Addio Sergio Tacchini. Ma altre dieci aziende italiane del lusso ti hanno già preceduto

Non solo Cina: i giganti parigini LVMH e Kering possiedono alcuni dei marchi italiani del lusso più famosi nel mondo

È solo delle ultime ore la notizia che un altro simbolo del made in Italy, la griffe Sergio Tacchini, ha definitivamente spostato all’estero, ovvero in Cina, l’intera produzione dopo le varie acquisizioni di gruppi cinesi nel corso degli anni. In questo modo di italiano resterà soltanto il marchio e pare che, dopo il rilevamento dell’azienda da parte delle holding orientali, chiusi i punti vendita in Italia, al momento resteranno soltanto cassaintegrati e un presidio del reparto commerciale della vecchia azienda novarese.

Appena qualche settimana fa vi avevamo parlato proprio di questo trend, preoccupante o meno, analizzando le acquisizioni di imprese agroalimentari italiane da parte di gruppi stranieri con capacità finanziarie impensabili per il nostro paese.
Questo shopping sfrenato dall’estero non coinvolge solo i marchi dell’agroalimentare, ma riguarda anche vere e proprie istituzioni del lusso nazionale.

Acquisizioni, un trend preoccupante

Dietro queste operazioni troviamo spesso in cabina di regia due tra le più grandi holding del lusso mondiale, la LVMH (Louis Vuitton Moët Hennessy) e la Kering (ex PPR), che condividono oltre alla provenienza francese, la strana assonanza finale tra i nomi dei loro amministratori delegati, Arnault e Pinault.

Il gruppo di Arnault è considerat0 da molti la principale multinazionale del lusso mentre la holding di Pinault si è lentamente diversificata anche su Sport e Lifestyle. Entrambe sembrano però aver trovato in Italia il terreno di conquista ideale per ampliare il loro portafoglio del lusso.

Sfruttando l’attuale immobilismo politico ed economico del nostro paese e le situazioni favorevoli alle acquisizioni, che si vengono a creare in occasione dei passaggi generazionali nelle aziende del lusso, i due giganti francesi sembrano non volersi fermare e puntano ad altre grandi realtà dell’alta moda italiana.

LVMH

Andando in ordine cronologico l’ultimo colpo portato a termine da Arnault in Italia riguarda la concessione dell’affitto del Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, detto il Colosseo Quadrato, simbolo dell’architettura razionalista, con un canone mensile di circa 240mila euro. La costruzione, resa celebre da numerosi apparizioni cinematografiche e dallo spot The Mission della Nike, diventerà il nuovo quartier generale Fendi, maison italiana in mano alla holding francese.

Il controllo del lusso italiano da parte della LVMH non passa solo per Fendi, è infatti recente l’acquisizione dell’80% delle quote, della celebre icona del cashmere Loro Piana per 2 miliardi di euro. Tornando indietro nel tempo spiccano le acquisizioni della celebre gioielleria Bulgari, della casa di moda Emilio Pucci e del marchio Acqua di Parma che una cordata di imprenditori italiani non era riuscito a valorizzare. Imprenditori italiano che sono poi gli stessi che siedono nei CdA delle due holding e che hanno le capacità e le conoscenze giuste per portare a termine contrattazioni che non richiedono solo enormi capacità finanziarie.

Kering

La Kering segue da vicino le mosse del suo concorrente principale e con una grande maison come Gucci in portafoglio, ha recapitato offerte sui tavoli di Versace e Krizia. Per quanto riguarda il calzaturiero, la holding di Pinault è presente in Italia con il marchio Sergio Rossi. Il presidio del lusso è completato da un tris di celebri marchi nostrani, Bottega Veneta, Brioni e Pomellato.

Le operazioni di acquisizione da parte di grandi gruppi stranieri che si stanno verificando negli ultimi anni nel nostro Paese sembrano essere il triste epilogo di una classe imprenditoriale che ha perso la fiducia nel sistema Italia e che di fronte a scelte prese in ritardo o a problematiche come il ricambio generazionale e la pessima congiuntura economica attuale, preferiscono vendere al miglior offerente piuttosto che trovare il coraggio di investire in quell’italian style che ci invidiano da ogni parte del mondo.