Marchi italiani versus brand dei beni culturali: un patrimonio tutto italiano

I grandi brand italiani messi a confronto con i nostri beni culturali, una sfida sul made in Italy

La classifica relativa ai marchi italiani con maggiore credibilità nel 2012 realizzata dal Reputation Insitute, si apre con una novità rispetto all’anno precedente che vi sveliamo fra un po. La selezione dei brand è legata alla scelta dei ricercatori di individuare 100 aziende da sottoporre a 3644 consumatori intervistati dalla Doxa a Febbraio 2013, restringendo il campo delle aziende osservate al rapporto Mediobanca sulle principali società italiane.

Inoltre dalla ricerca è emerso che chi vince con i consumatori convince anche in borsa, in quanto nell’ultima edizione (quella appunto del 2012) è stata aggiunta un’analisi sull’impatto che la reputazione di un brand ha sul corrispettivo titolo in Borsa in partnership con NoRisk. Il risultato conferma che il sentiment dei consumatori si riverbera sui mercati finanziari. Le azioni dei primi marchi della classifica battono gli indici di Borsa generali ed anche quelli di settore.

 

1. Armani

Il sorpasso ai danni di Ferrero, corona una carriera di coerenza strategica, di prodotti e di immagine e rappresenta anche un premio a tutta la filiera del made in Italy in una fase che vede il Paese in recessione. Il fashion sotto questo profilo, insieme al lusso, al design ed al food può dare ancora molto nelle aspettative del paese.

 

 

 

2. Ferrero

Un nome rassicurante per il consumatore, sia in tempi di euforia sia in tempi di recessione, costruito in più di 60 anni di attività nei confronti dei dipendenti, delle comunità dove ha stabilimenti e dei clienti. In parole povere una responsabilità sociale, a detta degli addetti ai lavori, premiata dal mercato.

 

 

 

3. Barilla

Molta trasparenza e sempre più verde, sono queste le due parole chiave per il Gruppo di Parma guidato dai tre fratelli. I valori dell’Azienda si cerca di farli trasparire anche nelle campagne di comunicazione, un esempio è quella che ha come testimonial Banderas che per la prima volta entra nell’edificio dove trova la gallina Rosita, testimonial delle colleghe che danno le uova al gruppo, d’ora in poi rigorosamente allevate a terra.

 

 

4. Volkswagen

L’incremento delle quote di mercato in Italia, con il lancio di numerosi prodotti (ultima la piccola Up concorrente diretta nei segmenti presidiati da Fiat) è la conferma di un trend di lungo periodo per l’industria dell’auto tedesca che sta contendendo a Toyota il primato mondiale del settore. Il segreto è quello di monetizzare una immagine consolidata di affidabilità e qualità tra gli automobilisti.

 

 

5.  Bmw

Quante stelle ha il tuo concessionario? Lo stabiliscono i clienti ed il risultato è pubblico, anche online. L’ultima iniziativa di Bmw Italia che insiste sulla customer satisfaction e sul coinvolgimento di rete di vendita ed automobilisti per garantire il livello di qualità rappresentata dal marchio bavarese, che continua nelle sponsorizzazioni di grande standing (la Scala di Milano, L’opera di Monaco) nel sostegno a programmi di ricerca e nelle iniziative di educazione stradale.

 

 

Classifica completa

 

 

Sulla scia di queste valutazioni, la Camera di Commercio di Monza e Brianza, in vista dell’Expo 2015,  ha cercato di dare una risposta alla domanda “quanto valgono come brand i beni culturali?” partendo dal cosiddetto indice di reputazione economica (Eri) di beni culturali e bellezze naturalistiche. Ebbene i risultati sono sbalorditivi!

Il marchio del Colosseo varrebbe 91 miliardi di euro, il brand dei Musei Vaticani 90, quello del Duomo di Milano 82, la Fontana di Trevi 78, mentre il valore del marchio degli scavi di Pompei sarebbe pari a 20 miliardi, la Basilica di San Marco 16, gli Uffizi di Firenze 12.

Se oggi il valore di questo tipo di brand rimane ancora qualcosa di inafferrabile, con gli enti pubblici che stentano a trasformarsi in imprenditori, c’è chi si è accorto del decreto legislativo numero 131 del 13 agosto 2010 che innova il codice della proprietà industriale, permettendo alle amministrazioni dello Stato, delle Regioni, delle Province e dei Comuni di ottenere la registrazione di un marchio e sfruttarlo ai fini commerciali. I primi tentativi spiccano per timidezza, come nel caso del marchio realizzato dal Comune di Salerno o del copyright messo dal Comune maremmano di San Quirico d’ Orcia sul proprio panorama con i cipressi.

Possiamo star ben certi che in futuro ne vedremo delle belle!

 

 1. Colosseo

2. Musei vaticani

3. Duomo di Milano

4. Fontana di Trevi

5. Scavi di Pompei