I gadget nella nostra vita, una vera e propria relazione d'amore

Nei laboratori Intel si sta scrivendo la storia dell'interazione tra uomo e computer

Nei laboratori della Intel non ci sono solamente ingegneri, ma anche sociologi e antropologi. Genevieve Bell è forsa la più famosa tra questi, in quanto, grazie alla sua particolare formazione accademica, riesce sempre a dare degli spunti interessanti alla ricerca in ambito tecnologico. Grazie all’articolo di AllthingsD siamo riusciti a scoprire che, tra le ultime sue teorie, sta prendendo piede la definizione di human-computer relationship.

Evoluzione delle ormai famose teorie sulla human-computer interaction, l’assunto della Bell gira intorno ad un argomento molto attuale, ovvero quella della relazione tra uomo e computer. In questo caso la terminologia inglese ci aiuta a differenziare e a comprendere meglio il concetto di novità che si nasconde nell’evoluzione da interaction a relationship.

Il primo termine si riferisce prevalentemente ad una connessione resa possibile da anni di studi sul contesto, sul design e sulla linguistica, mentre il secondo termine, secondo la Bell, determina la necessità di nuovi studi sull’interazione attraverso la parola. Questa è la nuova frontiera della tecnologia che, aiutata dall’antropologia si impegnerà a rendere le nuove tecnologie più coinvolgenti e personalizzate. Il discorso sembra banale e ritrito, ma non lo è, grazie ad un divertentissimo video che vede protagonisti Siri e un Furby, la ricercatrice è riuscita a comprendere che il futuro della tecnologia va verso dei device studiati per interagire a 360° con il nostro corpo, cosa che attualmente deve essere perfezionata, in quanto molto spesso i comandi vocali non vengono compresi al 100%.

La reciprocità che si dovrà formare tra noi e i nostri futuri gadget, sarà appunto una vera e propria relazione, che vedrà potenziati non solo sistemi come Siri, ma anche le moderne tecniche di marketing one to one, come quelle usate su Amazon o Netflix. A sostegno di ciò, la Bell, ci porta un interessante esempio di reciprocità, ovvero il riconoscimento delle impronte digitali sul nuovo iPhone.

La domanda più importante però è collegata alla nostra apertura verso queste novità: Siamo pronti ad accettarle? O ci sentiremo minacciati da esse? Secondo i ricercatori dei laboratori Intel non ci sono dubbi, le persone stanno già sviluppando delle relazioni, a volte anche morbose, con i propri device. Una delle dichiarazioni clou della ricercatrice all’Intel Developer Forum di San Francisco è stata “Ormai siamo arrivati a pretendere delle funzioni che anni fa erano inpensate, l’arrivo di tecnologie che anticipano i nostri bisogni sarà solamente la naturale evoluzione del rapporto uomo-computer: una vera e propria relazione”.

VUOI APPROFONDIRE L'ARGOMENTO?