Standouter porta i talent show sul web

Pietro Gorgazzini descrive la piattaforma in cui nuovi talenti possono partecipare a branded contest ed essere votati dal pubblico, come in un talent show

È nata nelle aule univeritarie l’idea di Standouter, la piattaforma che trasforma i branded contest in web talent show. Pietro Gorgazzini, nel 2011, verso la fine del suo ultimo anno della laurea in Comunicazione Media e Pubblicità a Milano ha portato al suo professore di web design la bozza di un progetto che aveva in mente: portare il format del talent show online. L’intuizione era piuttosto semplice: se i talent in Tv, in Italia come all’estero, hanno un gran seguito, perché sul web non esisteva nulla del genere? Tre anni dopo Pietro e il suo ex professore hanno fondato una società, a cui si è aggiunto un terzo socio, Marco (investitore e mentore), e un team composto da Luca, project manager dei contest; Elena, social media queen; Zhang Zhang, plurilaureato genietto che si sta specializzando nello sviluppo mobile e Piero che, all’amministrazione e allo sviluppo commerciale della startup, svolge insieme a Marco il ruolo di coaching imprenditoriale.

Vediamo allora con Pietro cos’è Standouter.

In cosa consiste la vostra idea?

Standouter è una piattaforma che mette in contatto brand (sponsor), talenti (produttori di contenuti) e pubblico web (viewers) attraverso il format del “branded contest”.

– L’azienda lancia un contest su una pagina 100% brandizzata della piattaforma, il tema del contest può essere un messaggio, un valore, un prodotto. Il premio deve essere un ingaggio o un’occasione di grande visibilità per l’artista: nessun premio in denaro!

Talenti di ogni tipo possono accettare la sfida interpretando il tema del contest con le proprie abilità e caricando il video, massimo 30 secondi, della propria performance.

– Il pubblico ha il ruolo di talent scout in quanto vota i video per indicare al brand il possibile vincitore. Sarà il brand ad avere l’ultima parola, ma scegliendo uno o più vincitori fra le prime posizioni.

Il risultato win-win-win: per il pubblico è intrattenimento, per i talenti una vetrina dedicata che favorisce grandi ingaggi diretti, per i brand un motore che genere traffico ma soprattutto un gran numero di contenuti di qualità, benzina per social network e altri canali di comunicazione istituzionale dove l’azienda può impiegare liberamente il materiale (questo funge da reward anche per i talenti che ricevono ancora più visibilità.)

Un ulteriore vantaggio per l’azienda è che il format del talent non rientra nella normativa sui concorsi a premi, semplificando enormemente la burocrazia dell’attività e garantendo un traffico qualitativamente molto più alto (il “concorsista” non è praticamente mai una lead valida).

 

A che punto siete dello sviluppo? Quali risultati avete ottenuto e come?

Abbiamo lanciato la piattaforma da una settimana e i numeri sono già molto interessanti: ci sono arrivate decine di video da ogni parte d’Italia per partecipare al primo contest e, anche se abbiamo dovuto scartarne molti per via degli alti standard qualitativi che richiediamo, diversi sono stati pubblicati e stanno già ottenendo moltissime views. Da ottobre cominceremo con la “comunicazione pesante”.

Qual è lo scenario competitivo?

Competitor diretti, ad oggi, nessuno. In molti ci hanno provato, vedi Mediaset, senza ottenere risultati. Ma ci sono realtà incredibili che puntano sui contenuti di qualità come MakerStudios, che promettono davvero bene!

Quali sono le prospettive / difficoltà in Italia per una strartup nel vostro settore?

Per una realtà come la nostra che vuole proporre un format innovativo di comunicazione digital, il problema maggiore sono i nostri interlocutori: grandi aziende per le quali fare comunicazione online equivale a fare campagne banner. Come conseguenza misurano uno strumento come il nostro unicamente in termini di impression, e questo è estremamente riduttivo.

Dove vi vedete tra 1 anno?

Fra un anno vorremmo essere in UK, GR, ES, FR per consolidare la nostra posizione in Europa prima di tentare l’ingresso nell’ipercompetitivo mercato US. Ma sono convinto che Standouter potrà esprimere il suo pieno potenziale solo se/quando/come troveremo il modo di proporlo in Asia.