Doing Business 2014, il caso italiano

Ecco il report con la classifica mondiale più attesa dell'anno: Doing Business 2014

Circa una settimana fa è uscito il report con la classifica mondiale più attesa dell’anno: il Doing Business 2014.

Andiamo a vedere, nello specifico, di cosa si tratta e perchè è un progetto-oggetto che desta così tanta attenzione a livello globale.

Che cosa è e a che cosa serve il Doing Business?

Il Doing Business (DB) è un report elaborato dalla Banca Mondiale che analizza dal 2002 (anno del sua ideazione), il regime normativo applicato a tutte le imprese di un Paese, dal quale, poi, si deduce il grado di competitività di una nazione in confronto con altre. Il tutto è visibile attraverso una classifica che lo stesso DB pubblica annualmente nelle numerose pagine della sua analisi.

L’obiettivo primario di tale progetto è quello di fornire una base oggettiva per la comprensione e il miglioramento del contesto normativo delle imprese di tutto il mondo. Di fatti, oltre ad essere una fonte di ispirazione a numerose altre ricerche del settore, il DB diventa un importante spunto e strumento per tutti quei paesi che decidono di promuovere una regolamentazione normativa più efficace al fine di incoraggiare lo sviluppo economico al loro interno.

Lo studio, supportato da molti esperti e professionisti, si è ampiamente affermato, non a caso, per aver motivato la progettazione di diverse riforme normative nei paesi in via di sviluppo.

Doing Business, inoltre, offre anche dei report subnazionali che vanno ad evidenziare esaustivamente la normativa aziendale e di riforma in diverse città e regioni all’interno di una nazione. Tali progetti possono poi essere comparati con i regolamenti commerciali di altre città del Paese o della regione di appartenenza o, addirittura, con le altre 189 economie studiate oggi con il DB 2014.

Diversi paesi di tutto il pianeta hanno ormai avviato emendamenti per migliorare la loro classifica nel DB. Questi sforzi sono motivati anche dal fatto che la Banca Mondiale pubblica i dati del progetto a livello globale e quindi vi è una grandissima copertura da parte dei media in cui chiaramente si evidenziano i paesi che meglio sono riusciti a realizzare riforme di successo.

Il DB è stato, quindi, ampiamente conosciuto e utilizzato da accademici , politici, esperti di politiche economiche, etc., per evidenziare la burocrazia e promuovere migliori e nuove leggi .

Con questo progetto, la Banca Mondiale è riuscita a consigliare, dalla sua nascita, a più di 80 paesi, importanti cambiamenti normativi, fornendo e venendo così ad assumere anche un ruolo di assistenza tecnica e di orientamento a politiche di sviluppo e crescita economica.

I contenuti del Doing Business

Ogni Doing Business contiene i seguenti temi centrali:

  1. Evidenziazione di tutte le normative che agevolano o meno l’avvio di un’impresa economica.
  2. Valutazione di quanto sia facile o difficile, dal punto di vista legislativo, amministrativo e burocratico realizzare opere edili private o pubbliche.
  3. Facilità, qualità e costi di erogazione dell’energia elettrica.
  4. Registrazione della proprietà.
  5. Ottenere credito.
  6. Protezione degli investitori.
  7. Tasse e fisco.
  8. Scambi internazionali.
  9. Rispetto dei contratti.
  10. Impiego di lavoratori.

Analisi e valutazione del Doing Business

Il Doing Business basa la propria analisi su sondaggi effettuati a collaboratori esperti (avvocati, commercialisti, etc.), in tutti quei paesi che si occupano generalmente di sviluppo di regolamentazione delle imprese. I risultati, poi, sono controllati e convalidati dai governi che ne consentono la pubblicazione.

Una spiegazione dettagliata di ogni indicatore e strumento di calcolo la potete trovare sul sito web www.doingbusiness.org.

Nota bene:

Il DB non si può comunque classificare come valutazione completa ed esaustiva di un contesto economico. Tale report deve essere considerato semplicemente come una valutazione chiara del quadro normativo affrontato dal settore privato in un paese specifico.

Doing business 2014, una panoramica mondiale

Ecco una panoramica mondiale dei principali risultati emersi dal DB 2014.

Il posto ideale per aprire un’attività è Singapore, seguita da Hong Kong e Nuova Zelanda. Gli Stati Uniti sono quarti, davanti alla prima tra le economie europee in classifica, la Danimarca.

114 Paesi hanno varato 238 riforme per facilitare la vita alle imprese. Tra questi si segnalano Ucraina, Rwanda, Russia, Filippine e Kosovo.

Per la prima volta si sono riusciti a raccogliere dati sul “fare impresa” in: Libia, Myanmar, San Marino e il Sud Sudan.

Doing business 2014, e l’Italia?

Banca mondiale:“Più facile fare impresa in Botswana che in Italia”. Ad affermarlo sono proprio gli economisti di Washington che in merito alla nuova classifica del Doing Business 2014 collocano il Paese al 65esimo posto su 189 economie prese in esame.

C’è da fare un’osservazione però… Rispetto al DB 2013, l’Italia passa dalla 73esima alla 65esima posizione, guadagnando così ben 8 punti!

Un piccolo passo avanti dovuto in sostanza a tre fattori: registrazione della proprietà (dal 54esimo al 34esimo posto), efficacia dei contratti (da 140esimo a 103esimo) e commercio estero (da 58esimo a 56esimo).

DB 2014, Italia: fattori positivi per fare impresa

Il report elenca interventi positivi, nella salita in classifica del nostro Paese, in tre campi: i passaggi di proprietà, l’efficacia dei contratti e la gestione dei fallimenti.

Nel primo ambito vi è stata l’eliminazione dell’obbligo di presentare un attestato dell’efficienza energetica per gli edifici commerciali sprovvisti di impianti di riscaldamento. L’efficacia dei contratti è a sua volta migliorata grazie alle riforme sulle tariffe degli avvocati e all’informatizzazione di alcune procedure dei tribunali. Le modifiche alla disciplina della bancarotta hanno semplificato la gestione delle procedure fallimentari.

DB 2014, Italia: fattori negativi per non fare impresa

I fattori negativi che fanno scendere di posizione l’Italia nella classifica del Doing Business 2014 sono dovuti dai lunghi tempi della burocrazia e dall’alta ed estenuante pressione fiscale.

Pesano i costi! Un imprenditore italiano effettua circa 15 pagamenti l’anno e impiega per questo 269 ore di lavoro amministrativo versando delle imposte sugli utili, sui consumi e i contributi sociali e previdenziali quasi doppie rispetto alla media Ocse, oltre il 65%!

Non a caso, proprio sul dato relativo alla tassazione, l’Italia si colloca al 138esimo posto al mondo, perdendo tre punti rispetto al Doing Business 2013.

In difetto anche i permessi per costruire che dal 101esimo posto sono scivolati al 112esimo e la facilità di aprire una nuova società (che passa dall’84esimo al 90esimo posto).

Peggiora anche l’accesso al credito che dal 105esimo scende giù alla 109esima posizione in classifica.

Anche avere un allaccio alla rete elettrica è complicato: 5 procedure per 124 ore di lavoro!

Inoltre, si può notare che tra i Paesi Ue, dove la Germania è al 21esimo posto, il Belpaese viene addirittura dopo la Spagna della crisi (52esimo posto).

Doing Business: risultati

L’obiettivo, più che stilare una classifica, è incentivare i Governi a liberalizzare e semplificare le loro economie in modo da sostenere l’attività delle aziende, in particolare le Pmi, fondamentali per la tenuta e la crescita dell’occupazione.

Senza dubbio, uno dei risultati più enfatizzati nel report è il fatto che le economie più povere hanno migliorato l’habitat delle imprese a tassi doppi rispetto alle economie avanzate.

Grazie Doing Business!

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Scritto da

Chiara Duello

Grande appassionata di marketing e comunicazione. Con una forte propensione alla creatività e grazie ai suoi studi, è rimasta sempre più affascinata dal mondo pubblicitario, ... continua

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