Rural Hub, quando la startup nasce nei campi

Se la tua idea di Social Innovation passa per la valorizzazione del patrimonio agroalimentare italiano, non perdere l'Investor Day dedicato alla neoruralità nell'ambito del prossimo Internet Festival

Il ritorno alla terra, dettato dal mutamento di aspirazioni e priorità, all’insegna del downshifting o dalla discontinuità che stiamo vivendo, è un argomento quanto mai attuale e di cui vi avevamo già parlato, focalizzando l’attenzione sul nuovo movimento imprenditoriale giovanile italiano, sull’interesse degli investitori stranieri e su alcune startup dell’agroalimentare.

Chissà che in questo contesto le città non stiano perdendo il loro antico ruolo di centri di innovazione e di luoghi in cui realizzare le proprie ambizioni. Se lo chiedono in molti, tra cui i ragazzi di Rural Hub, realtà polivalente nel panorama degli incubatori di impresa, che mette in connessione idee, persone e progetti di innovazione sociale in ambito rurale.

“E se questo controesodo dalle metropoli verso le province rappresentasse un modello italiano e mediterraneo per uscire dal fallimento del presente?”

In realtà il quesito che si pongono in Rural Hub va oltre la semplice constatazione di nuovi modelli di sviluppo sociale e della crescente attenzione al tema della qualità della vita. Vi è infatti la convinzione che, con un maggiore supporto, le idee volte a valorizzare il patrimonio agroalimentare italiano, possano dare nuovo slancio ad un’economia in profonda stagnazione.

L’invito rivolto ai giovani imprenditori e non, cha stanno lavorando nel mondo del green, con particolare attenzione ai temi del local food e della rural innovation, è quello di partecipare all’Investor Day del 10 ottobre 2013, in occasione dell’Internet Festival di Pisa. In questa occasione ci sarà la possibilità di presentare le proprie startup e ricevere feedback dai principali player di mercato della nuova ruralità.

Le idee possono riguardare innovazioni nei modelli di business e di distribuzione o soluzioni informatiche, etiche ed ecologiche per il settore agroalimentare, con un occhio di riguardo alla loro natura condivisibile e al recupero dei valori e delle identità socio-culturali di uno specifico territorio. Le startup possono operare nei seguenti settori: Redesign the food system, Tools for farmers, Reverse Auctions, Restaurant Booking, Enable local community, Gamification, Environment, Social Eating, Food Delivery, Recipe Box.

Saranno presenti nomi importanti del panorama della neo ruralità e del local food come John Grant, guru della green economy, Danielle Gould, CEO di Food+Tech, Kim Stweart, ambasciatrice nel mondo di Vinitaly, Elena Martusciello, presidente dell’associazione Le Donne del Vino, Lorenzo Allevi, di Oltre Venture e Alex Giordano, esperto di Social Innovation.

Le difficoltà incontrate da diverse realtà agricole italiane, legate all’accesso al credito, alla mancanza di know-how e ai margini poco remunerativi offerti dall’attuale filiera agroalimentare, cozzano con la richiesta sempre più forte di eccellenze enogastronomiche locali di cui le stesse sono produttrici.

Sembra dunque giunto il momento di ripensare l’intero sistema alimentare tramite un approccio più aperto e collaborativo, dove il cibo non subisce intermediazioni e non deve percorrere enormi distanze prima di giungere al consumatore. Quest’ultimo non rappresenta più l’ultimo anello della catena, ma un decison maker sempre più influente nei processi produttivi e un attore consapevole che giudica l’esperienza di vendita diretta in termini di valore aggiunto per la sua identità di consumo (storia, tradizione, qualità, legame al territorio).

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