Il business della moda che si stampa in 3d

Quando gli accessori diventano veramente a portata di clik

La scorsa primavera Dita Von Teese era stata un’ottima promoter per il sempre più dirompente mercato degli oggetti realizzati con stampa 3d. La diva infatti, in un occasione di una convention organizzata da Shapeways, indossò un abito realizzato a quattro mani dal designer Michael Schmidt  e dall’architetto Francis Bitonti, che unirono la sapienza stilistica dell’uno e l’abilità nella modellazione tridimensionale dell’altro per stampando con il metodo 3d un pezzo unico.

Da quel giorno ne è stata percorsa di strada, designers e startuppers non si sono lasciati sfuggire l’occasione per aumentare le proprie quote di mercato.

Le zeppe di Janne Kyttanen

Janne Kyttanen, designer finlandese, ha lanciato su Cubify.com la sua prima collezione di calzature, basta downloadare il file gratuito per poi poter stampare scarpe nuove nella comodità di casa propria. Per il momento la collezione è composta da quattro modelli di zeppe, realizzabili in molteplici varianti colori e taglie.

I bikini di Mary Huang & Jenna Fizel

Mary Huang e Jenna Fizel hanno raccolto ben $10.000 su Kickstarter per poter avviare con la loro Continuum la collezione N12 bikini, che consente di personalizzare e stampare il proprio bikini, in pochi pezzi facili da assemblare.

Gli accessori di Catherine Wales

L’inglese Catherine Wales con la sua Project DNA ha puntato al mercato del lusso, proponendo accessori e maschere stampati in filo di nylon. Le sue creazioni sono esposte nella mostra “Il futuro è qui: una nuova rivoluzione Industriale”, presso il Design Museum di Londra.

I monili di Kimberly Ovitz

Kimberly Ovitz ha realizzato in collaborazione con Shapeways la collezione “Il futuro della moda è ora” comprendente collane, anelli ed orecchini. Gli accessori sfilarono durante la New York Fashion Week di febbraio, e furono resi immediatamente disponibili online per poi essere consegnati in soltanto due settimane!

Gli occhiali di Ron Arad

Ron Arad, già affermato sulla scena internazionale, ha realizzato non solo un oggetto, ma un vero e proprio brand: Pq Eyewear, che propone occhiali (da sole e da vista) composti da un unico pezzo, realizzato con il processo di stampa tridimensionale. Le classiche aste sono state reinterpretate in modo da diventare flessibili ed evitare la presenza di viti.

I pezzi di Michiel Cornelissen

Per chi ha sempre desiderato possedere un vero e proprio “pezzo unico” low-budget ecco la collezione One in a MillionMichiel Cornelissen non si limita a stampare gioielli in 3d, ma crea pezzi unici con l’ausilio della matematica. Il designer propone un anello su cui si appoggia un uccellino, ad ogni acquisto un logaritmo calcola una posa sempre nuova per l’animale, questa viene poi immortalata dal software che invia l’immagine alla stampante 3d, pronta a plasmarlo.

L’alba di una nuova rivoluzione industriale?

Queste sono solo alcune delle case-history nate dal dialogo tra moda e tecnologia, ma già si parla di una nuova rivoluzione industriale, capace di apportare innovazione sia in termini di processo che di prodotto.

Resta aperta la domanda su come e quanto la stampa 3d rivoluzionerà il fashion sistem: quando ogni singolo individuo sarà in grado di produrre autonomamente gli oggetti che desidera, fino a che punto si potrà parlare di lusso accessibile e non di mass-market?

Attendiamo le prossime evoluzioni del connubio moda-tecnologia!