Pubblicitari e neurotrasmettitori: 5 consigli per rendere la pubblicità più visibile

Come evitare che i propri annunci passino inosservati?

Da che mondo è mondo lo scopo di tutti i pubblicitari è quello di fare in modo che i propri lavori vengano effettivamente visti e possibilmente apprezzati.

Un recente sondaggio di ComScore, una delle più grosse società di monitoraggio dei flussi della rete, parlando di pubblicità sul web ha affermato che solo la metà di queste viene guardata. Secondo una ricerca di Sticky riportata da Business Insider, compagnia che utilizza la tecnologia di monitoraggio dei movimenti oculari, il dato invece si aggirerebbe intorno al 14%. Dopo uno studio effettuato sulla pubblicità online l’azienda ha dichiarato che il posizionamento sbagliato all’interno della pagina è fra le cause maggiori di una così bassa visualizzazione.

Secondo il presidente di Sticky Jeff Brender, il fenomeno è dovuto al fatto che la nostra mente è programmata per ignorare specifiche parti della pagina e concentrarsi su altre.

Il risultato dello studio? Cinque preziosi consigli su come poter evitare che i propri annunci passino inosservati.

1. Le immagini vanno sempre a sinistra e il testo sempre a destra.

Il motivo per il quale le immagini debbano sempre essere posizionate nella parte sinistra della pubblicità mentre il testo a destra risiede nel modo in cui il cervello percepisce le informazioni visive e come le analizza.

Come è noto siamo tutti un po’ strabici, l’occhio destro guarda a sinistra e il sinistro a destra. Essendo l’emisfero sinistro dedicato alla comprensione analitica di informazioni, mentre il destro alla creatività e alla fantasia, posizionando correttamente dati e immagini  all’interno della pubblicità si risparmia al cervello il lavoro extra che servirebbe a scambiare le informazione tra i due emisferi.

2. Disambigua

Ognuno di noi ha un archivio per le espressioni facciali, infatti quando vediamo un volto il nostro cervello immediatamente cerca di dare significato a quell’espressione basandosi su quelle già immagazzinate. Se l’espressione  dipinta sul volto che stiamo osservando rappresenta gioia oppure tristezza il cervello si ritiene soddisfatto e sposta l’attenzione su qualcos’altro.

Per questo motivo inserire nella pubblicità un’espressione facciale ambigua in qualche modo spinge chi la guarda a soffermarsi più tempo e in ultimo a dedicarvi più attenzione. Basti pensare a quante ore sono state spese per cercare di svelare il mistero nascosto dietro l’espressione della Monnalisa.

3. Il troppo stroppia
Oggi più che mai le pubblicità su internet hanno acquisito aggressività e invasività tanto da suscitare in qualche informatico l’idea di creare per  l’utente programmi che le blocchino . Le pubblicità che risultano intrusive non sono certamente ben accette dai visitatori i quali non le visualizzano e non ne immagazzinano il messaggio, per questo il presidente di
Sticky suggerisce di trovare un buon equilibrio tra la quantità e la qualità della pubblicità. Infatti la pubblicità all’interno di un sito non dovrebbe oscurare o distrarre dal contenuto del sito stesso.

4. Smussato è meglio

A scoprire il segreto dell’attrattività degli spigoli smussati è stata per prima  Apple con il suo Ipod. Fino al giorno prima infatti, i lettori mp3 esistenti erano squadrati, con linee spezzate e spigoli.  Spigoli e angoli tendono a colpire l’occhio e a far interrompere la linea che il cervello sta seguendo, per questo i bordi arrotondati attraggono di più.

5. The sweet spot

Tempismo e durata sono fondamentali. Bander come ultimo consiglio suggerisce di prestare attenzione alla frequenza degli annunci e alla loro durata. Egli infatti ha affermato che esiste un tempo preciso grazie al quale lo spot viene meglio assimilato e che si trova dopo 1.5 secondi. Vale a dire che se una persona guarda la pubblicità per 1,5 secondi o più, ha maggiori possibilità di immagazzinare l’informazione che questa porta con sé. Scendere al di sotto di questo “sweet spot” temporale rappresenta per il cervello un lasso di tempo insufficiente ad analizzare i dati.

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