ultimo, carico di voglia di reagire a questo tipo di dinamiche.

Ad un primo ascolto mi è parso che i testi abbiamo un velo nostalgico, ammesso che sia vero e non sia un mio trip personale, come si concilia questo desiderio retro con il tuo rapporto con il web?

“Viola” è soprattutto un atto di coraggio. Dipinge con toni nostalgici un momento storico da troppo tempo fermo in un eterno presente per affermare che il tempo, forse anche grazie ai nuovi media, ha cambiato forma : non è più un inesorabile divenire e non c’è nessuna attesa messianica da portare avanti.Nessuno verrà a salvarci. Il tempo è oggi una scelta. Così come è per me una scelta affermare che è fondamentale recuperare molto di quanto perso in passato senza rinunciare alle possibilità offerte dal presente.

Il tutto, ripeto, nella convinzione che il futuro rimane sempre una scelta. “Viola” non vuole essere un atto estetico. Non ne abbiamo bisogno. È invece un invito dato alla possibilità di scegliere di scegliere. È il momento 😉

In quest’intervista mi hai chiesto di Nicodemo e di XXXV e ne approfitto, quindi, per ringraziare i compagni di viaggio che sono: Gaetano Maiorano, costola del mio progetto, alle chitarre, Luca Urbani (certamente ricorderai i Soerba) ai synth e alle programmazioni, Alessandro De Marino, anch’egli a synth e poi al clarinetto e Camillo Mascolo alla batteria.
I “soci” con cui condivido l’avventura dell’etichetta sono invece Alex Giordano, Roberto Policastro, Cristiano De Divitiis, Johnny e Francesco Paglioli, “Hobos Factory” ovvero Dario Renda e Luigi Marmo, Daniele Mazzotta e Fabio Monetti.

Jack ‘n Roll