Salute su Facebook: 3 casi da studiare

Come usare i social per fare del bene alla comunità

Koshiro
Romeo Lippi

google.com/+romeolippi

Non solo foto ammiccanti e post divertenti. Facebook può essere uno strumento per la diffusione di comportamenti e iniziative importanti per la collettività.
Pagine, gruppi e inserzioni su Facebook diventano il futuro della promozione della salute presso i cittadini 2.0. Analizziamo insieme tre casi interessanti.

Salvate il pronto soccorso

Taiwan 2011. Colpito dal sovraffollamento del suo reparto, un medico crea un gruppo Facebook chiamato, appunto, “Salvate il pronto soccorso”.
Dopo 7 giorni, 1500 persone iscritte (molti medici e paramedici dei diversi ospedali dell’isola). Si scambiano punti di vista e esperienze. In tempo reale si informano delle emergenze e dei posti letto disponibili.
Veloce, efficace, gratis.

www.facebook.com/cancerresearchuk

Facebook vs cancro

Il Cancer Research UK ha una pagina fan con più di 500.000 fan. Si possono trovare eventi, video e link per donare denaro alla ricerca.

La pagina serve anche come luogo di diffusione di campagne di sensibilizzazione e raccolta fondi come #beatcancersooner, letteralmente “sconfiggi il cancro più velocemente”, in cui persone possono raccontare e condividere sui social la loro storia con il cancro.
Veloce, efficace, quasi gratis.

Fumatori sul social network

Due ricercatori e un problema: come trovare giovani adulti che rispondano ad un’inchiesta sull’uso di tabacco e di Marijuana? Semplice: Usando le inserzioni su Facebook!

13 mesi di campagna, mettendo come specifiche del target l’età (18-25), luogo (Usa e California), e altre parole legate al tabacco e alla marijuana.

Risultato: 14.000 click per un costo totale di 6,628 dollari; ogni click è costato circa 45 centesimi. 5.237 persone hanno acconsentito a partecipare alla ricerca (35% dei click), 3.093 sono rientrati nei criteri, 1.548 hanno completato la ricerca.
Costo finale (per ogni soggetto che ha completato la ricerca) 4,28 dollari. poco più di 3 Euro.
Nessun altro costo per intervistatori, spostamenti, luoghi, carta.

E in Italia si muove qualcosa?