L'ecosistema delle startup innovative ad un anno da Restart Italia

I numeri dell'ecosistema dell'innovazione in Italia, una definizione aggiornata di startup innovative e una politica per attrarre capitali stranieri


L’Italia, un Paese in forte ritardo sulle forme di sostegno alle startup innovative. Questa la consapevolezza a partire dalla quale, più di un anno fa, è stata creata una task force per costruire una policy per il sostegno all’ecosistema dell’innovazione.

A partire da questo lavoro è nato il rapporto Restart Italia presentato a metà del 2012, le cui policy sono state recepite dal Decreto Crescita 2.0 approvato a fine 2012.

Quasi un anno dopo dall’approvazione del Decreto, facciamo il punto della situazione per comprenderene gli aggiornamenti e le ricadute, stimolati da due eventi: l’intervento di Stefano Firpo, capo della Segreteria tecnica del Ministro dello Sviluppo Economico, durante la conferenza Start4To e la presentazione a SMAU “The Italian Startup Ecosystem: Who’s Who“, il rapporto di Italian Startup sviluppato con il supporto istituzionale del Ministero dello Sviluppo Economico e dagli Osservatori del Politecnico di Milano, per la mappatura dell’ecosistema dell’innovazione italiano.

Le principali novità? Una definizione aggiornata di startup innovative, la mappa dell’ecosistema dell’innovazione in Italia e una politica per attrarre capitali stranieri.

Cos’è una startup innovativa?

La definizione di “Startup Innovativa” proposta nel rapporto Restart Italia è stata successivamente rivista dal DL Lavoro dello scorso giugno. Vediamo quindi la definizione aggiornata (accessibile anche nel rapporto Restart Italia aggiornato).

Una “Startup Innovativa” è una società di capitali non quotata in borsa con le seguenti caratteristiche:
– non può avere più di 4 anni di attività;
– sede principale in Italia;
– fatturato inferiore ai 5 milioni di euro;
– non deve distribuire utili;
– oggetto sociale lo sviluppo di prodotti e servizi innovativi ad alto valore tecnologico.

Inoltre deve essere presente almento uno degli elementi che garantiscano l’innovatività:
– almeno il 15% delle spese in ricerca e sviluppo;
– almeno 1/3 della forza lavoro costituita da dottori di ricerca o ricercatori o almeno i 2/3 con laurea magistrale;
– avere una forma di protezione delle proprietà intellettuale: società titolari di brevetto industriale società o di un software originario registrato presso la SIAE . In particolare quest’ultima possibilità è stata introdotta dal Decreto Lavoro per consentire anche alle startup digitali di rientrare nella categoria di startup innovative.

Le startup innovative che posseggono queste caratteristiche devono registrarsi ad un registro speciale presso la Camera di Commercio.

L’ecosistema dell’innovazione in Italia, ad un anno da Restart Italia

Attualmente in Italia sono presenti 1.334 Startup Innovative registrate alle Camere di Commercio.

Le startup innovative sono per il 50% localizzate al nord, per il 36% al centro e per il 14% al sud, mentre le startup finanziate hanno per il 46% sede al nord, per il 26% al centro e per il 28% al sud. Tutti i dati, compreso l’elenco delle startup, sono consultabili sul sito RegistroImprese delle Camere di Commercio Italiane. Le startup iscritte possono così godere di agevolazioni fiscali.

Andando oltre al conteggio delle startup e volendo guardare all’intero ecosistema è possibile considerare:
– 97 incubatori e acceleratori (64 pubblici e 33 privati), di cui 11 certificati,
– 32 investitori istituzionali (6 pubblici e 26 privati),
– 40 parchi scientifici e tecnologici (37 pubblici e 3 privati),
– 65 spazi di coworking e 33 competizioni dedicate alle startup.

Infine, per quanto riguarda i finanziamenti, dal monitoraggio di Italia Startup risultano 112 milioni sono gli euro investiti in startup hi-tech nel 2012, un dato che per il 2013 si stima intorno ai 110 milioni di euro.

Nel 2012 il 70% degli investimenti nelle startup hi-tech è stato effettuato da investitori istituzionali, mentre il restante 30% fa capo a Business Angel, Family Office e Incubatori/Acceleratori.


Internazionalizzazione

L’internazionalizzazione delle imprese italiane e l’attrazione di capitale finanziario e umano dall’estero sono altri due obiettivi per la valorizzazione dell’ecosistema delle startup Italiane.

Innanzitutto il MISE ha rafforzato la collaborazione con l’ICE che supporta l’internazionalizzazione delle imprese. Un esempio è la partecipazione al Webit Congress con una delegazione italiana che ha portato alla vittoria della startup torinese Intoino.

Inoltre il Governo con Destinazione Italia ha proposto 50 misure (dal fisco al lavoro, dalla giustizia civile alla ricerca, dal rafforzamento della rete estera al miglioramento della reputazione dell’Italia all’estero) finalizzate ad attrarre gli investimenti esteri e favorire la competitività delle imprese italiane.