SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

Il progetto SOS Island visto dal punto di vista del marketing, di brand e personale.

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

La visione di Castaway ci aveva trascinato in un mondo di solitudine e sofferenza, poi i più recenti reality “Survivor” e “L’isola dei famosi” ci hanno dimostrato la potenza di questo format televisivo, riscuotendo sin da subito grande successo e popolarità. La scorsa estate Samsung ha rivoluzionato il concetto di reality e sopravvivenza lanciando SOS Island, un nuovo reality dai contenuti innovativi e “intelligenti”.

L’avventura ha avuto inizio a fine settembre. Otto giovani concorrenti vivranno per due settimane su un’isola deserta dei Caraibi ripresi in live streaming. La novità in assoluto è che, a differenza dei precedenti format che riprendevano passivamente i naufraghi senza interazioni, i ragazzi dovranno documentare la loro esperienza in prima persona attraverso YouTube, Twitter e Instagram utilizzando le tecnologie Samsung GALAXY S4 Zoom e GALAXY NX Camera e dimostrando abilità fotografiche e di ripresa video!

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

“SOS Island” va in onda su YouTube e Facebook dallo scorso 30 settembre fino al 31 novembre 2013. Il pubblico può votare via Twitter, Facebook e Instagram. Il vincitore finale, colui o colei che riceverà più voti, sarà incoronato “The Smartest” e vincerà la propria isola privata, un pacchetto del valore di $ 100.000 dollari.

“È un progetto ambizioso, che non sarà sicuramente dimenticato. La gente ha bisogno di nuove esperienze di intrattenimento, e questo reality arrivando nel regno dei social media ha creato un evento senza precedenti. Abbiamo raggiunto un punto di svolta.” Craig Borders, produttore e regista.

Tra gli otto concorrenti c’è anche l’italiana Veronica Benini in arte Spora, ex architetto, autrice di due pubblicazioni, “Tacco12” e “Guida bionda per influencer“, e titolare unica di StilettoAcademy.com.

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

Credits: Marco Rossi

La StilettoAcademy “è una vera e propria scuola in cui le donne imparano ad apprezzare la loro femminilità e l’arte della camminata perfetta sui tacchi, con tanto di corsi, workshop ed eventi legati al mondo dei tacchi alti e della femminilità”.

Sul suo blog potete leggere la sua personalissima storia che l’ha portata a diventare Spora, a fondare Stiletto Academy, e poi partecipare a SOS Island. Noi Ninja abbiamo scambiato quattro chiacchere con lei proprio a riguardo della sua avventura. Prendetevi qualche minuto e leggete tutta l’intervista, ne vale la pena!

Ciao Veronica. Sei la fondatrice di StilettoAcademy, un progetto iperfemminile nato per insegnare alle donne i trucchi e i segreti della camminata perfetta. Cosa ti ha portata a candidarti per il progetto di Samsung SOS Island?

Stiletto Academy non è più un progetto ma una ex startup che è diventata un’agenzia di portamento affermata e addirittura il mio lavoro a tempo pieno da più di un anno. È spesso difficile far capire alle persone che sì, è il mio lavoro e che sì, mi ci guadagno da vivere. Nata da un post sul mio blog poco più di tre anni fa, non mi sarei mai aspettata che i tacchi diventassero la mia vera passione e il mio lavoro, dato che costruivo grattacieli. Ma la vita non è mai come te l’aspetti, ed è quello il bello. La candidatura sull’isola rispecchia molto la mia personalità: amo le sfide. È vero che i tacchi sono la mia seconda pelle, ma sono anche una viaggiatrice solitaria e parto spesso all’avventura.

Mi piace quest’intervista perché più che di me, parleremo delle strategie marketing che ci sono dietro ai blogger, e io non esito mai a parlarne con entusiasmo e trasparenza. I motivi per i quali mi sono candidata, quindi, sono tre. In primis essere selezionati in un casting internazionale è un’ottima prova di self branding e comunicazione, i partecipanti erano 11500 per 16 posti. La cosa più importante era capire il vero obiettivo, ossia che non era un reality “standard” di sopravvivenza bensì una campagna adv e che cercavano influencer, non esperti di sopravvivenza né tantomeno dei “civili” come definisco chi non va oltre Facebook. Una volta capito l’obiettivo, ho costruito una presentazione che rendesse il mio personaggio adatto al programma. I tacchi sono antagonisti dell’isola deserta, ma appunto per quello il personaggio si cala in una sfida ben riconoscibile.

Il secondo motivo era il partecipare ad un reality per capire come funzionano dall’interno. Sto cominciando a fare TV ed è un mondo che mi incuriosisce molto. Inutile dire che le cose più preziose che io abbia imparato durante questa esperienza siano state quelle offline, sia per la strategia marketing dietro a un progetto così innovativo, e anche per come funziona una produzione con un budget così alto (che ho stimato personalmente a 2,5M$). Poi ovviamente sono state preziose le interazioni e conoscenze con altri influencer molto grossi, e anche il cliente, ossia Samsung in persona, e la casa di produzione. Andare oltre la sfera italiana, quando si lavora in rete e si parlano 4 lingue, mi viene naturale: la rete non ha nazionalità a parte la lingua. Parlo correntemente inglese, spagnolo, francese e italiano, ma a volte è un problema, e vedremo il perché.

Il terzo motivo è strategico: sto per lanciare Stiletto Academy negli Stati Uniti e partecipare ad una campagna US mi fa curriculum e ho avuto la prima porta aperta negli ambienti che mi interessano.

In cosa ritieni che questo progetto si discosti dai tradizionali reality televisivi? E come descriversti il rapporto tra televisione e YouTube?

SOS Island è innovativo in due cose. Intanto stiamo parlando di una produzine titanica per il lancio di due devices Samsung, non di un vero reality con degli sponsor. Parliamo di un reality per uno sponsor, e unico, costruito su misura. La cosa più geniale è stata appunto scegliere degli influencer internazionali e trasmettere in live su YouTube: siamo oltre la televisione, siamo laddove sono tutti: in rete. È questo il futuro della televisione, anche sul Grande Fratello stanno facendo casting di blogger. La rete detta legge alla televisione, ormai, è palese. Come racconto nel mio ebook “Guida bionda per influenceri blogger hanno qualcosa che gli attori e i brand non hanno: personalità, verità, punto di vista. Tutti fattori preziosi per veicolare l’esperienza di un prodotto piuttosto che il prodotto stesso in una pagina di giornale con un claim. Siamo stanchi degli slogan.

Le produzioni televisive sono sponsorizzate da marchi, e i marchi sono sempre più veicolati da personalità e testimonial, campagne virali e SMM. La dinamica del ribaltamento di leadership fra rete e TV mi sembra cristallina e molto logica: parte dalle dinamiche che stanno cambiando il modo di fare pubblicità, ed essendo la pubblicità a finanziare la TV, la TV cambia. Questo ribaltamento si legge anche nell’editoria e in moltissimi altri ambiti. Potremmo discutere animatamente di morale, di etica, di cultura o di un annunciato impoverimento, ma mi sembra riduttivo e non vedo la tragicità che molti vedono, anzi: l’avvento delle personalità forti nella pubblicità e quindi in TV darà più qualità, e succederà qualcosa di molto bello solo se le produzioni sapranno essere innovative e abbastanza intelligenti da cambiare registro e reinventare una TV al passo coi tempi per permettere a queste personalità forti di trascinare le masse in un intrattenimento di qualità maggiore perché veritiero. E se il product placement è al centro economico di moltissime produzioni televisive, dovremmo affrontarlo con intelligenza e furbizia. Citare il Gattopardo sarebbe banale, ma dannatamente appropriato.

SOS Island, il “Survivor” digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

Lavoro e vita privata: che ruolo attribuisci ai social media in queste due sfere?

Caschi male, io non riesco a discernere come vorrei i due mondi. Il mio smartphone è una parte intima della mia persona, ma anche il mio ufficio: dentro ci sono le mail lavorative, le presentazioni su Issuu, i vari account social della Stiletto Academy. Ma anche Whatsapp e le mie foto personali, le telefonate della mia famiglia e persino l’app che mi fa “poppare” un remind per dirmi che tra tre giorni mi arriva il ciclo. Pensate al momento in cui state scrivendo una mail di lavoro importantissima e subentra il messaggio Whatsapp di un flirt: i due mondi collidono e devono coesistere, ribaltando le nostre priorità in una frazione di secondo e catapultandoci da un mondo a un altro.

Il fatto che sui social si sviluppino sia il nostro lavoro che molte parti della nostra vita privata, rendono il device il vero colpevole del nostro smarrimento. Ritengo che ci voglia una forte disciplina interna per discernere registro e canale all’interno dello stesso smartphone. Marco Massarotto, in Mobile Marketing, descrive molto bene il rapporto intimo che abbiamo costruito con lo smartphone e che comincia ad essere sfruttato nel marketing mobile, anche se siamo a mio avviso agli albori di una rivoluzione che andrà molto, molto più lontano. Odio ripetermi, ma a mio avviso è un campo minato e un gran pericolo per le nuove generazioni che conoscono solo la vita dopo gli smartphone. Ma riassumendo brevemente un concetto di Marco Zamperini diciamo che c’è speranza e bisogna far tesoro dei suoi insegnamenti: “Dobbiamo insegnare la rete ai bambini senza porre limiti o incutere timore, accompagnandoli“.

L’esperienza sull’isola ha cambiato qualcosa in te e nel tuo rapporto con il web? E con gli utenti, i tuoi follower?

È cambiato molto, e non in meglio sull’immediato. È stato un investimento a lungo termine e non per la mia posizione nella rete italiana. In Italia nessuno si sarebbe aspettato una cosa dal genere ed è stato troppo: troppo come successo per una che non è famosa come molti altri, troppo come portata all’internazionale, troppo come discostamento dal mio personaggio sui tacchi. Lo sanno tutti che viaggio da sola ed ho un canale YouTube dove mi filmo con un fish eye, ma sopravvivere su un’isola deserta viola troppe regole del mio personaggio, annientandolo. Ero cosciente del rischio e sull’isola ho indossato delle sneakers con la sagoma dei tacchi stampata sopra, ma non è stato abbastanza. I tacchi per il mio personaggio sono tutto, e ne ho avuto la prova.

SOS Island, il "Survivor" digitale raccontato da Veronica Benini [INTERVISTA]

Anche se in termini di reputazione è stato molto positivo, a livello di consensi sul momento si è verificato un totale flop perché non sono un personaggio amato per definizione: “Sono figa, non posso essere anche simpatica” è la mia bio su Twitter da anni. Ho una personalità forte e sono una discreta “big mouth”, quindi risulta molto difficile ottenere appoggio e supporto piuttosto che invidia da parte della mia audience. In molti hanno commentato dicendo che ero lì per spararmi le pose e basta. Appena ho visto come peggiorava la situazione ho coinvolto @Iddio per fare un livetwitting negativo nei miei confronti per scatenare gli haters e gli ironici, ma non ha funzionato anche se lui si è divertito moltissimo ed è stato molto carino a darmi una mano. Per avere un appoggio consistente avrei dovuto suscitare ancora più odio, ma l’ho capito troppo tardi. Anche se per il mio personaggio l’odio sarebbe la strada più semplice da percorrere, è un registro che non mi piace dato che il mio lavoro è trasmettere e condividere tacchi e femminilità gratis: sono una che si dà alla rete, non una che toglie. Sviluppare l’odio è in netto contrasto con il mio lavoro, che suscita affetto per chi viene ai miei eventi. Sono davvero in difficoltà su questo aspetto e ci sto lavorando con Luigi Centenaro, consulente in self branding.

E poi come accennavo prima: le lingue sono un’arma a doppio filo. Il fatto che parlassimo solo in inglese non ha aiutato per niente la mia posizione: la maggior parte della mia audience non capisce l’inglese parlato di fretta e non può seguire, sentendosi esclusa. Andare a toccare le corde dell’ignoranza in una lingua che tutti dicono saper parlare non è una mossa molto astuta. Il cliente questo lo ha capito, cosa che ha reso la mia eliminazione più comprensibile, ma non è stato l’unico motivo.

In linea generale questa esperienza mi ha aiutato a dissociarmi dal personaggio della Spora sul blog e ad apparire come Veronica Benini. Più facile a dirsi che a farsi, la gente si lamenta, molti fan si sentono traditi, e io non ci capisco più niente. Quando la tua faccia e il tuo nome e cognome sono di dominio pubblico, arriva il momento di mollare l’avatar biondo e diventare te stessa. Una te stessa che conserva una vita privata, ma comunque una te stessa che ha anche una vita pubblica molto esposta e che devi gestire nei minimi dettagli. È un lavoro a tempo pieno e non è per niente scontato.

Ringraziamo Veronica per questa intervista!

Scritto da

Laura Cardone

Laureata in scienze della comunicazione con una tesi sperimentale in linguistica 'Le donne nei messaggi pubblicitari'; prima classificata al corso di formazione politica 'Donne, ... continua

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