Sara Tommasi: quando il gossip diventa strategia di social media marketing

A cosa servono strategie e piani di social media marketing se poi basta un po' di banale gossip per attirare l'attenzione? Ecco cosa ci insegna il caso Sara Tommasi

Francesco Gavatorta
Francesco Gavatorta

Editor Social @Ninja Marketing

In quanti ieri avete cliccato il tasto “Like” sulla brand page ufficiale su Facebook di Sara Tommasi? E in quanti ci siete arrivati grazie al tam tam scatenato dalle sue trashissime news sul mondo dell’hip hop milanese?

Andiamo con ordine. Per chi non avesse idea di cosa sia successo: verso metà mattina, Sara Tommasi annuncia di essere finalmente tornata a casa con un post in cui saluta i suoi circa sessantamila fan.

Un’ora dopo circa, ecco il primo “colpo”: un post dove si attacca direttamente Nicole Minetti e un componente dei Club Dogo.

È l’inizio di una serie di pubblicazioni a dir poco imbarazzanti condite di particolari sulla vita notturna milanese e sulle presunte abitudini sessuali di diversi VIP, a suo dire protagonisti di tradimenti vari ed eventuali.

Ora: perché parlarne su Ninja Marketing?

Per due ragioni, e nessuna è collegata alle tematiche proposte dalla discussa showgirl.

1) Una piccola lezione di Social Media Marketing

Sembrerà strano ma Sara Tommasi non è così confusa come sembra: almeno, non dal lato Social Media. Per quanto discutibili e trash fossero i contenuti che ha proposto, nell’arco della giornata Sara Tommasi ha raddoppiato il numero di fan (passato da 60 mila circa a 129 mila in meno di 24 ore), collezionando punte di 2.500 share circa per il primo post e arrivando a collezionare centinaia di commenti (per dovere di cronaca: per la maggior parte non così benevoli).

Fra tanti post, in molti compaiono con tag e hashtag, altri sono stati messi in evidenza, così da posizionare e portare all’attenzione del lettore ciò che era rivelante a giudizio dell’autore.

Inoltre, in molti commenti compare la risposta della stessa Sara Tommasi, che con il suo solito tono provocatorio più che rispondere a tono incassava le offese ed elargiva risposte personalizzate come il miglior community manager.

Alla fine della giornata, i post sono stati cancellati, lasciando però in evidenza una traccia per certi versi abbastanza chiara di quale fosse l’intento di tutta la messinscena:

Un po’ come una campagna dove ad un teaser molto provocatorio segue una rivelazione tutto sommato banale ma che chiude un cerchio a quel punto perfetto: per certi versi, una sincronizzata manovra di narrazione sui social media.

Ecco: anche se probabilmente in maniera inconsapevole Sara Tommasi ha mostrato tutte le potenzialità di uno strumento noto e stranoto, in grado di polarizzare l’attenzione grazie anche alla sinergia degli utenti che, condividendo in massa i contenuti, hanno ancora di più amplificato l’effetto dirompente delle pillole di “Snowden Tommasi”.

Se un raddoppio dei fan c’è stato (e sicuramente non tutti quelli che per leggere i post nella sola giornata di ieri “dislikeranno” la pagina), c’è stato perché è stato portato a regime un motore. Chapeau, Sara.

2) Il voyeurismo vince sempre

Senza il buzz e la condivisione dei contenuti da parte degli utenti, probabilmente Sara Tommasi non avrebbe avuto la cassa di risonanza che ha ricevuto. Questo lascia aperti molti quesiti per chi ogni giorno si interroga su quali siano i contenuti che si aspettano gli utenti.

Qualità? Profondità? Oppure leggerezza e pochezza morale? E come i brand possono orientare il “palato” degli utenti che li seguono?

Sara Tommasi è a tutti gli effetti un brand: discusso, dileggiato, con un target abbastanza definito e che probabilmente cerca il colpo ad effetto, la volgarità, elementi appunti di un voyeurismo tipico di un approccio “pornografico” (mai termine più fu azzeccato) del contenuto.

Ieri però sulle 129 mila persone circa che si sono affiliate (e che probabilmente rimarranno connesse alla brand page, di fatto aumentando con la propria presenza il valore dello spazio stesso) in quante si sono approcciate ai contenuti con una modalità tipica degli “old media”? E in quante fanno effettivamente parte del target di riferimento del brand Tommasi? Ma rimanendo connessi allo spazio formalmente ne faranno parte (fino alla disconnessione).

Il meccanismo che indirizza la preferenza di un utente nel seguire un determinato topic sui social network, a costo di entrare in territori altrimenti non interessanti (come Sara Tommasi, appunto) oppure difficili da affrontare (la bacheca personale di un ex partner) è determinato dall’aspetto motivazionale e cognitivo dell’individuo. Processi che, come abbiamo avuto modo di analizzare in precedenza, interferiscono su diverse sfere del rapporto che si crea fra utenti e ambienti digitali.

Di questo, parleremo in un post dedicato nelle prossime settimane. Stay tuned (e come al solito diteci la vostra!).