Decreto del fare e mozione di fiducia: traduzione politichese-italiano

Imprese e lavoro muoiono, abbiamo il dovere di superare l'ostruzionismo e vietare categoricamente di rimandare ancora le questioni urgenti

Nonostante le preoccupazioni di questa mattina, il governo Letta ha appena ottenuto la fiducia e converte in legge, con 427 voti favorevoli e 167 contrari, il decreto n.69 del 2013 meglio conosciuto come “decreto del Fare”.

Questione politica a parte, va esplicitato comunque che i gruppi Sel, Movimento 5 Stelle, Lega Nord e Fratelli d’Italia hanno votato contro, confermando la scelta dell’ostruzionismo, che era appunto il motivo di tanta preoccupazione sin dall’inizio dell’iter di approvazione.

In molti, rappresentanti e giornalisti, stanno sottolineando l’atteggiamento “scellerato” sotteso alla presentazione di ben 251 ordini del giorno ora in discussione che, dopo una super seduta di molte ore su cui già si sono accesi i riflettori, concederà il voto finale.

PMI e management: cosa prevede la nuova legge (e cosa ne pensa la gente)

Arrivate in Camera con 900 emendamenti, le “disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia” introducono alcune novità importanti in materia di imprese, energia, sviluppo, digitalizzazione, trasporti e infrastrutture, università e giustizia civile.

Si prevedono un comitato interministeriale e il relativo commissario per la spending review, l’alleggerimento della burocrazia in generale e tutta una serie di agevolazioni finanziarie e “sconti” su ciò che determina il costo della vita in Italia.

Per quanto riguarda in particolare il mondo delle imprese, ci interessano alcuni interventi che hanno l’obiettivo di incentivare gli investimenti e incrementare la competitività del tessuto produttivo: il decreto intende ampliare infatti le possibilità di accesso al credito per le Pmi rivisitando le regole del Fondo di garanzia e incentivando il rinnovo dei modelli produttivi, cioè l’acquisto di nuovi macchinari e impianti, attraverso la gestione separata della Cassa depositi e prestiti.

Inoltre sono previsti due tipi di finanziamento a fondo perduto: uno, pari a 150 milioni di euro nel totale, pensato per i contratti di sviluppo inseriti in programmi nei settore industriale e agroindustriale, l’altro sarà invece applicato come contributo spesa del 50% alle attività di ricerca industriale.

Alcuni emendamenti, poi, riguardano l’amministrazione delle imprese: quelle che dal 2015 passeranno alla fatturazione elettronica otterranno in cambio “sconti” su numerosi adempimenti fiscali, usciranno dal controllo dello “spesometro” e saranno salvaguardate dalle “ganasce fiscali” sui beni mobili, cioè sui mezzi di servizio che finalmente sono stati definiti come strumento indispensabile per la vita dell’impresa.

Infine gli stipendi dei manager vengono ritoccati: secondo la nostra legge infatti, i responsabili di società pubbliche non quotate che svolgono servizi di interesse generale, come Anas, Poste o Ferrovie, non dovranno sottostare al tetto di 300 mila euro già in vigore per gli altri vertici della pubblica amministrazione.

Tra sfiducia, satira e discussioni ad oltranza, per “fare” Crescita c’è ancora poco!

Il question time sugli ordini del giorno è iniziato alle 15:00 e, dopo una dichiarazione come quella che promette di usare “qualunque atteggiamento per farlo slittare a settembre”, mi sembra che il “governo del Fare” rischi di dipendere ancora per troppo tempo alle questioni di instabilità governativa piuttosto che riuscire ad attivarsi sull’attuazione dei programmi, soprattutto in materia urgente, in questo momento sotto torchio, come il rilancio dell’economia. Senz’altro è la naturale conseguenza della nostra incapacità di scrivere formule elettorali funzionali agli scopi di governabilità e chiunque al posto di Letta oggi starebbe pagando ancora una volta lo scotto della nostra totale ignoranza sociale e politica, ma non mi sembra ci siano davvero gli estremi per continuare a non-fare.

E se la polemica sulla liberalizzazione del wifi ha avuto il lieto fine, ora è indispensabile impugnare l’intera questione sull’urgentissima ripresa economica del nostro Paese e superare di petto questa terribile fase, evidentemente scendendo anche a compromesso con i gruppi parlamentari che si oppongono a questo, piuttosto che evitare di agire.
Ma qualcuno titola che il governo si sta nascondendo dietro la questione fiducia.

Sono passate tre ore da quando l’interrogazione parlamentare è iniziata, nel frattempo sono morte 4,3 imprese e, mentre pubblico queste riflessioni, la diretta web streaming dalla Camera dei Deputati in questo momento ci sta facendo ascoltare altre polemiche su quello che sta trasformandosi nel “decreto del poco fare”. Che il richiamo delle vacanze estive e il calciomercato non ci facciano sempre lo stesso effetto.

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